Nostalgia dei drive-in

Cosa rimane di uno dei simboli pop della cultura americana degli anni Cinquanta, nelle foto di Lindsey Rickert

drive in

Ci sono due tipi di nostalgia che accompagnano i cinema drive-in: la nostalgia di chi ricorda una bellissima cosa che è ormai finita, e la nostalgia delle cose che non abbiamo vissuto ma avremmo voluto. La storia del cinema drive-in inizia il 6 giugno 1933 a Pennsauken – al di là del fiume Delaware, a pochi chilometri da Philadelphia, negli Stati Uniti – quando un rivenditore di pezzi di ricambio per automobili, Richard Hollingshead, aprì il primo drive-in per fare un piacere, si dice, alla madre sovrappeso, che aveva problemi a sedersi nelle poltrone dei cinema dell’epoca (qui trovate la storia completa). Dieci anni dopo negli Stati Uniti ce n’erano un centinaio, nel 1956 erano diventati più di 4 mila: vendevano più biglietti dei cinema tradizionali, oltre a bibite e pop corn che completavano l’esperienza, alla portata di tutti, di sedersi sui sedili di un’automobile, magari decappottabile, e godersi il film sotto le coperte.

I drive-in hanno avuto un ruolo importante nell’infanzia della fotografa statunitense Lindsey Rickert, che dal 16 luglio al 18 settembre 2014, dopo una raccolta fondi su Kickstarter, ha viaggiato in 32 stati americani per fotografarli. Oggi negli Stati Uniti ne rimangono solo poco più di 300 operativi, e Rickert ne ha fotografati 28, sia abbandonati che in funzione: «Il mio obiettivo era quello di esaminare tutti gli aspetti di questa icona americana. Questo simbolo del nostro passato, mentre andiamo avanti in un mondo digitale». Potete vedere o comprare altre immagini del progetto (che sono state raccolte anche in un libro) qui, o seguire Rickert su Instagram e Facebook.

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