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  • martedì 11 aprile 2017

Le primarie e il congresso della Lega

Cosa sta succedendo dentro il partito, quali sono le principali correnti e chi potrebbe sfidare Matteo Salvini il mese prossimo

Luca Zaia, Matteo Salvini e Roberto Maroni, Milano, 27 febbraio 2017 (LaPresse - Mourad Balti Touati)

Le “primarie” della Lega Nord si terranno il prossimo 14 maggio, mentre il Congresso federale del partito sarà il 21 maggio: lo ha deciso il Consiglio federale del partito riunito a Milano lunedì 10 aprile su proposta del segretario Matteo Salvini. ANSA e diversi altri giornali scrivono che il regolamento e le modalità per il congresso sono state approvate dall’intero consiglio con l’unico voto contrario del presidente e fondatore Umberto Bossi, che da tempo ha rapporti complicati con Salvini. Salvini è segretario da tre anni e il suo mandato è scaduto il 16 dicembre.

In una nota ufficiale della Lega si dice che a sostegno dei candidati segretari potranno «firmare tutti i militanti che abbiano un anno di anzianità. Ogni militante avrà la possibilità di esprimere una preferenza e si potrà votare in ogni sezione del movimento. I candidati che avranno raggiunto il sostegno di almeno mille militanti possono proporsi per la carica di segretario federale». In sostanza le “primarie” sono aperte solo a chi è iscritto al partito da almeno un anno: l’esito delle primarie sarà confermato al congresso e così sarà rinnovato l’intero Consiglio federale del partito. «Anche in caso di candidato unico per la segreteria il congresso si terrà comunque domenica 21 maggio». Sul sito della Lega non c’è però alcun riferimento al congresso o alle due bozze dei regolamenti che i giornali dicono che sono state presentate durante l’ultimo consiglio. Una viene descritta come molto favorevole a Salvini, l’altra invece avrebbe l’obiettivo di ridurne il potere e l’influenza sull’intero partito: e avrebbe prevalso la seconda.

Il Fatto Quotidiano scrive che «l’ipotesi di un congresso con Matteo Salvini candidato unico sembrerebbe essere stata scongiurata dal consiglio federale di lunedì 10 aprile. Nel corso della riunione del principale organo del partito sono state accolte alcune delle modifiche chieste dagli aspiranti sfidanti, riaprendo di fatto la partita». E ancora: «Il meccanismo approvato dal consiglio federale permetterà agli sfidanti di organizzarsi e di raccogliere le firme necessarie alla candidatura. Le regole adottate prevedono anche maggiori garanzie sul fronte della democrazia interna al partito, assegnando una rappresentanza numericamente più significativa alle liste che usciranno sconfitte dal congresso».

Per ora l’unica cosa certa è che Matteo Salvini si ricandiderà per un nuovo mandato, mentre Umberto Bossi (che nel 2013 aveva raccolto solo il 13 per cento delle preferenze) è molto probabile che non si presenterà. Si parla anche di una possibile candidatura dell’assessore all’Agricoltura della Lombardia Gianni Fava e di quella del deputato dell’Emilia Romagna Gianluca Pini. Va infine detto che un mese fa Luca Zaia, attuale presidente del Veneto, era stato presentato da Silvio Berlusconi come possibile candidato premier, ma per ora non ci sono notizie di una sua candidatura alla segreteria della Lega.

I giornali scrivono che all’interno del partito ci sono diversi malumori: Salvini avrebbe deciso di stabilire la data del congresso soprattutto per rilanciare e rafforzare la propria posizione prima delle amministrative e in vista delle elezioni politiche, con l’obiettivo di legittimare una propria futura candidatura a presidente del Consiglio per il centrodestra. Primarie e congresso si terranno poi dopo le elezioni presidenziali francesi, dove secondo i sondaggi andrà molto bene Marine Le Pen, leader del Front National con cui Salvini ha stretto un’alleanza negli ultimi anni. Dall’altra parte Salvini avrebbe deciso di anticipare il congresso della Lega anche per mettere in difficoltà le posizioni delle correnti interne più critiche con lui: quella di Umberto Bossi e quella di Roberto Maroni, presidente della Lombardia, che nel 2013 aveva invece appoggiato Salvini.

Bossi era stato segretario della Lega fino al 2012, quando era stato costretto alle dimissioni per una serie di inchieste giudiziarie ed era stato sostituito da Roberto Maroni, che nel frattempo era stato eletto presidente della Lombardia; Matteo Salvini, segretario della Lega in Lombardia, era considerato vicino a Maroni ed era visto come la possibilità per il partito di staccarsi definitivamente dal suo fondatore. Dalle primarie del 2013 le cose sono però in parte cambiate. Umberto Bossi si è opposto a Salvini fin dal 2013 e lo attacca da diverso tempo: Salvini è accusato di aver tradito gli obiettivi iniziali del partito – l’autonomia del nord Italia, in breve – e di averlo trasformato in un partito genericamente anti-sistema. Con il movimento parallelo “Noi con Salvini”, Salvini ha cercato di allargare gli obiettivi della Lega oltre l’indipendenza della Padania e di superare le storiche difficoltà del suo partito al sud, puntando soprattutto su temi nazionali come l’immigrazione e l’euro invece che sull’identità settentrionale. Anche gli scontri con Roberto Maroni, iniziati dal 2013, riguardano la linea politica generale del partito: se Maroni diceva che la Lega era un movimento a vocazione territoriale e non era né di destra né di sinistra, Salvini invece lo ha collocato esplicitamente all’estrema destra, trasformandolo in un movimento sovranista e fortemente antieuropeista.

Le ultime elezioni amministrative per la Lega sono andate abbastanza male: lo “sfondamento al sud” del partito non si è realizzato, mentre un pezzo del partito ha iniziato a mostrare insofferenza per i militanti che provengono da “Noi con Salvini”. Per la prima volta da quando esiste, la Lega ha perso Varese ed è stata più che doppiata da Forza Italia a Milano; ha vinto a Gallarate e a Padova, ma le poche vittorie sono state compensate dalle difficoltà del partito in Veneto, dove ha perso Verona e ha visto l’uscita dal partito del suo sindaco Flavio Tosi. Anche i sondaggi, da prendere come sempre con cautela, mostrano che dopo una lunga fase di crescita la Lega Nord si è fermata tra l’11 e il 13 per cento.

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