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Film che non lo sono diventati

Quello di Kubrick su Napoleone, quello di Leone con un complicatissimo piano sequenza, molti di Welles e poi di Hitchcock, Lynch, Spielberg e Coppola

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Oltre a essere piena di film, la storia dei film è anche piena di film che non lo sono diventati. Alcuni sono rimasti nella testa dei registi che li hanno immaginati, altri sono diventati una sceneggiatura o si sono trasformati in qualche scena. Qualcuno è persino stato tutto girato ma poi non è stato montato. A volte è stata colpa dell’indecisione di chi li ha fatti, più spesso si è trattato di questioni di soldi: perché (questa torna buona come frase motivazionale da appendere in camera) anche i migliori registi della storia del cinema hanno faticato – spesso fallendo – a convincere qualcuno a spendere tutti quei soldi per il film che avevano in mente.

Il bello dei film che non esistono è che sono rimasti tali e quali a come li desiderava il loro autore: il brutto è che si possono solo immaginare e raccontare. Di seguito abbiamo raccolto le storie di quelli più famosi e di quelli che ci piacerebbe che esistessero: il tutto con tanti condizionali, tanti forse e tanti pare che. Se anziché immaginare preferite sperare potete leggere la storia a – forse – lieto fine di The Other Side of the Wind, il film incompiuto (uno dei tanti) di Orson Welles, che ora sarà finito grazie a Netflix.

Napoleone di Stanley Kubrick

È uno dei film più famosi tra quelli mai realizzati: se la gioca solo con un paio di progetti di Orson Welles. È famoso per il regista – Stanley Kubrick – e perché riguarda Napoleone Bonaparte: è oggettivamente una grande storia: eppure, pensateci, avete mai visto un film su Napoleone?
Kubrick iniziò a pensarci dopo 2001: Odissea nello spazio (che uscì nel 1968) e continuò a farlo per molti anni. Per prima cosa si guardò tutti i film sul tema (per esempio Napoléon, un film muto del 1928, diretto dal francese Abel Gance: l’avete visto solo se siete cinefili hardcore), si lesse un sacco di libri e scrisse anche una sceneggiatura preliminare (questa), pensò a luoghi, attori e a tutto il necessario. Pare avesse preso anche accordi per girare le scene di battaglia in Romania, con l’aiuto di decine di migliaia di soldati rumeni. Napoleone avrebbe dovuto essere interpretato da Jack Nicholson o David Hemmings (ma sembra che Kubrick avesse pensato anche a Marlon Brando) e Giuseppina di Beauharnais – la prima moglie di Napoleone – da Audrey Hepburn. Kubrick capì e ammise subito che si trattava di un progetto estremamente ambizioso, complesso e di difficile realizzazione, ma pare fosse anche convinto che sarebbe stato «il miglior film mai fatto».

Poi non se ne fece niente: per i troppi costi e perché Waterloo di Sergei Bondarchuk (uscito nel 1970) era andato piuttosto male. Nel frattempo Kubrick si era appassionato alle storie di quel tipo e nel 1975 uscì il suo Barry Lyndonambientato un po’ di anni prima delle guerre napoleoniche. Kubrick non abbandonò mai davvero il progetto (negli anni Ottanta disse di aver letto circa cinquecento libri sul personaggio) ma, comunque, il film non si fece.

Qualche anno fa si parlò dell’intenzione di Steven Spielberg di fare una serie tv basata sulla sceneggiatura; più di recente a una serie tv basata su quella sceneggiatura si è interessata HBO: non si sa ancora molto ma Spielberg dovrebbe esserne il produttore esecutivo e Cary Fukunaga (quello di True Detective) dovrebbe esserne il regista. Come succede a gran parte delle persone geniali, la carriera di Kubrick fu piena di progetti pensati, magari pure iniziati e mai finiti. Un altro famoso esempio è Aryan Papers, un film sull’Olocausto. Poi nel 1993 uscì Schindler’s List di Steven Spielberg e Kubrick cambiò idea (secondo qualcuno perché capì che Hollywood non gli avrebbe mai permesso di fare il film che aveva in mente) e si dedicò a un nuovo progetto: A.I. – Intelligenza Artificiale: capì però che la tecnologia non era ancora pronta e fece Eyes Wide Shut. Kubrick morì nel 1999 e A.I. – Intelligenza Artificiale poi lo fece Spielberg, di cui era amico.

Il Viaggio di G. Mastorna di Federico Fellini

È il più famoso film poi non fatto da un regista italiano e qualcuno azzarda pure che si tratti del «più famoso film su carta della storia del cinema». Federico Felini iniziò a pensarci negli anni Sessanta e si dice che tra i vari attori che prese in considerazione ci fossero Totò, Marcello Mastroianni (ovviamente), Ugo Tognazzi, Steve McQueen e Paolo Villaggio. Fellini scrisse la sceneggiatura (insieme a Dino Buzzati) e fece anche la storyboard (un insieme di disegni che mostrano come saranno le scene). Il film avrebbe parlato di un clown – Giuseppe Mastorna detto Fernet – che suonava il violoncello e il violino. Mastorna è in Asia in tour e prende un aereo che fa un atterraggio di emergenza in un luogo strano; sarebbero dovute seguire una serie di scene alla Fellini come lo spettacolo di una danzatrice del ventre seguito da un suo parto, davanti al pubblico. In un’altra scena il protagonista sarebbe tornato nella sua camera d’albergo, avrebbe acceso la tv dove il tg avrebbe annunciato in tedesco un disastro aereo con tutti i passeggeri a bordo morti; il protagonista però non parla il tedesco.

Sembra che la storyboard che conosciamo sia solo la prima parte di una storia più lunga. L’equivoco nacque perché venne pubblicata sulla rivista Il Grifo negli anni Novanta e qualcuno ci aggiunse la parola fine in fondo, per sbaglio, facendo pensare che fosse la conclusione definitiva dell’intero film. Fellini, forse per scaramanzia, decise di abbandonare il progetto. La storia è diventata anche un fumetto di Milo Manara, a cui Fellini consegnò la storyboard: il personaggio di Manara assomiglia moltissimo a Villaggio che, tra l’altro, recitò per Fellini in La voce della Luna, insieme a Roberto Benigni.

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La storia di Il Viaggio di G. Mastorna è piena di aneddoti (a volte persino contrastanti) su ogni dettaglio: pare che Fellini scelse il nome del protagonista a caso, sull’elenco telefonico, o che l’avesse letto su una valigia in un aeroporto di Copenaghen. Per approfondire c’è un libro, una sorta di sceneggiatura trasformata in romanzo, da Fellini. Per fantasticare, una frase con cui Fellini parlò del progetto: «A volte sospetto che non sia un semplice film, ma qualche altra cosa che non sono ancora in grado di comprendere».

L’assedio di Leningrado di Sergio Leone

Nella classifica dei più bei film mai fatti da un regista italiano, subito dopo Il Viaggio di G. Mastorna di Fellini c’è L’assedio di Leningrado di Leone: e in entrambi i casi non se ne parla solo in Italia. Sergio Leone non poté fare questo film perché nel 1989 morì, a 60 anni, per un infarto: pare che poco prima avesse ottenuto finanziamenti pari a circa 100 milioni di dollari, cioè tantissimi soldi, soprattutto allora. Aveva però iniziato a progettare il film, prendendo per esempio accordi con Michail Gorbačëv – che in quel momento aveva da fare con la perestrojka – per poter usare una parte dell’Armata Rossa e per avere il supporto del governo sovietico. Il film avrebbe raccontato l’assedio di Leningrado durante la Seconda guerra mondiale e ci sarebbe stat, pare, anche una storia d’amore tra una ragazza russa e un giornalista statunitense, forse interpretato da Robert De Niro. La storia si sarebbe basata sul libro The 900 Days: The Siege of Leningrad di Harris Salisbury.

Pare che Leone avesse già deciso la prima scena: un lunghissimo piano sequenza che sarebbe partito dalle mani del pianista sovietico Dimitrij Shostakovich intento a suonare la sua Sinfonia di Leningrado, per poi passare alla città di Leningrado, uscirne (tutto in piano sequenza, senza stacchi) e arrivare ai soldati tedeschi che assediano la città da fuori.

Il regista Jean-Jacques Annaud raccontò che Leone avrebbe voluto fosse lui a completare il film se gli fosse successo qualcosa (il cinema è pieno di casi come questo, difficilmente verificabili) ma pare che quando gli chiese la sceneggiatura ricevette solo tanti libri sull’argomento. Arnaud fece poi Il nemico alle porte, che parla invece della Battaglia di Stalingrado e non è paragonabile a quello che, almeno sulla carta, avrebbe potuto essere il film di Leone. Nel 2003 Giuseppe Tornatore si interessò a fare un film riprendendo l’idea di Leone (pare con Nicole Kidman protagonista) ma, anche in quel caso, non se ne fece niente.

Sergio Leone immaginò ma non realizzò anche altri film: si interessò per esempio a uno su Don Chisciotte, un personaggio che nel cinema è ormai quasi una mezza maledizione, visto che più di un regista ha provato a farne un film, senza riuscirci o rimanendo particolarmente deluso dal risultato.

Don Chisciotte di Orson Welles

È un caso limite, perché fu finito, mostrato e lo si può anche trovare in DVD. A montarlo, pare seguendo gli appunti di Welles, fu però il regista spagnolo Jesús Franco, che aveva collaborato con Welles per il film FalstaffDon Chisciotte quindi esiste, ma non esiste il Don Chisciotte fatto e montato da Welles. Quello di Franco fu in genere accolto male, con qualche eccezione.

Welles girò Don Chisciotte – tratto dal libro di Miguel Cervantes, ma con un’ambientazione contemporanea – soprattutto tra il 1957 e il 1969, ma fece alcune riprese anche negli anni successivi. I rallentamenti furono dovuti al perfezionismo di Welles e alla scarsità di fondi (se lo finanziò tutto lui, con un contributo di Frank Sinatra). Lo girò praticamente senza sceneggiatura, improvvisando molte cose. Era un film strano perché Sancho Panza e Don Chisciotte erano due personaggi anacronistici. Il contesto era contemporaneo ma loro venivano dal passato e si stupivano delle invenzioni in cui si imbattevano: le auto, gli aerei, i cinema (con Don Chisciotte che scambia le immagini nello schermo per qualcosa di vero, combattendole). Welles pensò anche a un finale in cui i due protagonisti sopravvivevano a un disastro nucleare.

A tutti i problemi – tra cui la crescita di alcuni personaggi che interpretavano bambini o ragazzi – si aggiunse anche, nel 1969, la morte di Francisco Reiguera, che interpretava Don Chisciotte. Il maggiore – anche più delle difficoltà nei finanziamenti – fu che Welles non decise mai come finirlo: cioè su come farlo finire e su come completare le riprese mancanti. Sembra che avesse detto: «Più o meno mi è successo come a Cervantes che cominciò per farne una novella e finì per scrivere il Don Chisciotte. È un soggetto che una volta iniziato non si può più abbandonare». Si dice che negli anni Welles avesse accettato molti ruoli da attore solo per ricevere soldi con cui finanziare il film, di cui alla fine lasciò 91mila metri di pellicola, senza una chiara organizzazione o catalogazione.

Sempre a proposito di Don Chisciotte, anche il regista Terry Gilliam – quello di Paura e delirio a Las Vegas, Brazil e L’esercito delle 12 scimmie, associato spesso all’aggettivo «visionario» – provò intorno al 2000 a girare The Man Who Killed Don Quixote (su un uomo del Ventunesimo secolo che viaggia indietro nel tempo, dove Don Chisciotte lo scambia per Sancho Panza) ma andò male. La storia del come e perché andò male è stata raccontata nel documentario Lost in La Mancha, del 2002. Ma ora Gilliam ci sta riprovando e pochi giorni fa ha iniziato a girare una nuova versione del film, con Adam Driver protagonista.

The Day the Clown Cried di Jerry Lewis

Questo fa parte della categoria “iniziati e poi non finiti”. Jerry Lewis – comico, attore e regista – lo cominciò, da attore e da regista, nel 1972. Parla di un clown che finisce in un campo di concentramento nazista e alcuni lo ritengono una sorta di parziale ispirazione per La vita è bella di Roberto Benigni. Ci furono problemi legati alla produzione e anche ai finanziamenti; Lewis mise allora molti soldi di tasca propria e iniziò una causa legale con la produzione: lui si tenne una parte del girato, la produzione parte dei negativi.

Del film si sono visti solo brevi filmati del dietro le quinte, ma pare ne esistano almeno due copie più o meno complete. Una sarebbe nell’archivio personale di Lewis, che parlando nel film nel 2013 disse: «Mi vergognavo del risultato e sono felice di essere riuscito a non renderlo pubblico, a non farlo vedere a nessuno. Era brutto, brutto, brutto. Avrebbe potuto essere meraviglioso ma lo rovinai».

Ronnie Rocket di David Lynch

Il titolo esteso sarebbe Ronnie Rocket or the Absurd Mistery of the Strange Forces of Existence (Ronnie Rocket o l’Assurdo Mistero delle Strane Forze dell’Esistenza”): è un progetto a cui David Lynch iniziò a pensare dopo aver fatto Eraserhead – La mente che cancella nel 1977. Lo abbandonò dopo aver capito che sarebbe stato difficilissimo, e si mise a fare The Elephant Man, che uscì nel 1980. Avrebbe dovuto parlare di un detective alla ricerca di una misteriosa seconda dimensione e nel film ci sarebbe stato anche un uomo particolarmente basso (alto meno di un metro, pare) capace di controllare l’energia elettrica. Per interpretarlo si pensò a Michael J. Anderson, il Nano di Twin Peaks. Se ne parla come possibile nuovo progetto di Lynch dopo ogni film di Lynch, e Lynch non è mai stato chiaro sulle sue intenzioni. Nel 2012 disse che ogni tanto riguardava la sceneggiatura ma non aveva ancora capito bene che farne. Su Internet si trovano due versioni della sceneggiatura: sembra un film molto molto strano, persino per gli standard di Lynch.

Superman Lives di Tim Burton

Burton ha diretto due film su Batman, che sono piaciuti a qualcuno e non sono piaciuti a molti altri, ma nel 1996 iniziò a pensarne uno su Superman dopo aver diretto Mars Attack!, che IndieWire ha descritto come un «fallimento catastrofico». L’attore protagonista avrebbe dovuto essere Nicolas Cage e poi, come ha scritto IndieWire, «tutto quello che sarebbe potuto andar male, andò male». Tra le ragioni più note: troppe indecisioni su una sceneggiatura confusa e l’eccessiva violenza di molte scene. Burton si dedicò quindi a Il mistero di Sleepy Hollow, che uscì nel 1999. È quasi impossibile che Superman Lives di Tim Burton diventi un film, anche perché ora Superman ha la sua saga, insieme a tutti gli altri personaggi DC Comics e difficilmente un film di Burton sarebbe in linea con quanto visto finora in quella saga. Se volete immaginarvi il film che avrebbe potuto essere mettendo delle facce ai personaggi principali c’è Kevin Spacey che fa Lex Luthor e Courtney Cox che fa Lois Lane. Anche questo film mai fatto è stato raccontato da un documentario: The Death of Superman Lives: What Happened?

Gershwin di Scorsese

Negli anni Ottanta Paul Schrader – un bravo regista e un bravissimo sceneggiatore, per esempio di Taxi Driver – scrisse la sceneggiatura di un film biografico sul pianista e compositore statunitense George Gershwin. Il film avrebbe dovuto dirigerlo Martin Scorsese, ma non si trovarono i fondi e nel 2004 Scorsese raccontò che la Warner Bros., lo studio cinematografico che avrebbe dovuto produrlo, gli disse che ne avrebbero preferito uno su Dean Martin (interpretato da Tom Hanks). Poi non si fece nemmeno il film su Dean Martin, da aggiungere quindi alla lista di film mai fatti da Scorsese.

Kaleidoscope di Alfred Hitchcock

Alfred Hitchcock – che non ha mai vinto un Oscar per la Miglior regia – ha diretto molti film, e ce ne sono almeno una decina (tra cui uno sul Titanic, per esempio) a cui pensò ma che poi non finì o nemmeno iniziò. Kaleidoscope avrebbe dovuto parlare di un serial killer necrofilo e pare che Hitchcock smise di lavorarci dopo che alcuni produttori e suoi assistenti lo convinsero a desistere, per via della storia troppo estrema. Pare che Hitchcock fece vedere la sceneggiatura al suo amico François Truffaut e anche lui gli disse che forse era troppo.

Nel 2004 il Guardian scrisse che «avrebbe potuto essere il film più dark di Hitchcock e che persino lui si preoccupò del fatto che alcune scene avrebbero potuto spaventare troppo il pubblico». In più, «in una mossa audace, voleva raccontare tutta la storia dal punto di vista del serial killer, che immaginò come un giovane e vulnerabile ragazzo (decise poi che il ragazzo avrebbe dovuto essere gay). In più, l’avrebbe anche girato con tecniche innovative, come le riprese con telecamera a mano e l’uso di luce naturale».

L’idiota di Andrej Tarkovsky

Marina Tarkovsky, sorella del regista sovietico morto nel 1986, disse che fare un film tratto da L’idiota – il famoso romanzo di Fëdor Dostoevskij – fu il più grande sogno della vita di Andrej Tarkovsky. Tarkovsky parlò molto bene della versione del romanzo che Akira Kurosawa girò nel 1951 e in alcuni dei suoi film successivi ci sono cose che ricordano romanzi di Dostoevskij o caratteristiche del protagonista di L’idiota. Pare che il principale problema di Tarkovsky fosse ottenere i permessi da parte del governo sovietico. Sua sorella disse nel 2012: «Continuavano a dirgli che era troppo giovane, di lasciar passare del tempo. Alla fine, continuarono a fargli promesse per dieci anni e il sogno della sua vita non si realizzò mai». Non si sa nemmeno se Tarkovsky avesse mai scritto una sceneggiatura del film: nessuno comunque l’ha ancora trovata.

Giraffes on Horseback Salad di Salvador Dali

“Una giraffa a cavallo di un’insalata”, a voler provare a tradurre il titolo originale di questo film – noto anche come The Surrealist Woman – mai diventato un film ma di cui Dali nel 1937 scrisse una sceneggiatura per i fratelli Marx. La storia parlava dell’amore tra un aristocratico spagnolo (che avrebbe dovuto essere interpretato da Harpo Marx) e una «donna surrealista», il cui viso non si sarebbe mai dovuto vedere. Dalì pensò alla storia come a qualcosa in grado di simboleggiare «l’eterna lotta tra la vita fantasiosa così come era rappresentata nei vecchi miti e la vita pratica e razionale della società contemporanea. Fu scartato dalla Metro-Goldwyn-Mayer, lo studio a cui fu proposto, perché, guarda caso, ritenuto troppo surreale. Pare che tra le scene ce ne fosse una con delle giraffe che andavano a fuoco mentre indossavano delle maschere a gas (un mezzo riferimento a un quadro di Dali) e Harpo Marx che con una rete per farfalle andava a caccia del diciottesimo nano più basso della città. La sceneggiatura del film fu ritrovata nel 1996.

Salvador DaliSalvador Dali (Terry Fincher/Daily Express/Hulton Archive/Getty Images)

Megalopolis di Francis Ford Coppola

Coppola scrisse una sceneggiatura di oltre 200 pagine (quindi lunga) per questo progetto di film di fantascienza su un ricchissimo architetto di New York che dopo un grande disastro prova a ricostruire una mini-città utopica. Della sceneggiatura furono fatti anche i table read (momenti in cui alcuni attori si siedono attorno a un tavolo per provare, cioè leggere recitando, la sceneggiatura) a cui parteciparono Kevin Spacey e Warren Beatty. Tra i vari attori associati al film ci sono stati Nicolas Cage, Russell Crowe, Robert De Niro e Paul Newman. In questo caso non se ne fece niente non per problemi di soldi (pare quelli ci fossero) ma perché sembra che dopo l’11 settembre 2001 Coppola avesse cambiato idea.

Il Gladiatore 2 di Ridley Scott

Sì, vero. Ogni sequel di ogni film fatto è un possibile film mai fatto. Ma questo caso merita menzione per almeno due motivi. Primo: perché – SPOILER – alla fine del Gladiatore Massimo Decimo Meridio («comandante dell’esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Marco Aurelio. Padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa») muore. Secondo: perché una sceneggiatura del Gladiatore 2 è stata in effetti scritta, dal cantante e musicista Nick Cave. Pare che sia stato Russell Crowe a chiedere a Cave di scrivere la sceneggiatura per un presunto sequel ma che dopo averla letta abbia risposto dicendo: «Amico, non mi piace». Potete leggerla tutta qui, comunque: l’ultima scena è ambientata al Pentagono, ai giorni nostri. Se volete un altro motivo per leggerla, il titolo originale pensato da Cave era Christ Killer.

Night Skies di Spielberg

Avrebbe potuto essere un altro film di alieni di Steven Spielberg, pensato dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo ma molto diverso. Avrebbe dovuto parlare, in breve, di una famiglia del Kentucky minacciata da un alieno, e Spielberg prese ispirazione dal racconto di una famiglia del Kentucky che disse di essere stata attaccata dagli alieni. Il film avrebbe raccontato di scienziati alieni arrivati sulla Terra per studiare gli umani e Spielberg lo propose dopo che gli fu chiesto un sequel di Incontri ravvicinati del terzo tipo (cosa che lui non aveva per niente voglia di fare)

Poi fu Spielberg a cambiare idea e dopo aver fatto I predatori dell’arca perduta preferì concentrarsi su E.T. l’extra-terrestre, in cui riciclò (seppur in una storia diversissima) alcune delle idee avute per Night Skies, che all’inizio si sarebbe dovuto chiamare Watch The Skies.

Hearth of Darkness di Orson Welles

Lui, di nuovo. Hearth of Darkness è il titolo originale di Cuore di tenebra, il romanzo breve scritto nel 1899 da Joseph Conrad, a cui Coppola si ispirò – cambiando molte cose, compresa ovviamente la location – per il suo Apocalypse Now. Avrebbe potuto essere il primo film di Welles (che poi fu Quarto potere: un discreto debutto), che aveva in mente di girarlo, tanto per cambiare, in un modo complicato e non chiarissimo a chiunque non fosse Orson Welles. L’idea di base era trasformare la cinepresa in uno dei protagonisti, per raccontare tutto il film in soggettiva, dal suo punto vista. Non se ne fece niente per vari motivi: insicurezze della RKO, la casa di produzione, nei confronti degli azzardi di quel giovane e forse folle aspirante regista poco più che ventenne; problemi di Dita Parlo, attrice protagonista, che fu trattenuta in Francia e accusata di collaborazionismo; budget richiesto troppo alto. Welles disse: «Credo di essere fatto per Conrad. Secondo me, ogni storia di Conrad è un film. Non c’è mai stato un film da Conrad, per la semplice ragione che nessuno l’ha mai fatto com’è scritto. La mia sceneggiatura era fedelissima a Conrad. E io credo che appena qualcuno farà come dico si ritroverà un successo fra le mani».

Welles non fece il film e si mise a fare Smiler with a Knife, un poliziesco che a sua volta non andò in porto (si dice che i due protagonisti avessero paura di rovinarsi la carriera lavorando per quel giovane regista inesperto, ma Welles smentì in seguito la cosa, dando la colpa alla casa di produzione) e finì così per occuparsi di Quarto potere. La sceneggiatura di Hearth of Darkness è qui.

Il signore degli anelli, con i Beatles

Se ne parlò davvero e fu anche scritta una sceneggiatura, pochi anni dopo la pubblicazione, a metà degli anni Cinquanta, dei libri di John Ronald Reuel Tolkien. Pare che si pensò a John Lennon per il ruolo di Gollum, a Paul McCartney per quello di Frodo, a Ringo Star per fare Sam e a George Harrison per interpretare Gandalf. Se siete interessati al genere, Scorsese pensò anche di fare Gangs of New York con i Clash.

Something got to give di George Cuckor

È l’ultimo film di Marylin Monroe, che morì prima di finire le riprese, e che – si dice – alle riprese si presentò spesso in pessime condizioni psico-fisiche. Era un rifacimento della commedia Le mie due mogli e parla di un uomo che dopo che la moglie viene data per morta si risposa, ma poi scopre che la prima moglie non era morta. Il film divenne famoso per la scena in cui Monroe – che a un certo punto fu pure licenziata per le sue continue assenze – nuota in una piscina. Del film esistono solo alcuni minuti, ma circa un anno dopo fu rigirato con altri attori e un nuovo titolo: Fammi posto tesoro, con Doris Day e James Garner.

Dune di Alejandro Jodorowsky

Prima che a dirigere questo film fosse David Lynch, nella metà degli anni Settanta ci si interessò il regista, attore e scrittore cileno Alejandro Jodorowsky, che aveva in mente grandi cose per adattare in film il romanzo di fantascienza di Frank Herbert. Ma Dune è una storia complicatissima e strapiena di personaggi e mondi, e al tempo si diceva che il film sarebbe potuto durare anche diverse ore. Per il cast Jodorowsky pensò a Orson Wells, Mick Jagger e Salvador Dalì, per la colonna sonora ai Pink Floyd. Non se ne fece niente, ma c’è chi dice che diversi film successivi – Alien e Star Wars per dirne due – rubacchiarono qualcosa alle idee che Jodorowsky ebbe per questo film che non diventò mai film. Anche in questo caso la storia è raccontata in un documentario, uscito nel 2013.

Ma anche

Se vi siete appassionati, potete continuare a immaginarvi una realtà parallela in cui questi progetti sono poi diventati film:

  • un film di Akira Kurosawa tratto da La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe
  • un film su Howard Huges diretto da Christopher Nolan (che non lo fece perché Scorsese fu più veloce)
  • un film di Bernardo Bertolucci tratto da f di Dashiell Hammett (nessuno lo finanziò temendo l’eccessiva violenza e l’approccio politico alla storia)
  • Who Killed Bambi?, un film con i Sex Pistols scritto dal critico cinematografico Rogert Ebert (qui c’è la sceneggiatura)
  • Nothing Lasts Forever: un film con Bill Murray e Dan Aykroyd in cui, in un futuro distopico, un uomo parla con dei senzatetto dotati di poteri magici che gli dicono che per esaudire il suo desiderio deve andare sulla Luna (su un autobus guidato da Bill Murray)
  • un film su Alessandro Magno diretto da Baz Luhrman

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