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  • giovedì 23 marzo 2017

Si possono proteggere le città dagli attacchi terroristici stradali?

La soluzione più semplice è il classico paletto: ma non si può fare molto contro la trasformazione in arma di una macchina

Il SUV utilizzato per l'attentato a Londra, Regno Unito (James West via AP)

L’attentato di ieri a Londra è stato condotto con una tecnica simile a quello di Berlino dello scorso dicembre e all’attacco di Nizza dell’estate 2016: un veicolo guidato sulla folla per investire quante più persone possibili. Attacchi di questo tipo non sono una novità – sono usati per esempio da molti anni dai terroristi in Israele – ma la loro frequenza è aumentata sensibilmente in Europa. Gli attentati condotti con veicoli lanciati sulla folla (“vehicle-ramming attack”) sono molto difficili da gestire dal punto di vista della sicurezza, e la miglior soluzione restano la prevenzione e il lavoro di intelligence per identificare i potenziali terroristi prima che mettano in pratica il loro attacco. Tuttavia, alcune soluzioni sono già impiegate da tempo nelle città per ridurre gli effetti disastrosi di un veicolo che finisce sui pedoni, lanciato volontariamente da chi lo guida o per una più banale perdita di controllo.

Negli Stati Uniti la prevenzione dei danni causati dai “vehicle-ramming attack” si è diffusa soprattutto dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. Leggi federali e statali, insieme ai regolamenti cittadini, formalizzano in molti casi come debba essere gestita la prevenzione davanti agli edifici pubblici e nelle aree più frequentate dai pedoni. La soluzione per evitare che un veicolo finisca su un marciapiede o in un’area pedonale è piuttosto intuibile: creare una barriera che lo fermi il prima possibile. Sono quindi impiegati pali e paletti, dissuasori in cemento o altri materiali, pesanti fioriere, inferriate, cordoli più alti (il gradino del marciapiede), per citarne alcuni.

Il paletto è solitamente il sistema più impiegato dalle amministrazioni cittadine, perché è economico, si installa facilmente e non richiede una grande manutenzione. I paletti per come li conosciamo oggi sono un’evoluzione delle bitte, le colonnette basse e tozze, solitamente fatte di ghisa, che si trovano nei porti per ormeggiare le navi. Molti paletti le ricordano ancora esteticamente, anche se sono meno tozzi e più alti rispetto ai loro corrispondenti marittimi. Naturalmente non tutti i modelli di paletto offrono la stessa resistenza nel caso in cui siano colpiti da un veicolo: molto dipende non solo dal materiale con cui sono fatti, ma anche da come sono assicurati al terreno e a che profondità.

Paletti resistenti agli incidenti e agli attacchi sono obbligatori davanti a tutti gli edifici militari e governativi negli Stati Uniti. I produttori devono costruirli seguendo le indicazioni di legge e le linee guida del National Institute of Building Sciences. L’Istituto indica i tipi di paletti e dissuasori che si possono utilizzare, sia nel caso di sistemi fissi che mobili, come quelli usati per rendere temporaneamente accessibile o meno una via cittadina (i “dissuasori mobili”). Altre indicazioni sono fornite alle amministrazioni cittadine dal Dipartimento di stato, con liste sui tipi di paletti disponibili e le circostanze in cui devono essere installati.

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I modelli di paletto più resistenti riescono a fermare automobili che viaggiano a una velocità fino a 80 chilometri orari. Il livello di protezione varia notevolmente a seconda del veicolo: nel caso di quelli di media e grande stazza, come furgoni e camion, un singolo paletto colpito ad alta velocità può essere abbattuto consentendo lo stesso al veicolo di raggiungere il marciapiede e la folla. L’urto in questi casi è comunque sempre frontale, il peggiore possibile per un veicolo: anche se viene divelto, c’è una buona probabilità che il paletto si conficchi in parte nel cofano o che danneggi seriamente la parte inferiore del veicolo, rendendolo difficile da governare.

Le leggi antiterrorismo e sulla sicurezza stradale prevedono anche in Italia la tutela di particolari aree cittadine, attraverso l’utilizzo di paletti e altre protezioni certificate. Nella maggior parte dei casi, comunque, i paletti che vediamo intorno ai marciapiedi nelle città assolvono principalmente a un altro compito che ha più a che fare con la condotta degli automobilisti: impedire che parcheggino nelle aree dedicate ai pedoni. In altri casi i paletti sono impiegati per delimitare alcune aree, per esempio quando sono collegati tra loro con una catena, per impedire ai pedoni di attraversare la strada in punti pericolosi. Sistemi analoghi sono impiegati per delimitare le aree pedonali, ma non sempre sono resistenti a sufficienza per impedire a un veicolo lanciato contro la folla di fare danni.

Dopo l’attentato ai mercatini di Natale di Berlino nel dicembre del 2016, effettuato con un camion che ha investito e ucciso 11 persone e ne ha ferite 56, molte città italiane hanno assunto soluzioni temporanee e di emergenza per proteggere meglio le loro aree pedonali. A Milano, per esempio, l’area del Duomo è stata delimitata con dissuasori in cemento (“new jersey”) per fermare eventuali attentati. Blocchi di questo tipo possono in effetti arrestare la corsa di piccoli veicoli, ma nel caso di un attacco con un camion come quello di Berlino non avrebbero potuto fare molto.

Terrorismo: sicurezza a Milano

Installare lungo tutte le vie pedonali delle città paletti antisfondamento e barriere di altro tipo sarebbe impossibile, sia per motivi economici sia pratici di organizzazione e fruibilità degli spazzi percorribili dai pedoni. Il ponte di Westminster non ha protezioni di alcun tipo lungo i suoi due ampi marciapiedi, anche perché il traffico nella zona è tenuto molto sotto controllo, essendo a poche decine di metri di distanza dalla sede del Parlamento e dall’Abbazia di Westminster, una delle mete più visitate dai turisti in città. I paletti lungo il percorso avrebbero probabilmente reso più difficoltoso il passaggio del SUV dalla strada al marciapiede, ma il terrorista avrebbe comunque potuto salire sul marciapiede con l’auto ancora prima dell’inizio del ponte.

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Inoltre, la presenza di protezioni vistose e invadenti ha un effetto psicologico che può essere dannoso per chi frequenta quei luoghi. Barriere e paletti danno l’idea di trovarsi in un posto che non è sicuro e fanno sopravvalutare il rischio, che è poi uno degli obiettivi principali del terrorismo: temere che possa esserci un altro attacco, più che preoccuparsi per i danni di quello che c’è già stato. Anche per questo motivo negli ultimi anni i progettisti hanno sperimentato soluzioni creative e interessanti, dal punto di vista architettonico e di relazione con gli spazi per i pedoni, per rendere le barriere esteticamente meno invadenti, ma comunque efficaci per la sicurezza dei pedoni.

Mantenendo gli standard di sicurezza, paletti e barriere hanno assunto forme di vario tipo, che si adattano meglio ai contesti urbani in cui sono inseriti senza incutere timore. L’obiettivo, che non sempre viene raggiunto, è di renderli talmente integrati da non farsi notare più di tanto.

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In altri casi viene raggiunto l’obiettivo inverso, rendendo i dissuasori un elemento dell’arredo urbano, che lo arricchisce.

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L’esempio citato più spesso di una progettazione di successo di sistemi di sicurezza, ma che non creano preoccupazioni per chi li vede, è quello del distretto finanziario di New York realizzato dallo studio di architetti e progettisti Rogers Partners Architects+Urban Designers. Al posto della classiche e minacciose barriere di metallo per delimitare le vie pedonali, i progettisti hanno realizzato blocchi con forme irregolari che si integrano meglio con il contesto urbano e che soprattutto possono essere usati dai pedoni come panchine e punti di appoggio.

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Altre amministrazioni cittadine, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, utilizzano ormai regolarmente grandi fioriere e vasi di metallo o cemento, che svolgono sia la funzione di abbellire gli ambienti urbani, sia quella di proteggere le aree pedonali. Anche in questo caso si possono ottenere buoni risultati per la sicurezza, senza intimorire chi frequenta certe aree delle città. Nel caso di eventi temporanei, come una fiera o una festa di piazza, viene invece consigliato l’utilizzo di automobili, furgoni e mezzi blindati per bloccare le principali vie di accesso stradali.

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La protezione dei normali cittadini dal terrorismo, soprattutto per le vie delle città, continua a essere molto difficile e costosa. Maggiori controlli e leggi antiterrorismo più articolate hanno permesso di migliorare la prevenzione degli attentati, ma nel concreto non possono molto contro la trasformazione in arma di qualsiasi oggetto di uso quotidiano, a partire proprio dai mezzi di trasporto. Un’arma molto pericolosa può essere messa al bando ma un SUV o un camion no, tanto meno un coltello da cucina. Il lavoro di intelligence, più di qualsiasi paletto, è la prima soluzione per evitare che qualcuno prenda il controllo di un’automobile con l’obiettivo di investire e uccidere quante più persone possibili sul lungomare di Nizza o su un ponte nel centro di Londra.

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