Legittima difesa

Le critiche alla legge sulla legittima difesa

Non piace quasi a nessuno, ma in molti non l'hanno capita: la storia della difesa "legittima solo di notte", ad esempio, è falsa

Legittima difesa
(ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

La modifica alla legge sulla legittima difesa approvata ieri alla Camera è diventata l’argomento del giorno: è su tutte le prime pagine di oggi, ne hanno parlato e scritto in tanti e quasi tutti, per ragioni opposte, lo hanno fatto per criticarla. Secondo il centrodestra, la nuova legge non amplia a sufficienza il diritto di chi vuole difendersi quando subisce un’aggressione in casa, mentre da sinistra la legge è stata accusata di essere stata fatta per raccogliere facile consenso sfruttando la paura. Ma in molti criticano ancora un altro aspetto della legge, perché sarebbe confusa e poco chiara: in particolare per la questione della legittima difesa permessa “in tempo di notte”. Anche Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, che ha proposto la legge, sembra pensarla così: oggi ha detto che è d’accordo con lo spirito della legge, allargare la possibilità di difendersi da soli, ma ha aggiunto che «questa norma è un pasticcio. Vista da fuori è incomprensibile».

La questione della notte
Nonostante sia stato scritto e ripetuto negli ultimi giorni, è falso che la nuova legge consentirà di difendersi soltanto di notte. Per capire perché e cosa cambia la nuova legge bisogna fare un passo indietro e spiegare come funziona oggi la legittima difesa all’interno del proprio domicilio, quella che viene modificata dalla parte più controversa della nuova legge.

Dal 2006, una legge fortemente voluta dalla Lega Nord stabilisce che, in presenza di alcuni requisiti, chi sorprende un intruso nella sua abitazione può reagire, anche utilizzando un’arma da fuoco: la sua risposta verrà, in ogni caso, considerata legittima e proporzionata. La legge e la giurisprudenza successiva hanno stabilito limiti precisi a questa “automatica presunzione di proporzionalità”. Ad esempio: è necessario che sia in corso un’aggressione e che l’intruso non abbia desistito dai suoi intenti. In altre parole, è possibile sparare a un intruso che avanza minaccioso, ma non a un ladro in fuga con la refurtiva, perché in questo caso l’unica cosa che è a rischio è la proprietà dell’aggredito, non la sua incolumità fisica.

La legge approvata alla Camera il 4 maggio mira ad ampliare le possibilità di difendersi e stabilisce un’ulteriore serie di condizioni che rendono più o meno automaticamente “legittima” la difesa (modifiche, secondo alcuni, non particolarmente rilevanti). In particolare, si considera legittima «la reazione a un’aggressione in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nel domicilio con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno». L’errore sulla “legittima difesa consentita solo di notte” – per quanto sembri assurdo – deriva dal fatto che in molti non hanno compreso il corretto significato della congiunzione “ovvero” che qui ha valore disgiuntivo, cioè ha la stessa funzione della congiunzione “oppure”. La legge stabilisce quindi che la difesa è legittima se l’aggressione avviene di notte oppure se l’aggressione avviene tramite violenza sulla persone o sulla proprietà – ad esempio forzando la porta di ingresso dell’abitazione (qui trovate un dettagliato dossier del Servizio Studi della Camera).

In molti, come ad esempio l’avvocato Carlo Federico Grosso, sostengono però che introdurre la notte come discriminante, anche se in mezzo ad altre discriminanti come abbiamo visto, sia una disposizione che lascia aperte a troppe interpretazioni. Non si tratta però di una stranezza unicamente italiana. Dal 1992 in Francia la legge sulla legittima difesa ha un comma che è sostanzialmente identico a quello italiano.

Le critiche da sinistra
Al di là della questione notturna, alcuni hanno criticato la legge per via del suo spirito: aumentare la possibilità di difendersi. Lo scrittore Roberto Saviano, ad esempio, ha scritto su Facebook che i reati predatori sono in diminuzione e che l’attuale legge rappresenta solo un tentativo di conquistare voti sfruttando le paure spesso ingiustificate dei cittadini italiani. In realtà i furti in appartamento sono quasi raddoppiati nell’ultimo decennio e sono iniziati a diminuire leggermente soltanto negli ultimi due anni.

Le critiche da destra
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha contestato la legge per le ragioni opposte a quelle di Saviano, sostenendo che non fa abbastanza per proteggere i cittadini che si difendono da un’aggressione. Salvini era presente nella tribuna degli spettatori durante l’approvazione della legge alla Camera e, a causa delle sue rumorose esternazioni, è stato allontanato dal palazzo. Salvini e la Lega Nord sostengono che chi si difende nella propria abitazione non dovrebbe nemmeno essere indagato. Per sostenere la loro tesi utilizzano lo slogan la “difesa è sempre legittima”.

Nel tempo la Lega Nord ha presentato diverse proposte di legge per cercare di ottenere questo obiettivo, ma sembra difficile che possa riuscire a raggiungerlo, anche se avesse una maggioranza in grado di approvare le sue proposte. Quello che chiede Salvini, una sorta di “licenza di uccidere” all’interno delle proprie mura domestiche, viola la Convenzione europea dei diritti umani, un trattato internazionale sottoscritto dall’Italia, che stabilisce che è sempre reato uccidere qualcuno a meno che non sia in corso un’aggressione alla propria persona.

In sostanza, Salvini vorrebbe dare il diritto di uccidere il ladro che sta scappando con la refurtiva, oppure quello che ci sta rubando la macchina in garage. Attualmente, questi comportamenti sono invece considerati “omicidio volontario” (o, al massimo, “eccesso di legittima difesa”) in tutta Europa, poiché non è consentito uccidere qualcuno per tutelare soltanto un bene materiale. In alcuni stati degli Stati Uniti, invece, sono in vigore leggi che, sostanzialmente, consentono di uccidere chiunque oltrepassi i confini di una proprietà.

Sembra inoltre impossibile che Salvini possa riuscire a raggiungere l’altro obiettivo che ha dichiarato: trovare un modo legale di fare sì che chi uccide qualcuno in casa propria non venga nemmeno indagato. Come ha detto Tullio Padovani, professore di diritto penale presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: «Non è possibile formulare la norma in maniera tale da escludere l’intervento del giudice il quale verifichi che la condotta del soggetto che abbia agito per legittima difesa sia conforme a quanto previsto dalla legge». Anche negli stati americani con le leggi più permissive, qualsiasi omicidio, anche quelli per i casi più chiari di legittima difesa, porta inevitabilmente a un’indagine.

La legge attuale è insufficiente?
È difficile stabilire in maniera oggettiva se una legge sulla legittima difesa sia migliore rispetto a un’altra. Per la loro stessa natura, le leggi sulla legittima difesa devono bilanciare due diritti opposti: quello dell’aggredito, che ha diritto a difendersi, e quello dell’aggressore. La legge italiana è sostanzialmente in linea con quella di altri grandi paesi Europei, come Francia e Germania, dove per tradizione si cerca di bilanciare i diritti di aggressori e aggrediti. Giuliano Pisapia, avvocato ed ex sindaco di Milano, ha scritto alcuni mesi fa un articolo per spiegare come la legge sulla legittima difesa in Italia sia sostanzialmente equilibrata e non bisognosa di ulteriori modifiche. Non esistono statistiche o studi organici su come la magistratura affronta i casi di difesa più o meno legittima, ma tutti gli episodi divenuti famosi degli ultimi anni (dal benzinaio Graziano Stacchio al pensionato Francesco Sicignano) si sono quasi tutti conclusi con l’archiviazione o l’assoluzione di chi si è difeso. Esistono paesi dove le leggi tutelano in misura ancora maggiore chi si difende e gli Stati Uniti sono l’esempio solitamente più estremo citato in questi casi.

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