Matteo Salvini
  • Italia
  • martedì 7 marzo 2017

L’accordo tra la Lega Nord e il partito di Putin

È stato firmato ieri ed è l’ultimo tentativo del governo russo di rafforzare i suoi rapporti con i gruppi populisti di tutta Europa

Matteo Salvini
Matteo Salvini a Mosca il 18 novembre 2016 (AP Photo/Ivan Sekretarev)

Lunedì la Lega Nord ha concluso un accordo di cooperazione e collaborazione con Russia Unita, il principale partito politico russo il cui leader indiscusso è il presidente Vladimir Putin. L’accordo è stato firmato ieri a Mosca da Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, e Sergei Zheleznyak, vicesegretario generale del Consiglio per le relazioni internazionali di Russia Unita. Il Financial Times ha scritto che l’intesa tra le due parti è «l’ultimo tentativo del Cremlino di sviluppare rapporti formali con gruppi populisti in vista delle elezioni che si terranno quest’anno e nelle quali le destre aumenteranno i loro consensi». Il Financial Times si riferisce ai molti paesi europei nei quali si andrà a votare nel 2017, tra cui Francia, Paesi Bassi e Germania. In Italia non si sa quando si terranno le prossime elezioni legislative, e ci sono almeno due partiti politici che negli ultimi mesi o anni hanno sviluppato dei forti rapporti con la Russia di Putin: la Lega Nord e in parte il Movimento 5 Stelle.

Il testo dell’accordo prevede che Lega Nord e Russia Unita «si consulteranno e si scambieranno informazioni sui temi di attualità, sulle relazioni internazionali, sullo scambio di esperienze nella sfera delle politiche per i giovani, dello sviluppo economico». Dopo l’incontro a Mosca, Salvini ha scritto sulla sua pagina Facebook alcuni dei temi che sono stati trattati con Zheleznyak: «Lotta all’immigrazione clandestina e pacificazione della Libia, lotta al terrorismo islamico e fine delle sanzioni contro la Russia, che sono costate all’Italia 5 miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro persi».

Di questi temi si parla ormai da mesi e la Lega Nord ha mostrato di avere posizioni molto diverse da quelle adottate negli ultimi anni dal governo italiano guidato dal Partito Democratico. Per esempio Salvini è d’accordo con un maggior coinvolgimento della Russia nelle faccende del Medio Oriente e vede gli sforzi bellici e diplomatici russi come una delle poche vie valide per stabilizzare l’area. Da questo punto di vista, la Lega Nord sembra condividere alcune posizioni espresse in passato dal Movimento 5 Stelle, anch’esso d’accordo con gli interventi russi in Siria e Libia (a fine febbraio la stampa italiana si era occupata del tentativo del M5S di organizzare un incontro a Roma tra esponenti del partito e alcuni leader libici nemici dal governo libico riconosciuto come unico legittimo dall’Italia e dall’ONU). In un’intervista al Populista, successiva a un incontro a Mosca con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, Salvini ha detto di apprezzare la politica russa in Libia, che è sostanzialmente diretta ad appoggiare il generale Khalifa Haftar, nemico del governo di unità nazionale sostenuto dall’ONU, e ha ringraziato Lavrov per l’intervento russo in Siria contro lo Stato Islamico (ma la Russia non è intervenuta in Siria per sconfiggere lo Stato Islamico, ma per garantire la sopravvivenza del regime di Bashar al Assad).

Un altro tema su cui negli ultimi mesi ha puntato molto la Lega Nord è la rimozione delle sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia dopo l’annessione russa della Crimea, nel marzo 2014: è un tema molto caro al governo russo, uno di quelli diventati centrali in tutti gli incontri che Russia Unita ha avuto con i partiti populisti europei. L’appoggio della Lega Nord alle politiche russe in Crimea non è una novità di oggi: lo scorso ottobre diversi esponenti della Lega Nord visitarono la Crimea, e Claudio D’Amico, un membro del partito, fu uno dei politici di estrema destra europei che monitorarono il referendum che sancì l’annessione della Crimea alla Russia – referendum che fu considerato da moltissimi illegale.

Secondo il Financial Times, durante l’incontro Salvini ha detto a Zhelezniak che il suo partito avrebbe lavorato «cosicché l’Italia abbia delle elezioni parlamentari reali, aperte come lo sono nel vostro paese», cioè in Russia. In realtà la Russia non ha elezioni né aperte né tantomeno libere. Il partito di Putin domina la politica russa da moltissimi anni e lo spazio per le opposizioni è praticamente inesistente: in Russia i veri gruppi di opposizione, come quello di Alexei Navalny, non sono rappresentati in Parlamento e spesso non vengono nemmeno autorizzati a partecipare alle elezioni. Poi ci sono le opposizioni chiamate “sistemiche”, cioè quelle che hanno una rappresentanza parlamentare ma che sono opposizioni per modo di dire, perché votano quasi sempre in linea con Russia Unita (quando nel 2014 il parlamentare siberiano Ilya Ponomarev fu l’unico a votare contro l’annessione russa alla Crimea, ne parlò tutto il mondo: a Ponomarev fu poi tolta l’immunità parlamentare e oggi vive in esilio autoimposto a Kiev, in Ucraina).

L’accordo con la Lega Nord non è un caso isolato nei rapporti internazionali che Russia Unita sta tenendo con diversi partiti europei. Nel 2016 aveva firmato un accordo con il Partito della Libertà austriaco, il cui leader Heinz-Christian Strache è andato molto vicino a vincere le elezioni presidenziali lo scorso dicembre. Ci sono stati diversi incontri anche con Franke Petry, leader del partito di estrema destra tedesco Alternativa per la Germania, e sopratutto con Marine Le Pen, leader del Fronte Nazionale in Francia, che il prossimo aprile tenterà di vincere le presidenziali francesi.

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