SpaceX ha aperto l’era del riciclo spaziale

Per la prima volta nella storia, l'azienda di Elon Musk ha lanciato e fatto tornare indietro dallo Spazio un razzo che aveva già usato, riducendo di molto i costi per le missioni in orbita

(SpaceX)

SpaceX ha riutilizzato con successo un suo razzo Falcon 9 per un lancio spaziale, per la prima volta nella storia di un lanciatore con la capacità di raggiungere l’orbita terrestre. Il lancio è avvenuto regolarmente da Cape Canaveral, in Florida, nella notte tra ieri e oggi per il trasporto in orbita di un satellite per le telecomunicazioni. Il Falcon 9 è poi tornato indietro ed è atterrato autonomamente su una piattaforma galleggiante nell’Oceano Atlantico: potrà essere utilizzato in futuro per un’ulteriore missione. Il CEO di SpaceX, Elon Musk, ha commentato il successo pochi minuti dopo il ritorno del razzo sulla Terra, esprimendo con un po’ di commozione gratitudine per gli ingegneri e i tecnici della sua azienda: “Significa che ora puoi far volare e rivolare un lanciatore di classe orbitale, che è la parte più costosa del razzo: questa alla fine sarà una gigantesca rivoluzione per il volo spaziale”.

La possibilità di riutilizzare i propri razzi è sempre stata una priorità per SpaceX, per ridurre sensibilmente i costi di ogni missione, offrire prezzi più bassi alle aziende che voglio portare in orbita i loro satelliti e rendere più frequenti i lanci. La strada per arrivare al successo di qualche ora fa è stata lunga e complicata, ma concentrata in poco più di 14 anni, un periodo breve per l’industria spaziale. Prima SpaceX ha dovuto progettare e realizzare razzi di “taglia” più piccola fino a raggiungere le dimensioni del Falcon 9, alto 70 metri, poi ha studiato il sistema per far tornare intero il primo stadio sulla Terra dopo ogni lancio e, infine, ha trovato il modo di riciclarlo per una nuova missione.

La maggior parte dei lanciatori spaziali (come quello di SpaceX) è formata da alcuni cilindri uniti tra loro, i diversi “stadi”: ognuno è dotato di motori e carburante per spingere il razzo e fargli vincere la forza di gravità terrestre; quando il primo stadio termina il suo compito, si stacca e si attiva il secondo stadio e così via. Il primo stadio di solito precipita verso la Terra e si disintegra rientrando nell’atmosfera o subisce danni tali da non essere più riutilizzabile. Questo significa che un razzo nuovo, appena costruito, con motori mai utilizzati prima e costato tra poche decine e alcune centinaia di milioni di dollari va perso a ogni lancio, rendendo estremamente costosi i voli spaziali. Con i suoi piani per rendere un razzo riutilizzabile, SpaceX vuole cambiare tutto questo.

Nel caso del Falcon 9 ci sono due stadi: il primo è dotato di 9 motori Merlin e produce una spinta pari a quella di cinque Boeing 747 messi insieme; deve fare molta più fatica del secondo stadio, che si attiva quando ormai il razzo ha superato l’atmosfera terrestre e deve compiere le manovre per collocarsi nell’orbita stabilita (il secondo stadio ha un solo motore). Il primo stadio, dopo essersi staccato dal resto del razzo, effettua una manovra per tornare indietro e atterrare verticalmente su una piattaforma, in modo da potere essere riutilizzato. SpaceX sapeva che in teoria la strada del riciclo sarebbe stata praticabile, ma solo con il lancio avvenuto nella notte ha potuto dimostrarlo nella pratica.

SpaceX Falcon 9

Finora SpaceX aveva sperimentato 13 rientri controllati del primo stadio del Falcon 9, riuscendo in 8 casi a farlo atterrare tutto intero sulle sue piattaforme galleggianti o direttamente sulla terraferma nei pressi delle sue basi di lancio. La destinazione, mare o terra, cambia a seconda della distanza che il razzo deve percorrere per raggiungere l’orbita: in alcuni casi non ha propellente a sufficienza per tornare fino al punto di partenza, quindi atterra al largo sulla piattaforma. Se si conta l’ultima missione, nel complesso SpaceX ha fatto rientrare con successo 9 razzi e ha a disposizione molto materiale da riciclare per i prossimi lanci.

Il Falcon 9 riutilizzato era stato il secondo a tornare intatto sulla Terra nella storia di SpaceX, che ha deciso di non utilizzare il lanciatore del suo primo lancio, comprensibilmente conservato come un cimelio nella sede centrale dell’azienda ad Hawthorne, in California. A parte l’eccezionalità del riutilizzo del Falcon 9, il lancio avvenuto nella notte è stato tutto sommato di routine: non ci sono stati contrattempi e il satellite SES-10 per le telecomunicazioni, lanciato per conto di una società lussemburghese, è stato regolarmente collocato in orbita a circa 36mila chilometri dalla Terra.

SpaceX Falcon 9

Di solito per il trasporto in orbita di un satellite SpaceX chiede come cifra di partenza 60 milioni di dollari. Secondo le stime della stessa azienda, quando il sistema di riutilizzo dei razzi sarà a pieno regime il prezzo potrà essere più basso del 30 per cento, quindi intorno ai 40 milioni di dollari. La riduzione dei prezzi dovrebbe favorire SpaceX rispetto ad altri concorrenti, attirando un maggior numero di clienti per i trasporti orbitali. L’azienda ottiene una quota importante dei suoi ricavi dagli accordi miliardari con la NASA, attualmente per portare rifornimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale e, entro un paio di anni, per il trasporto di equipaggi.

Musk è noto per imporre ritmi molto serrati e scadenze spesso irrealistiche ai suoi collaboratori e dipendenti, sia a SpaceX sia a Tesla, l’altra sua azienda che si occupa della produzione di automobili elettriche. Oltre ad avere presentato lo scorso anno un piano molto ambizioso e controverso per colonizzare Marte, Musk quest’anno ha annunciato che nel 2018 SpaceX gestirà una missione privata intorno alla Luna per due suoi clienti, ma ci sono dubbi sul fatto che possa essere organizzata in così poco tempo. Poco dopo il lancio del Falcon 9, Musk ha posto un altro obiettivo molto ambizioso per SpaceX: riuscire a riutilizzare lo stesso razzo entro 24 ore per due lanci consecutivi.

Mostra commenti ( )