Facebook sta sperimentando di tutto

Un sistema per dettare i propri pensieri, per esempio, oppure sentire con la pelle, oltre a nuovi utilizzi per la realtà aumentata e virtuale

(Justin Sullivan/Getty Images)

Il 18 e il 19 aprile a San Jose, in California, si è tenuta la Facebook Developers Conference (F8), la più importante serie di eventi organizzata ogni anno dal social network per mostrare le sue ultime novità e aggiornare gli sviluppatori sulle nuove funzioni da inserire all’interno delle loro applicazioni. Rispetto al passato, l’edizione di quest’anno di F8 non è stata accompagnata da grandi annunci, ma sono state comunque presentate numerose innovazioni: alcune già presenti all’interno di Facebook e delle sue altre applicazioni come Instagram, altre in fase di sviluppo e che saranno introdotte in futuro. Facebook ha confermato di volere mantenere i suoi piani ambiziosi sulla realtà virtuale, anche se per ora i visori prodotti dalla sua Oculus sono molto costosi e hanno funzionalità limitate. Sono stati presentati poi nuovi software e applicazioni basati sull’intelligenza artificiale, tema molto caro al CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, e sul quale il social network investe ogni anno centinaia di milioni di dollari.

Realtà aumentata
La funzione Camera all’interno dell’applicazione di Facebook sarà in parte aperta agli sviluppatori, che potranno quindi aggiungere filtri e nuove opzioni, un po’ come avviene già da tempo con le estensioni per Messenger, l’app per scambiarsi messaggi. Zuckerberg ha spiegato che gli sviluppi si stanno concentrando sui sistemi per la realtà aumentata (AR), che consentono di sovrapporre immagini virtuali a un ambiente reale ripreso dalla fotocamera dello smartphone. I nuovi filtri per la AR sono molto più elaborati e raffinati di quelli disponibili attualmente, che servono più che altro per applicare maschere virtuali sulla faccia di chi è inquadrato. In una dimostrazione, per esempio, Zuckerberg ha mostrato la ripresa di una scodella di cereali su un tavolo, intorno alla quale l’applicazione ha sovrimposto l’immagine animata di alcuni squali che nuotano in cerchio, molto realistica e che cambiava prospettiva a seconda dell’inclinazione dell’inquadratura. In un altro esempio una fotografia è stata trasformata in un’immagine tridimensionale.

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Utilizzando sistemi di riconoscimento delle immagini, migliorati grazie ai sistemi di intelligenza artificiale di Facebook negli ultimi due anni, l’applicazione riesce anche a comprendere ciò che ha davanti e ad aggiungere effetti di conseguenza. Se s’inquadra una tazza da caffè, il sistema aggiunge automaticamente un’animazione molto realistica per rendere fumante il suo contenuto. Facebook metterà a disposizione degli sviluppatori i sistemi di intelligenza artificiale alla base di questi effetti, dandogli la possibilità di svilupparne di nuovi e più creativi. I nuovi effetti di AR ricordano molto quelli introdotti tempo fa da Snapchat, applicazione che nell’ultimo anno è stata ampiamente copiata da Facebook per aggiungere funzionalità alle sue app. Zuckerberg ha ammesso che finora Facebook era stato poco attento ai temi della realtà aumentata, ma che con le nuove funzionalità confida di recuperare rapidamente il tempo perso.

Realtà virtuale
Facebook Spaces è la prima applicazione per interagire direttamente con i propri amici che utilizzano un Oculus Rift, il famoso casco per la realtà virtuale prodotto da Oculus, azienda acquisita da Facebook tre anni fa. L’app era stata mostrata lo scorso ottobre da Zuckerberg in una dimostrazione circolata molto online, un po’ per la goffaggine della presentazione e un po’ per la stranezza del sistema. Come suggerisce il nome, Facebook Spaces crea spazi virtuali nei quali ci si può muovere con i propri amici, dialogando e partecipando ad attività di vario tipo. Ogni utente utilizza un proprio avatar e ha a disposizione i contenuti di Facebook, dalle foto ai video, passando per gli aggiornamenti di stato. Tra le opzioni disponibili c’è una lavagna elettronica su cui si può disegnare, insieme ai propri amici. In un certo senso è una versione evoluta e più coinvolgente dei messaggi di gruppo di Messenger, ma richiede comunque un’attrezzatura piuttosto costosa per essere utilizzata. Facebook Spaces è in versione sperimentale e Zuckerberg è consapevole che saranno necessari ancora molti anni prima che tecnologie di questo tipo diventino accessibili a tutti: molto dipenderà da quanto si riusciranno a ridurre i costi, le risorse necessarie per farle funzionare e da quanto saranno resi più pratici e meno ingombranti i visori per la realtà virtuale.

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Messa a fuoco
Utilizzando i suoi sistemi di intelligenza artificiale, Facebook ha realizzato un software che riesce a riprodurre la messa a fuoco selettiva e la resa dello sfocato (boke), quando si ha un soggetto in prima piano e si vuole rendere meno evidente lo sfondo. Ottenere un risultato di questo tipo con le fotocamere degli smartphone è molto difficile, perché le loro ottiche non hanno tutte le caratteristiche necessarie per farlo. Apple ci è riuscita con il suo iPhone 7 Plus, sfruttando una doppia fotocamera, ma la resa non è sempre perfetta. Facebook dice di avere risolto il problema dal lato del software, quindi con una soluzione che in futuro potrebbe essere applicata a buona parte degli smartphone, a prescindere dal loro costruttore. Sfruttando i sistemi di visione automatica, il software riconosce i soggetti in primo piano e rilevanti, li isola e sfoca il resto, con una resa piuttosto realistica. L’effetto può essere ottenuto anche in tempo reale, mentre si sta impostando l’inquadratura.

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Al lavoro
Dopo avere sperimentato una versione a pagamento per diversi mesi, Facebook ha annunciato che sarà presto disponibile una versione gratuita del suo “Workplace”, il nuovo spazio del social network che possono usare le aziende per coordinare il lavoro dei loro dipendenti. La versione Standard potrà essere utilizzata da tutti, con un sistema simile a quello adottato da Slack, promettente startup che ha realizzato un’applicazione per le comunicazioni di lavoro le cui funzionalità possono essere ampliate con estensioni di vario tipo. Microsoft sta facendo qualcosa di simile con la versione online della sua famosa suite di programmi per la produttività Office.

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Rispetto a Slack, Workplace parte avvantaggiato perché di fatto può essere offerto da subito all’enorme quantità di iscritti a Facebook, circa 2 miliardi di persone in tutto il mondo. Facebook ha inoltre un patrimonio gigantesco e incomparabile con quello di Slack, quindi può permettersi di offrire la versione a pagamento di Workplace a prezzi più bassi rispetto a Slack. Una politica dei prezzi molto aggressiva dovrebbe inoltre consentire a Facebook di fare concorrenza a Google, che a sua volta sta sperimentando nuove soluzioni per le aziende attraverso la riorganizzazione delle sue app per la produttività online, da poco raccolte nel nuovo marchio G Suite.

Messenger
Dopo avere separato il suo sistema di chat e averlo inserito in un’app autonoma, Facebook ha ottenuto grandi risultati con Messenger, rendendolo uno dei sistemi per scambiarsi messaggi più usato al mondo (l’altro è WhatsApp, sempre di proprietà di Facebook). Un anno fa Messenger è stato arricchito con i “bot”, estensioni che avrebbero dovuto rendere più intelligente l’app, con nuove funzionalità e sistemi di risposta automatica. Le cose non sono però andate come sperava Facebook, che ha quindi annunciato alcune novità per rimediare ai suoi errori. All’interno di Messenger sarà aggiunto uno store, simile a quello già presente per le estensioni, per rendere più rapida e semplice la ricerca di nuovi bot, confrontarli e identificare quelli di maggiore successo. Inoltre, le estensioni per le chat sono state migliorate e ci sono nuove integrazioni: si può per esempio condividere una canzone da Spotify (e presto da Apple Music) direttamente nella conversazione e ascoltarne un’anteprima.

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“M”, l’assistente personale di Messenger per ora disponibile solo negli Stati Uniti, si arricchisce ed è stato rivisto per renderlo più interattivo e dargli un po’ più di iniziativa. Analogamente a quanto fa già l’assistente di Google nella app Allo, M può interpretare una conversazione con un proprio amico, suggerendo per esempio posti dove andare a mangiare se si sta parlando di organizzare un pranzo, oppure per ordinare qualcosa online. Altre novità all’interno di Messenger riguardano la possibilità di usare direttamente la fotocamera per scansionare i QR Code (una sorta di codici a barre evoluti) che si trovano in giro, e che possono essere collegati all’installazione di un nuovo bot.

Instagram offline
Instagram per Android potrà essere utilizzata anche quando si è offline, con maggiori funzionalità rispetto a quelle già disponibili che consentono di salvare una fotografia nelle bozze in attesa di avere nuovamente una connessione. L’app permette di mettere “Mi piace”, di inserire commenti alle fotografie già caricate e di seguire o smettere di seguire i profili. Le modifiche vengono memorizzate e sono poi rese effettive quando è nuovamente disponibile una connessione. L’applicazione scarica inoltre automaticamente altre sezioni, come quella “Esplora” per avere qualche fotografia in più da osservare mentre si è offline. Per ora il sistema è disponibile solo nella versione per Android, ma non è escluso che in futuro sia esteso anche a quella per iPhone.

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Digitare col pensiero
Attraverso la sua divisione “Building 8”, che si occupa dello sviluppo dei progetti più avveniristici, Facebook sta lavorando a un sistema per rendere possibile il trasferimento dei propri pensieri direttamente in un computer. Il lavoro di ricerca è svolto da un gruppo molto nutrito di ricercatori provenienti da alcune delle più grandi università degli Stati Uniti, compresa la University of California, Berkeley e la Johns Hopkins University. Lo sviluppo di un prototipo è ancora in corso, ma i primi esperimenti sono stati promettenti e hanno portato a risultati che un giorno potrebbero cambiare il nostro modo di interagire con computer e smartphone.

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Regina Dugan, che sta coordinando il lavoro, ha chiarito che il nuovo sistema non servirà per trascrivere qualsiasi pensiero si abbia in testa, ma solo le parole e le azioni che si è deciso di rendere esplicite e condivisibili con gli altri, un po’ come avviene quando si sceglie una parola da usare al posto di un’altra in una conversazione. Oltre a essere utile nei contesti di realtà aumentata, per esempio per muovere oggetti virtuali senza la necessità di usare joystick e altri comandi da tenere in mano, il nuovo sistema potrebbe essere utilizzato per consentire a chi soffre di gravi paralisi di esprimersi senza difficoltà attraverso un computer. Lo sviluppo del nuovo sistema richiederà ancora tempo, ma l’obiettivo è renderlo veloce e accurato al punto da riconoscere almeno 100 parole pensate al minuto.

Sentire con la pelle
Sempre “Building 8” sta lavorando a un altro sistema per “sentire attraverso la pelle”, una soluzione che potrebbe aiutare le persone sorde, ma anche aprire nuove forme di interazione con computer e smartphone da parte di chiunque. Per ora non ci sono molte informazioni, ma si parla di una soluzione simile a quella utilizzata dagli apparati cocleari, uno speciale tipo di apparecchio acustico che trasmette vibrazioni e segnali oltre l’orecchio interno, consentendo al cervello di percepire suoni e rumori. Il nuovo sistema funziona in modo analogo, ma con la trasmissione delle vibrazioni attraverso la pelle. Lo sviluppo del sistema è ancora in corso e non è chiaro che cosa potrà farne in futuro Facebook, che del resto sviluppa spesso nuove soluzioni avveniristiche senza avere piani precisi su come sfruttarle (molte si arenano in fase di sviluppo).

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