Chi era Chuck Berry

Storia e musica di uno dei chitarristi più famosi di sempre, considerato tra gli inventori del rock and roll, morto ieri a 90 anni

(Timothy Hiatt/Getty Images)

Chuck Berry, uno dei più famosi e importanti chitarristi rock di sempre, che negli anni Cinquanta rivoluzionò il modo di suonare la chitarra elettrica e contribuì alla nascita del rock and roll, è morto sabato a 90 anni nella sua casa di St. Charles County, in Missouri. La notizia è stata data su Facebook dalla polizia della città, che ha detto di aver risposto a una chiamata d’emergenza intorno alle 12.40 di pomeriggio, ora locale. Berry è stato una delle figure più riconoscibili della storia della musica americana, con le sue chitarre rosse, le camice dai colori accesi, il cappello da marinaio e il suo stile travolgente sul palco. Prese elementi e sonorità del blues, del country, del rockabilly, del boogie-woogie, e li mischiò creando quella che sarebbe diventata la musica più importante della seconda metà del secolo scorso, il rock and roll. Insieme a gente come Elvis Presley, Little Richard, Fats Domino e Bill Haley, Berry fu la figura più importante nel passaggio dai generi musicali tradizionali americani a quello che li racchiudeva tutti e che in un certo senso li avrebbe superati tutti.

Berry era nato con il nome di Charles Edward Anderson Berry il 28 ottobre 1926 a St. Louis, in Missouri, e crebbe in un ghetto afroamericano dove entrò in contatto fin da subito con i blues, il jazz e il gospel. Quando era ancora a scuola, venne arrestato per rapina a mano armata, per aver derubato alcuni negozi a Kansas City. Passò tre anni in riformatorio, dopodiché si diplomò come barbiere e lavorò per un po’ in un salone da estetista. Si sposò nel 1948 ed ebbe la prima figlia due anni dopo: per arrotondare cominciò a suonare la chitarra, che aveva imparato a suonare da ragazzo, in alcune band locali. Si unì al Sir John’s Trio, guidato dal pianista Johnnie Johnson, il gruppo nel quale perfezionò la sua tecnica e cominciò a cambiare radicalmente la musica di quel periodo, anticipando quelli che sarebbero stati i gusti di generazioni di giovani nei decenni successivi.

Berry prese dal chitarrista texano T-Bone Walker una tecnica poco diffusa, cioè quella di suonare due corde della chitarra contemporaneamente durante gli assoli: da allora si chiama “Chuck Berry lick”, e fu poi usato in innumerevoli assoli degli anni Sessanta e Settanta. Oltre a unire generi tipici del sud degli Stati Uniti al blues e il country, Berry cambiò per sempre il modo in cui un chitarrista stava su un palco durante un concerto. Ballava, si muoveva in modi mai visti e provocatori, faceva assoli compulsivi e traumatici per quelli che erano gli standard dell’epoca. Nel 1955 andò a Chicago per sentire il grande chitarrista blues Muddy Waters, che gli propose di unirsi alla casa discografica per cui lavorava, la Chess Records, e registrare una canzone. Si chiamava inizialmente “Ida Red” e parlava di inseguimenti d’auto e ragazze da conquistare: il proprietario dell’etichetta, Leonard Chess, intuì il potenziale di una musica così trascinante che parlasse di temi vicini ai giovani, e accettò di registrarla, cambiandole il nome in “Maybellene”.

Berry aveva una dizione quasi perfetta e senza accento, molto diversa da quella dei bluesman afroamericani di quel periodo, tanto che in alcune canzoni poteva essere scambiato per un bianco. Oltre alla sua voce appuntita, a diventare immediatamente riconoscibile fu il suono della sua chitarra, stridente ed aggressivo, quasi distorto, che insieme al pianoforte riprendeva il ritmo incalzante scandito da basso e batteria, e che sarebbe stato alla base del rock dei decenni successivi. Anche grazie al disc jokey Alan Freed, che la passò continuamente nel suo programma, “Maybellene” arrivò al quinto posto della classifica di Billboard nel 1955. Alla fine degli anni Cinquanta, quando Berry aveva circa trent’anni, registrò le sue canzoni più famose, con testi che parlavano di avventure liceali e bravate da ragazzini. Uscirono canzoni come “School Day”, “Rock and Roll Music”, “Roll Over Beethoven” e “Johnny B. Goode”, probabilmente la sua più famosa di sempre, che raggiunsero sempre i primi posti delle classifiche. Fece tour e recitò anche in alcuni film, e anticipò un altro grande elemento centrale del rock, quello scenico, diventando famoso per i suoi concerti in cui ballava mentre suonava la chitarra. La “duck walk”, la sua famosa camminata ciondolante con la chitarra in mano, sarebbe stata ripresa tale e quale vent’anni dopo da Angus Young, il chitarrista degli AC/DC.

Con il tempo Berry abbandonò parte della retorica giovanile per fare canzoni con testi più seri, anche su temi come le discriminazioni razziali. Entro l’inizio degli anni Sessanta, le sue canzoni avevano influenzato una nuova generazione di musicisti molto più giovani di lui, dai Beatles ai Rolling Stones agli Yardbirds ai Beach Boys, che in Inghilterra e in California ripresero le sue invenzioni per i loro primi dischi, in cui spesso registrarono delle vere cover. Con il successo aprì un locale a Saint Louis, dove fece molti investimenti, ma fu arrestato nel 1959 per aver avuto una relazione con una ragazza di 14 anni e averla portata in macchina da uno stato all’altro. Uscì di prigione nel 1964, quando sua moglie lo aveva lasciato. La sua vena creativa si era un po’ spenta, anche se intorno alla metà degli anni Sessanta fece uscire alcune canzoni di successo, come “You Never Can Tell”, che divenne famosa poi per il film di Quentin Tarantino “Pulp Fiction”. Continuò a registrare dischi per tutti gli anni Sessanta, passando alla Mercury Records e tornando alla Chess negli anni Settanta, registrando nel 1972 “My Ding-a-Ling”, che fu un enorme successo, e la sua prima canzone a finire al primo posto delle classifiche pop.

Nel 1979 suonò per il presidente Jimmy Carter, e tre giorni dopo fu nuovamente condannato alla prigione per evasione fiscale. Nel 1990 ebbe altri problemi legali per possesso di marijuana e per il ritrovamento di nastri di telecamera con riprese nel bagno delle donne di un suo ristorante. Nel 1986 fu tra il primo gruppo di musicisti a essere ammesso nella Rock and Roll Hall of Fame. Suonò anche all’inaugurazione del relativo museo, nel 1995 a Cleveland, insieme a Bruce Springsteen e alla E Street Band. A partire dal 1996, si esibì una volta a settimana in un club di St. Louis, fino allo scorso 24 ottobre. L’anno scorso aveva annunciato a sorpresa che avrebbe pubblicato un nuovo disco, a quarant’anni di distanza dall’ultimo. Dovrebbe uscire a giugno, con il nome di Chuck.

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