Il glifosato non è cancerogeno, secondo l’ECHA

L'Agenzia europea delle sostanze chimiche dice che non ci sono prove scientifiche per dire altrimenti, anche se l'OMS invita a più cautele nell'utilizzo dell'erbicida

(PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

L’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) ha deciso di non classificare il glifosato come sostanza cancerogena, dando nuovi elementi a sostegno delle aziende che lo utilizzano all’interno dei loro erbicidi. Secondo l’ECHA “le prove scientifiche a oggi disponibili non raggiungono i criteri per classificare il glifosato come cancerogeno, agente mutageno o tossico per la riproduzione”. La decisione dell’Agenzia sta facendo molto discutere perché il glifosato è da anni al centro di un ampio dibattito tra scienziati, organismi di controllo e aziende, che a seconda dei casi ne sostengono la pericolosità o meno. Le conclusioni dell’ECHA potranno essere utilizzate dall’Unione Europea per stabilire se rinnovare o meno i permessi per l’utilizzo del glifosato negli erbicidi, come richiesto da molte aziende, a cominciare dalla multinazionale statunitense Monsanto che lo impiega nel “Roundup”, uno dei suoi prodotti più venduti contro le piante infestanti nei campi coltivati.

Da dove arriva il glifosato
Fino al 2001 Monsanto deteneva il brevetto di produzione del glifosato. Scaduta l’esclusiva, la sostanza chimica è stata utilizzata da numerose altre aziende, facendola diventare la più ricorrente negli erbicidi venduti in Europa. Il composto chimico fu scoperto una prima volta negli anni Cinquanta in Svizzera, ma senza che ne fosse data notizia: 20 anni dopo fu riscoperto da Monsanto nell’ambito di ricerche sui sistemi per ridurre il calcare nell’acqua. L’azienda notò altre proprietà del glifosato negli anni seguenti, mettendolo infine in produzione nei suoi erbicidi, approvati per l’utilizzo nei campi da circa 130 paesi nel mondo, compresi quelli dell’Unione Europea.

Il glifosato ha avuto ulteriore successo negli ultimi decenni, in seguito all’introduzione di varietà di piante transgeniche resistenti al composto: in questo modo si possono diserbare i terreni senza causare danni alle piante coltivate. Secondo i dati riferiti al 2012, il glifosato è uno degli erbicidi più utilizzati in ambito agricolo in Italia. Il composto è molto diffuso, ma numerose organizzazioni ambientaliste ne contestano da anni la sicurezza e alcuni pronunciamenti contraddittori degli organismi di controllo hanno creato confusione, portando a campagne molto polarizzate sulla demonizzazione del glifosato o sulla sua glorificazione.

Cosa dicono EFSA e IARC
Nel novembre del 2015 l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha definito “improbabile” che il glifosato possa “costituire un rischio cancerogeno per gli esseri umani”. Le conclusioni erano basate su sei studi finanziati dalle aziende coinvolte nella produzione dell’erbicida, alcuni dei quali non pubblicati su riviste scientifiche, quindi senza i classici processi di revisione e controllo dei metodi e dei risultati ottenuti. L’annuncio dell’EFSA era in contraddizione con le conclusioni dell’International Agency for Research on Cancer (IARC), l’organismo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che svolge ricerche e prepara liste delle sostanze che in certe condizioni possono causare il cancro. La IARC aveva definito il glifosato “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”.

Un centinaio di esperti, compresi molti membri della IARC, scrissero allora una lettera aperta invitando a non tenere in considerazione le conclusioni dell’EFSA definite “non credibili perché non sostenute da prove”, con un’iniziativa insolita che fece molto discutere. I sostenitori delle conclusioni dell’EFSA fecero notare che la IARC prepara i suoi elenchi di sostanze pericolose sulla base di una valutazione del rischio: il glifosato potrebbe essere cancerogeno, ma anche guidare un’automobile può portare ad avere un incidente. Nella lista in cui è inserita la sostanza, la 2A, sono presenti diversi altri prodotti compresi le patatine fritte e i lavori che alterano il naturale ciclo sonno-veglia, per esempio.

Cosa c’entra l’ECHA
L’ampio dibattito intorno al glifosato ha rallentato notevolmente le attività di regolamentazione nell’Unione Europea, con i suoi stati membri che hanno dovuto rinviare l’approvazione del rinnovo per l’utilizzo della sostanza. Alla luce delle conclusioni contraddittorie degli organismi di controllo, l’UE aveva chiesto all’ECHA di verificare l’eventuale tossicità del composto. L’Agenzia ha concluso che non ci sono prove scientifiche per classificare il glifosato come cancerogeno, sulla base degli studi su animali ed esseri umani condotti finora. Il glifosato mantiene comunque la sua pericolosità per quanto riguarda il rischio di causare seri danni agli occhi e di essere tossico per flora e fauna negli ambienti acquatici.

Il parere dell’ECHA dovrà essere sottoposto a un’ulteriore verifica interna, poi sarà passato alla Commissione Europea, che potrà quindi riavviare il confronto con gli stati membri per portare a un rinnovo dell’uso del glifosato entro la fine dell’anno. Il processo è quindi ancora lungo e potrebbe incontrare nuovi ostacoli, anche perché le associazioni ambientaliste hanno già accusato l’ECHA di conflitto d’interessi, perché alcuni suoi membri hanno lavorato in passato per aziende chimiche. Un portavoce dell’Agenzia ha ridimensionato le accuse, ricordando che l’ECHA svolge controlli e revisioni su ogni dipendente e incaricato, per verificare che non abbia conflitti d’interessi.

Il processo negli Stati Uniti
Monsanto si è detta soddisfatta per la decisione dell’Agenzia europea, ma deve fare i conti con diversi altri problemi negli Stati Uniti, sempre legati ai suoi pesticidi. Mercoledì 15 marzo sono stati resi pubblici alcuni documenti di una causa legale, avviata da un gruppo di malati di cancro (linfoma non Hodgkin) e che si trascina da anni, nei quali si sollevano dubbi su presunti rapporti molto stretti tra Monsanto e alcuni dipendenti dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA). Uno dei suoi funzionari, Jess Rowland, avrebbe fornito informazioni a Monsanto su uno degli studi della IARC in lavorazione, dandole la possibilità di organizzare una campagna stampa per smontare i contenuti della ricerca ancora prima che fosse pubblicata. Rowland avrebbe anche promesso a Monsanto di fare tutto il possibile per evitare ulteriori indagini sul glifosato da parte del governo statunitense.

Petizione
L’attesa più grande rimane comunque per le decisioni che assumerà nei prossimi mesi l’Unione Europea sulla vicenda. Circa mezzo milione di persone ha firmato una petizione per chiedere alle autorità europee di bandire il glifosato. Se la richiesta, che comprende anche altre proposte per regolamentare più rigidamente il settore dei pesticidi, raggiungesse il milione di firme, la Commissione europea sarebbe obbligata a prendere in considerazione la proposta.

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