Alla legittima difesa di notte ci avevano già pensato i Romani

La distinzione tra la reazione a un'aggressione di giorno o di notte c'era già nelle leggi delle XII tavole, scritte quasi 2500 anni fa: insieme al taglione e al sacrificio di arieti

La “Uccisione di Virginia” di Camillo Miola (1882), conservato al Museo di Capodimonte di Napoli. Verginia, personaggio leggendario della storia romana, era promessa sposa del tribuno della plebe Lucio Icilio, ma il decemviro Appio Claudio provò a farla sua schiava. Il padre di Verginia la uccise, considerandolo l'unico modo di liberarla da Appio Claudio.

Ieri la Camera dei Deputati ha approvato con 225 voti favorevoli e 166 voti contrari alcune modifiche alla legge sulla legittima difesa, allargando i confini di quella che deve essere intesa come “legittima difesa” e aumentando le tutele economiche per chi abbia dovuto sostenere spese legali per poi vedersi riconosciuto il ricorso alla legittima difesa. Tra le varie modifiche alla legge, la più discussa è stata quella che stabilisce la legittimità della reazione a un’aggressione «commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nei luoghi con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno». La modifica non elimina i principi della proporzionalità tra l’offesa e la difesa, il fatto che la legittima difesa valga solo in caso di un’offesa “ingiusta” e che non valga invece se l’aggressore ha già desistito o sia in fuga. In molti però hanno criticato la decisione di introdurre una differenza tra gli atti di legittima difesa che avvengono di notte e quelli che avvengono di giorno, ritenendo che non sia una distinzione o un’attenuante valida.

Questa distinzione, comunque, era già presente nelle leggi delle XII tavole, un codice di leggi romano scritto intorno al 450 a.C. dai cosiddetti decemviri, una commissione di dieci uomini che fu incaricata di scrivere i principi del diritto pubblico e privato romano, in un periodo in cui i contrasti tra patrizi e plebei stavano rendendo complicata la vita della città. Le leggi delle XII tavole sono considerate le prime leggi scritte del diritto romano, e probabilmente più che introdurre nuove leggi sistematizzarono quelle già in vigore – e tramandate oralmente – nella prima metà del V secolo a.C. a Roma. Una delle leggi scritte sull’ottava tavola dice:

Si nox furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto.

Se avrà tentato di rubare nottetempo e fu ucciso, l’omicidio sia considerato legittimo.

Tra le altre leggi contenute nelle XII tavole, ce n’era una che prescriveva l’uccisione dei bambini nati con delle malformazioni. Un’altra regolava i contenziosi tra debitori e creditori: se un debito era riconosciuto da un magistrato, il debitore doveva saldarlo entro trenta giorni. In caso contrario, il creditore lo poteva portare di nuovo in tribunale, e se non otteneva i suoi soldi poteva imprigionarlo legandolo con catene e pesi da quindici libbre (ma non più pesanti). Poteva poi tenerlo prigioniero, ma doveva dargli almeno una libbra di grano al giorno. Una legge diceva anche cosa fare nel caso in cui una persona mutilasse un’altra: se i due non arrivavano a un accordo, bisognava applicare la legge del taglione. Erano previste punizioni anche per chi faceva magie sul raccolto altrui, mentre nel caso in cui a qualcuno sfuggisse un’arma di mano, uccidendo una persona, le leggi dicevano di sacrificare un ariete. Questo nel caso al Parlamento servano altri spunti.

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