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Hillary Clinton sulla sua sconfitta

In una rara apparizione pubblica dopo le elezioni di novembre ha detto che i presunti legami tra Russia e Trump, l'FBI e la misoginia hanno condizionato il voto

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Hillary Clinton (REUTERS/Brendan McDermid)

Ieri Hillary Clinton ha partecipato a un incontro organizzato dalla non profit Women for Women International a New York, uno dei rari eventi pubblici cui abbia preso parte dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali statunitensi dello scorso anno, vinte da Donald Trump. Nel corso dell’evento è stata intervistata dalla giornalista di CNN Christiane Amanpour, alla quale ha ammesso di sentirsi responsabile per la sconfitta alle elezioni, ma di essere anche convinta che misoginia, decisioni discutibili assunte dall’FBI e ingerenze della Russia abbiano condizionato la campagna elettorale e di conseguenza l’esito del voto. Clinton ha detto di avere iniziato il “doloroso processo” di riesaminare che cosa abbia funzionato e cosa sia andato storto nella sua campagna elettorale, in vista della preparazione di un nuovo libro.

Ad Amanpour, Clinton ha spiegato che la sua “non è stata una campagna elettorale perfetta, ma del resto non ce n’è mai una che lo sia completamente”. Ha poi aggiunto: “Stavo per vincere fino a quando non si sono combinate insieme la lettera di James Comey (il direttore dell’FBI, ndr) del 28 ottobre e i documenti diffusi da WikiLeaks e la Russia, che hanno instillato il dubbio tra persone che inizialmente pensavano di votarmi e che alla fine si sono spaventate. […] Se le elezioni si fossero tenute il 27 ottobre, probabilmente sarei diventata presidente”.

Il 28 ottobre 2016 James Comey aveva inviato una lettera al Congresso nella quale annunciava che l’FBI aveva scoperto nuove email “pertinenti” all’indagine compiuta nei mesi precedenti su Clinton, e che era stata chiusa nel mese di luglio senza la formalizzazione di accuse nei suoi confronti. La lettera era molto vaga: avvisava dell’esistenza delle email, ma non dava informazioni sul loro contenuto, limitandosi a dire che l’FBI non sapeva ancora se il nuovo materiale potesse essere “significativo”. La comunicazione di Comey – particolarmente irrituale: l’FBI non diffonde informazioni sulle sue indagini, e infatti non lo aveva fatto per quella su Trump e la Russia già in corso – aveva portato a nuove discussioni e polemiche su come Hillary Clinton avesse gestito le sue email nel periodo in cui era Segretario di stato, utilizzando un proprio server privato invece di quelli governativi; non aveva compiuto alcun reato nel farlo, ma la sua scelta era stata vista come un esempio di una certa spregiudicatezza, tipica di chi è da molti anni in politica. A novembre, a pochi giorni dalle elezioni, Comey era nuovamente intervenuto, questa volta per scagionare Clinton e annunciare che non sarebbe stata aperta un’indagine formale.

Durante la sua intervista con Amanpour, Hillary Clinton ha anche detto di essere convinta che la Russia abbia lavorato attivamente per danneggiare la sua campagna elettorale, coordinandosi con l’organizzazione WikiLeaks per la diffusione delle sue email riservate e di quelle del Partito Democratico, ottenute attraverso attacchi hacker: “Putin ha certamente interferito nella nostra elezione. Ed è chiaro che abbia interferito per danneggiare me e aiutare il mio opponente”. L’intelligence statunitense indaga da mesi sul ruolo della Russia nel processo elettorale, e sull’ipotesi che membri del comitato elettorale di Trump si siano coordinati in qualche modo con il governo russo.

Amanpour ha chiesto a Clinton se la misoginia abbia avuto un ruolo nella sua mancata elezione: “Sì, penso che abbia avuto un ruolo. La misoginia è sicuramente parte del panorama politico, sociale ed economico”. Clinton ha poi spiegato di non avere più un ruolo in politica paragonabile a quello avuto negli ultimi anni: “Ora sono una cittadina e un’attivista, sono parte della resistenza”. In un discorso tenuto dopo l’intervista, Clinton ha detto che l’avanzamento dei diritti e delle pari opportunità per le donne “è il più grande lavoro da completare del 21esimo secolo: sembra essere ancora più da finire di quanto avessimo immaginato”.

Il presidente Donald Trump ha risposto alle dichiarazioni di Clinton con un paio di tweet, nei quali ha scritto che “Comey è stato la cosa migliore che potesse accadere a Hillary Clinton perché le ha dato un lasciapassare per molte delle sue malversazioni”. Trump ha inoltre definito una bufala la storia dei suoi presunti rapporti con la Russia, liquidandoli come “una scusa usata dai Democratici per giustificare la loro sconfitta elettorale”.

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