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  • giovedì 16 marzo 2017

Chi sono i Verdi olandesi, che sono andati benissimo alle elezioni di ieri

Hanno un programma molto di sinistra e il loro leader – il 30enne Jesse Klaver– è stato definito il "Justin Trudeau" dei Paesi Bassi

Paesi Bassi
Jesse Klaver con la moglie al seggio elettorale, 15 marzo 2017 (ROBIN VAN LONKHUIJSEN/AFP/Getty Images)

Le elezioni politiche nei Paesi Bassi sono state vinte dal partito liberale di centrodestra del primo ministro uscente Mark Rutte (VVD), che ha mantenuto un ampio vantaggio su Geert Wilders e sul suo partito di estrema destra euroscettico, anti-immigrazione e anti-Islam (PVV), comunque arrivato in seconda posizione. Appello Cristiano (CDA) e Democratici 66 (D66), di centro, hanno ottenuto entrambi il 12 per cento circa. Il Partito Socialista (SP) ha ottenuto il 9 per cento dei voti (perdendo voti rispetto alle precedenti elezioni) così come GroenLinks (GL), il partito dei verdi che tutti i principali giornali internazionali indicano come vera sorpresa di queste votazioni. GroenLinks (GL) ha ottentuto 14 seggi rispetto ai 4 delle precedenti elezioni, praticamente quadruplicando il proprio risultato e diventando il primo partito nell’area della sinistra olandese, complice anche il tracollo dei laburisti, che avevano governato fin qui in coalizione col centrodestra di Rutte. GL è guidato da Jesse Klaver, soprannominato “Jessiah” e definito il “Trudeau olandese”, con riferimento al giovane primo ministro del Canada, Justin Trudeau, a cui vagamente assomiglia anche fisicamente.

GroenLinks è un partito liberale, di sinistra, europeista, e non ha mai fatto parte di una coalizione di governo. Poiché nessun partito è arrivato anche solo vicino ai 76 seggi necessari per avere la maggioranza parlamentare, è molto probabile che GroenLinks avrà nelle prossime settimane un ruolo importante nei colloqui e nei negoziati per formare il nuovo esecutivo. Marjolein Meijer, presidente di GL, ha parlato di un “risultato fantastico” e di “vittoria storica”, celebrata con un tweet che mostra una gif di Kermit che balla per la felicità.

GroenLinks si è formato 25 anni fa dalla fusione di quattro partiti politici: i comunisti, i socialisti pacifisti, i radicali e gli evangelici. È nato come un partito eco-socialista, con posizioni decisamente “non violente”. A differenza di molti altri partiti verdi in Europa, che sono nati da gruppi di attivisti ambientalisti, GroenLinks ha sempre avuto una dimensione sociale molto forte e tradizionalmente ha ottenuto sempre discreti risultati alle elezioni politiche, senza però mai entrare a far parte di una coalizione di governo. Con il passare del tempo il partito si è spostato su posizioni più moderate. GL ha messo al centro del suo lavoro e della campagna elettorale le politiche ambientaliste, il multiculturalismo, l’attenzione alle politiche sociali. Sono a favore della legalizzazione delle droghe leggere, della prostituzione, dell’eutanasia e del matrimonio tra persone dello stesso sesso. In Europa aderiscono al partito dei Verdi.

Dal maggio del 2015 GL è guidato da Jesse Klaver, che ha 30 anni, due figli di uno e tre anni, un padre marocchino e una madre di origine indonesiana. Klaver ha cominciato a fare politica e carriera molto velocemente nella formazione giovanile di GroenLinks: dal giugno del 2010 è membro della Camera dei Rappresentanti, la camera bassa del parlamento olandese. Klaver ha condotto la campagna elettorale in modo energico e prendendo posizioni molto chiare. Il suo slogan era “rivoglio indietro i miei Paesi Bassi”, ha detto che la risposta della sinistra all’ascesa dell’estrema destra in Europa deve essere quella di lottare per i propri ideali storici («Sostenete i vostri principi. Siate coerenti, a favore dei rifugiati, dell’Europa. Stiamo guadagnando slancio nei sondaggi. E penso che questo sia il messaggio che dobbiamo trasmettere all’Europa. È possibile fermare il populismo»); ha detto che «i valori dei Paesi Bassi sono e sono stati per secoli la libertà, la tolleranza, l’empatia» e che «i populisti li stanno distruggendo», e ha detto di voler cambiare la situazione, perché «è terribile» e «non è una cosa di cui essere fieri» quando «le persone che sono nate nei Paesi Bassi hanno la sensazione di non far parte di questa società». Tutto questo, scrive il Guardian, Klaver lo ha detto «con le maniche della camicia arrotolate e un sorriso in faccia».

Klaver è carismatico ed è il più giovane leader di un partito nei Paesi Bassi: prima delle elezioni ha costruito un forte seguito sui social media attraverso piccoli meetup locali ed eventi organizzati in locali dove si fa musica e a cui hanno partecipato dei rifugiati siriani che facevano rap prima dei comizi (la colonna sonora della sua campagna elettorale è stata “I Gotta Feeling” dei Black Eyed Peas). I suoi incontri durante la campagna elettorale sono stati i più partecipati e seguiti (quello di Amsterdam ha attirato ad esempio più di 5 mila persone mentre più di 5 mila l’hanno seguito in diretta su Facebook) e i suoi dibattiti televisivi sono stati considerati dei trionfi. Klaver è stato pesantemente attaccato dai suoi avversari (Geert Wilders ha definito i marocchini della “feccia”) ed è stato accusato di ingenuità: ma l’attenzione e l’entusiasmo nei suoi confronti si sono consolidati nel tempo. Lui dice di avere un programma «ambizioso», ma realizzabile: non parla di austerity e di tagli al welfare, diversamente da Rutte e dai laburisti, ma di sostenibilità ambientale, di integrazione, di politiche di tutela sociale e di “empatia” verso i migranti. Dice che «Ci siamo dimenticati dell’eguaglianza: i ricchi sono oggi troppo ricchi e i poveri troppo poveri».

GroenLink è tradizionalmente un partito di opposizione e il rischio di una trasformazione in negativo se diventasse ora un partito di governo potrebbe essere molto alto. Klaver ha però dichiarato di non essere spaventato da questa possibilità, di essere pronto a formare un governo di centro-sinistra con i socialdemocratici, i socialisti e i democratici cristiani e di credere che «la cooperazione sia necessaria per raggiungere i nostri obiettivi di cambiamento. Quello che non ho intenzione di compromettere sono i miei principi. Voglio assicurarmi che la società sarà più equa, voglio fare in modo che si combattano le disuguaglianze. E mi vengono in mente 50 modi diversi per fare questo. I modi sono negoziabili, ma non i principi». Diversi osservatori hanno fatto notare come Klaver abbia dimostrato la sua maturità politica negli ultimi giorni, in occasione della crisi diplomatica tra Turchia e Paesi Bassi, da quando cioè il primo ministro olandese Mark Rutte ha deciso di vietare l’ingresso nel proprio paese al ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu che avrebbe dovuto partecipare a un evento organizzato dalla comunità turca di Rotterdam a favore del Sì al referendum che deciderà se rafforzare i poteri del presidente turco Erdoğan. Klaver si è schierato con Rutte dicendo che Erdoğan sta provando «a dividere il paese: ma noi tutti insieme dobbiamo fare muro». Dicendo “noi” faceva riferimento a tutti i partiti che in quella precisa occasione hanno appoggiato il governo.

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