CASALETTO-LODIGIANO

Nuovo caso di cronaca, vecchio dibattito sulla legittima difesa

Stavolta se ne parla per quello che è successo a Casaletto Lodigiano, dove un commerciante ha ucciso un ladro sparandogli alla schiena

CASALETTO-LODIGIANO
L'esterno del bar-ristorante Osteria dei Amis a Casaletto Lodigiano (ANSA/ WEB/ STREET VIEW)

Alle 3.30 di venerdì 10 marzo Mario Cattaneo, titolare di un bar/tabaccheria a Gugnano – una frazione del comune di Casaletto Lodigiano, in provincia di Lodi – ha sparato a uno dei quattro ladri che erano entrati nel suo locale: Il ladro, colpito alla schiena, è stato trovato morto a circa 150 metri di distanza. Cattaneo ha 67 anni, è un cacciatore e ha diverse armi regolarmente registrate, compreso il fucile da caccia con cui ha sparato (una doppietta calibro 12): la procura di Lodi lo ha indagato per omicidio volontario, riaprendo un vecchio dibattito sui confini del reato di legittima difesa in casi del genere (soprattutto sulla base di politici di destra come Matteo Salvini e Giorgia Meloni). La particolarità di questo caso è che Cattaneo ha detto di non aver sparato per uccidere, e che anzi il colpo è partito accidentalmente durante una colluttazione con il ladro. I dettagli devono ancora essere chiariti, e la versione di Cattaneo al momento non è stata confermata da nessuna fonte indipendente.

Cosa sappiamo, in ordine

Cattaneo vive insieme alla moglie sopra all’Osteria dei Amis, di cui è titolare; nell’appartamento accanto vivono suo figlio, la compagna di suo figlio e i loro tre figli. I ladri – qualcuno dice tre, altri dicono quattro – sono arrivati per rubare un carico di sigarette che era stato consegnato al locale la mattina precedente. Non ci sono molte informazioni su chi siano queste persone: il Corriere della Sera ha parlato di una «banda di stranieri», la Stampa ha scritto che «gli inquirenti ipotizzano che sia dell’Europa dell’Est». A un certo punto Cattaneo e il figlio si sono accorti dell’intrusione, e hanno visto i ladri nel cortile davanti all’osteria con le sigarette già in un sacco. Cattaneo ha detto che i ladri avevano messo alcune sedie all’esterno della porta per impedire che fosse aperta facilmente.

Questa fase è però quella meno chiara, perché secondo quanto scritto dal Corriere della Sera, Cattaneo avrebbe detto di aver aperto la porta ma di essersi trovato davanti un’altra serie di mobili accatastati per evitare l’uscita e di aver quindi scelto di fare altro: «ho spostato un tavolo avvicinandolo allo stipite, vi sono salito e ho infilato la canna del fucile nell’abbaino. Però dall’altra parte qualcuno l’ha afferrata, ha cercato di strapparmi la doppietta. Ed è partito un colpo».

Il colpo ha raggiunto il ladro alla schiena: gli altri ladri hanno provato a scappare, senza che – sempre secondo quanto detto da Cattaneo – lui e suo figlio provassero a seguirli. Il cadavere dell’uomo colpito – che secondo Repubblica ha 28 anni ed è di origine rumena – è stato trovato circa 150 metri più avanti, alle sei del mattino. Gli altri ladri lo hanno spogliato per evitare che fosse riconoscibile e a dire dove trovarlo è stata una telefonata fatta al centralino dei carabinieri di Pavia. Le impronte del ladro ucciso non sono nei database della polizia; l’autopsia sul suo cadavere sarà fatta lunedì.

Un vicino di Cattaneo ha raccontato di essersi affacciato dopo aver sentito i rumori e di aver chiesto a Cattaneo: «L’hai preso?». Lui avrebbe risposto «sì», per due volte. Cattaneo è stato medicato in un ospedale a Lodi: aveva ferite a un braccio e a una gamba, probabilmente dovute al tentativo di aprire la porta e alla lotta con il ladro di cui ha parlato.

Già dieci anni fa Cattaneo fu coinvolto in un caso per certi verti simile, anche se con esito diverso: arrivarono dei ladri e lui li fece scappare grazie al suo fucile (il Corriere della Sera ha scritto che semplicemente mostrò loro «la doppietta, in quel caso scarica»; la Stampa ha scritto che sparò dei colpi in aria).

Le indagini

Le indagini per ora si stanno concentrando sull’identificazione del morto e degli altri ladri e sull’interrogatorio di Cattaneo. Alessandro Fulloni ha scritto sul Corriere della Sera che Cattaneo ha detto: «Non volevo uccidere. Volevo semplicemente spaventarli, mandarli via, allontanarli. Ma uno di loro ha afferrato la canna del fucile cercando di strapparmelo. Poi è partito un colpo». Ferruccio Corbetta, cognato di Cattaneo, ha raccontato: «Ho trovato Mario visibilmente provato, dispiaciuto per quello che è accaduto. Per quella morte di cui lui era assolutamente ignaro». Corbetta ha detto: «Abbiamo parlato per circa dieci minuti prima che lo prelevassero per interrogarlo. Me lo ha ribadito più volte: “Non volevo uccidere nessuno”. Figurarsi che sono stati proprio loro a chiamare i carabinieri per denunciare il furto. Nessuno immaginava che quel maledetto colpo potesse avere ammazzato una persona».

Domenico Chiaro, il procuratore di Lodi, ha detto che Cattaneo è stato indagato «a sua garanzia»: «Abbiamo ritenuto di sentirlo con le più ampie garanzie e quindi con un legale». Riguardo all’omicidio volontario, Chiaro ha detto: «È l’ipotesi più ampia per procedere alle necessarie verifiche e l’esito potrebbe essere anche quello di un procedimento per eccesso colposo di legittima difesa; oppure potrebbe trattarsi di legittima difesa e in questo caso vi potrebbe non essere un processo».

La questione della legittima difesa

Il fatto di cronaca che riguarda Cattaneo è stato paragonato a quello che nell’ottobre 2015 riguardò Francesco Sicignano, un pensionato di 65 anni, che a Vaprio d’Adda in provincia di Milano, sparò e uccise un uomo che era entrato in casa sua. Anche in quel caso c’erano un paio di cose non del tutto chiare e anche lui fu indagato per omicidio volontario (l’indagine finì con una richiesta di archiviazione), con conseguenti polemiche e dibattiti sulla legittima difesa.

In effetti il tema della legittima difesa e dei suoi limiti ritorna ciclicamente nel dibattito italiano, solitamente in corrispondenza di fatti di cronaca di questo tipo. La legittima difesa è disciplinata dall’articolo 52 del codice penale, che dice: «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa».

La norma è stata successivamente modificata nel 2006 durante il governo Berlusconi III, allo scopo di estendere il concetto di “legittima difesa” aggiungendo la legittimità dell’uso di un’arma da fuoco legalmente detenuta se al fine di difendere “la propria o altrui incolumità” oppure “i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione”. Ammettendo in questi casi la legalità dell’uso di un’arma, la modifica del 2006 ne ha quindi esteso la legittimità oltre i criteri iniziali della proporzionalità; quel criterio però rimane, ed è il motivo per cui poi, valutando caso per caso, i magistrati possono decidere se aprire indagini per eccesso colposo di legittima difesa o per presunti reati più gravi. Per esempio, la legittima difesa potrebbe non essere riconosciuta nei casi in cui venga attaccata una persona alle spalle o mentre sta scappando.

Il 12 febbraio Matteo Salvini, durante un’intervista a Sky TG 24, era già tornato sulla sua vecchia proposta di estendere ancora di più gli ambiti della legittima difesa: «C’è la legge sulla legittima difesa che da quattro anni aspetta di essere approvata in Parlamento, che cancella il reato di eccesso di legittima difesa e quindi viene incontro ai cittadini che si difendono, che non devono essere processati». Salvini si riferisce a una legge proposta nel 2015 dalla Lega Nord, che intendeva aggiungere questo comma all’articolo 52 del codice penale:

«Si presume, altresì, che abbia agito per difesa legittima colui che compie un atto per respingere l’ingresso, mediante effrazione o contro la volontà del proprietario, con violenza o minaccia di uso di armi da parte di persona travisata o di più persone riunite, in un’abitazione privata, o in ogni altro luogo ove sia esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale».

La proposta di legge è però stata ritirata nel marzo 2016, dopo che diversi esperti si erano detti scettici rispetto a eventuali modifiche di questo tipo, considerate eccessivamente ampie (in pratica, consentiva a chiunque di sparare a una persona che si introduceva in un’abitazione privata). Ora sembra che la Lega Nord insieme ad altri partiti di destra e centro-destra intenda nuovamente insistere in quella direzione, ma ancora non ci sono molte informazioni su modi e tempi di una nuova proposta di legge.

Nel frattempo la più recente novità sull’approccio alla legittima difesa è l’approvazione di un emendamento proposto dal Partito Democratico all’articolo 59 del codice penale. È un modifica che riguarda la «causa di giustificazione», e prevede che “la colpa dell’agente [cioè di chi ha compiuto la violenza] è sempre esclusa se l’errore riferito alla situazione di pericolo e ai limiti imposti è conseguenza di un grave turbamento psichico”.

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