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Come certe domeniche mattina

Oggi compie quarant'anni una delle ballatone pop più formidabili di sempre: "Easy" dei Commodores

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Lionel Richie compie quest’anno 68 anni, e come altri musicisti di lungo corso ha di recente trovato maggiori indulgenze e riconoscimenti, o almeno più rispetto. Per un lungo periodo in gran parte del mondo, e anche da noi, è stato soprattutto quello di “All night long”, una canzonetta del 1983 non granché ma che ha rallegrato una fine di estate e poi tante stagioni successive di revival e nostalgie: dandogli grande successo, un sacco di soldi, e però anche la fama di quello di “All night along” (l’altra cosa enorme che ha fatto è stata di inventarsi “We are the world” con Michael Jackson). C’è da dire che è anche forse la sola cosa buona di quel genere che ha fatto nella sua carriera solista, di cui si salva un pugno di canzoni nella categoria “ballatona sentimentale”, di maniera, ma formidabilmente efficaci (“My love”, “Stuck on you”, “Hello”). E tutte figlie di “Easy”.

Prima di essere Lionel Richie di “All night long”, lui era stato uno dei due cantanti e principale autore dei Commodores, una band di compagni di scuola che si era formata nel 1968 a Tuskegee, in Alabama, e aveva avuto grandi successi statunitensi tra gli anni Settanta e Ottanta – ma a momenti anche internazionali – facendo un pop/soul con tendenze più funk all’inizio e più leggere poi. Il loro primo disco, che era del 1974, aveva dentro un pezzo che prosperò come sigla in mille occasioni nei decenni seguenti, “Machine gun”.

Invece il 18 marzo 1977, quarant’anni fa, uscì la loro canzone più memorabile e perfetta: tanto che molti anni dopo diventò una notevole cover da parte di una band con tutt’altre inclinazioni rock – i Faith no more – che la trovò ugualmente irresistibile. “Easy” fu pubblicata come singolo in anticipazione del quinto disco dei Commodores: l’aveva scritta Richie, e ha un testo in quel filone minoritario ma frequentato di canzoni d’amore la cui sostanza è “sai che c’è? Ti mollo, sto da solo, mi godo la libertà e le giornate radiose mi si aprono davanti dopo tanta fatica e sfinimenti”. «I’m easy like sunday morning» vuol dire in sostanza sto come certe domeniche mattina rilassate e spensierate.

“Easy” è formidabile per l’attacco di pianoforte, per lo srotolarsi precipitoso dei primi versi – «know it sounds funny but I just can’t stand the pain» – che precede le mollezze successive, per il coretto, e per il “uuh!” (enfatizzato nella versione dei Faith no more) che conclude il bridge prima dell’assolo di chitarra. È una cosa degli anni Settanta, con tutta la melassa e le ingenuità del caso, ma da finalissima di quel campionato.

 

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