• Media
  • lunedì 1 maggio 2017

Le critiche contro il New York Times per aver assunto un editorialista conservatore

E che nel suo primo editoriale ha invitato a maggiori cautele sulle conseguenze del riscaldamento globale

(Ramin Talaie/Getty Images)

Il New York Times, il più famoso e autorevole quotidiano statunitense, storicamente di posizioni di sinistra, sta ricevendo molte critiche per aver assunto un editorialista conservatore, Bret Stephens, che nel suo primo articolo ha espresso posizioni ambigue e scettiche sui cambiamenti climatici, interpretate da molti come negazionismo.

Nel suo editoriale pubblicato venerdì scorso e intitolato “Clima di completa certezza”, Stephens ha scritto in particolare: «Forse se ci fosse meno certezza sul futuro del clima, più americani sarebbero interessati a iniziare una conversazione ragionata sul tema». La sua tesi è che non sia saggio avere fiducia assoluta in quello che le previsioni, i dati o la scienza dicono in un certo momento – fa anche l’esempio degli algoritmi che davano vincente Hillary Clinton alle ultime presidenziali – e che questa fede incondizionata nei dati crea problemi in molti campi, tra cui l’ambientalismo: «Le persone comuni hanno anche il diritto di essere scettici verso un esagerato scientismo. Sanno – come dovrebbero sapere tutti gli ambientalisti – che la storia è disseminata dai detriti degli errori scientifici che hanno sposato cause politiche».

Stephens sostiene che non dubitare neanche in minima parte delle conseguenze che la comunità scientifica collega ai cambiamenti climatici «tradisce lo spirito della scienza, e crea le condizioni per dubitare ogni volta che una teoria sul clima si rivela falsa». Ci vorrebbe, dice in sostanza Stephens, un approccio più critico a quello che sappiamo sul cambiamento climatico, per rendere più costruttiva la discussione generale sul tema. Il problema è che il riscaldamento globale, e il ruolo che ha avuto e che ha l’uomo nei cambiamenti climatici, è riconosciuto dalla comunità scientifica. Solo una piccola minoranza degli scienziati nega la correlazione o minimizza le conseguenze che il riscaldamento globale avrà sulla Terra. Ciononostante negli Stati Uniti i negazionisti dei cambiamenti climatici hanno molta visibilità – il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è uno di loro – soprattutto nell’establishment conservatore. Stephens è uno di loro: prima di passare al New York Times è stato vicecapo della sezione degli editoriali del Wall Street Journal, il più importante quotidiano conservatore americano, autorevole e rispettato ma famoso tra le altre cose per la sua linea editoriale scettica o negazionista nei confronti dei cambiamenti climatici.

Il suo arrivo al New York Times aveva generato qualche critica: Stephens è diventato il terzo editorialista conservatore del quotidiano, dopo David Brooks e Ross Douthat (tutti gli altri sono di sinistra). Dietro alla sua assunzione, ha spiegato il direttore Dean Baquet, c’è la volontà di rendere più varia l’offerta di opinioni del giornale: «Le ultime elezioni non ci hanno forse insegnato che il nostro obiettivo dovrebbe essere capire i diversi punti di vista?». Ma su Stephens ci sono stati scetticismi fin dall’inizio: in passato, tra le altre cose, aveva definito il problema degli stupri nei campus americani un “nemico immaginario”, e aveva sostenuto che il movimento per i diritti degli afroamericani Black Lives Matter mandasse il segnale sbagliato. Posizioni molto diverse da quelle degli altri editorialisti del New York Times: ma queste posizioni sono esattamente una delle ragioni della sua assunzione.

In diverse occasioni Stephens aveva espresso posizioni scettiche verso i cambiamenti climatici, guadagnandosi la fama di negazionista. Tra le altre cose aveva scritto: «previsione climatica per l’anno 2115: la sinistra starà organizzando campagne contro altre discutibili crisi sociali o ambientali. Le temperature saranno più o meno le stesse». In una recente intervistaVox, Stephens aveva usato come prova per giustificare i suoi scetticismi sul riscaldamento globale l’esempio di un suo amico, un ambientalista che aveva appena avuto un bambino. «Se lui pensasse che tra 20 anni avremo un clima insostenibile e ci saranno per questo decine di milioni di sfollati, anche lui, in uno scenario apocalittico [le previsioni degli scienziati non dicono questo, ndr], allora ragionevolmente non avrebbe figli». Stephens aveva ammesso l’aumento delle temperature medie sulla Terra e la correlazione con le attività dell’uomo, ma aveva detto di non sapere se questa tendenza sia destinata a continuare e se le previsioni degli scienziati si avvereranno.

Molti utenti di Twitter, tra cui giornalisti, osservatori e attivisti molto seguiti, hanno scritto che avrebbero disdetto il loro abbonamento per protesta contro l’assunzione di Stephens, lanciando l’hashtag . Non ci sono dati per stabilire realmente quante persone abbiano effettivamente cancellato il proprio abbonamento. Alcuni scienziati hanno scritto delle lettere al New York Times – pubblicandole su Twitter – per spiegare perché ospitare le opinioni di un editorialista che nega i cambiamenti climatici sia sbagliato e pericoloso. Michael Mann, tra i più importanti scienziati che si occupano di cambiamenti climatici, ha detto al sito ThinkProgress di essere convinto «che il New York Times sia ora parte del problema».

Dopo le critiche, Stephens ha spiegatoCNN che con il suo editoriale voleva «aiutare la comunità ambientalista a migliorare la qualità delle sue argomentazioni». Stephens ha detto: «Non sono assolutamente un esperto in scienza del clima, e reputo un fatto che la terra si stia riscaldando, forse anche in modo pericoloso. Né sono infallibile: la fallibilità dell’uomo è esattamente il mio punto. Detto questo, ho capacità di scrittura e comprensione del testo sufficientemente buone. Chiaramente alcuni dei miei critici hanno bisogno di lezioni di recupero in queste materie fondamentali».

Mostra commenti ( )