Walter Siti, le critiche al suo romanzo e Don Milani

Il protagonista di "Bruciare tutto" è in parte basato su alcune lettere scritte dal famoso prete di "Lettera a una professoressa"

Don Lorenzo Milani (ANSA)

Oggi sulla Repubblica lo scrittore Walter Siti ha parlato del suo nuovo romanzo, Bruciare tutto, di cui si è molto parlato in questi giorni per via del suo protagonista: un prete pedofilo. Nell’intervista fatta con Dario Olivero, Siti ha detto che per il personaggio di don Leo si è ispirato a don Milani, il prete ed educatore famoso per aver curato Lettera a una professoressa (1967), scritta dagli studenti della scuola di Barbiana. Nell’intervista Siti risponde anche alle critiche rivolte al libro da Michela Marzano su Repubblica, secondo cui il tono del romanzo è “scandalistico” e assolutorio del protagonista.

«Come per Flaubert Madame Bovary c’est moi, don Leo c’est moi». E don Leo, il prete pedofilo protagonista dell’ultimo romanzo di Walter Siti “Bruciare tutto”, «forse forzando l’interpretazione» assomiglia a don Milani a cui il libro è dedicato: «Perché – spiega Siti, citando a modo suo alcune lettere scritte dal sacerdote di Barbiana – mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi». Don Milani potenziale pedofilo, allora? «Ma se ho sbagliato l’interpretazione, allora la dedica è fuori bersaglio».

Siti, premio Strega, autore di libri come “Troppi paradisi” e “Il contagio”, è uno dei più prestigiosi collaboratori di questo giornale. La settimana scorsa Repubblica ha stroncato “Bruciare tutto”. Per giorni la critica si è divisa tra difensori del diritto della letteratura di poter trattare qualsiasi argomento e lettori disgustati. Si è assistito a una guerra per bande sui social scattata quando il libro non era ancora arrivato in libreria e quindi non ancora letto. Si è assistito a un linciaggio sul web nei confronti dell’autrice della recensione accusata, quando non insultata con una innegabile dose di sessismo, di non essere una critica letteraria, ma una “moralista”. Ci si è chiesto se fosse accettabile oltreché verosimile la storia di un bambino che – viste respinte le sue avance sessuali dal sacerdote – si uccide. Si è discusso della conseguenza filosofica: meglio non salvare la propria anima che permettere la morte di un innocente, meglio pedofili che assassini. Ma la questione che, salvo rare eccezioni, non è stata affrontata come se fosse un rimosso o un quesito senza diritto di cittadinanza quando ci si occupi di critica letteraria è quella relativa a don Milani, di cui ricorre proprio tra poche settimane il cinquantesimo anniversario della morte. Perché un libro su un prete pedofilo è dedicato al prete di Barbiana? In questa intervista Siti ammette di aver “forse” forzato l’interpretazione di alcune lettere in cui il linguaggio di Milani è al solito crudo e paradossale.

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