• Cultura
  • giovedì 23 febbraio 2017

Fotografie tra guerra e pace

Quelle che il fotografo italiano Alessandro Rota ha scattato negli ultimi anni tra Iraq, Sud Sudan, Somalia, Senegal e Afghanistan, in mostra a Milano

Alessandro Rota

Da oggi, 23 febbraio, all’11 marzo la galleria Expowall di Milano ospiterà una mostra sul fotografo italiano Alessandro Rota, intitolata “Fotografie di Guerra | Fotografie di un Progetto di Pace”: raccoglie le immagini che Rota ha realizzato negli ultimi anni in luoghi di conflitto e quelle del reportage realizzato in Senegal nel dicembre 2016.

Alessandro Rota è nato nel 1988, vive a Milano ed è un fotografo freelance. Negli ultimi anni ha lavorato in zone di conflitto come Iraq, Afghanistan, Sud Sudan e Somalia e le sue fotografie sono state pubblicate su diversi giornali internazionali, compreso il Guardian. Le foto del reportage commissionato da Expowall sono invece fotografie “di pace”: raccontano il lavoro della onlus Yungar per la pace e mostrano i progetti di sviluppo realizzati in villaggi intorno a Fimela, nella regione del Sinè-Saloum. Qui la onlus aiuta gli abitanti locali in diversi modi, con corsi di alfabetizzazione e con aiuti economici, nell’agricoltura e nell’assistenza medica.

Rota ha studiato design al politecnico di Milano e fotogiornalismo in diverse scuole importanti tra Milano e Londra. Ha lavorato ad Amsterdam all’agenzia NOOR e ha collaborato con la facoltà di Design del politecnico di Milano e con il Centro di Ricerca per la Comunicazione della Monash University. Sul suo lavoro racconta che «Afghanistan, Iraq, Sud-Sudan e Somalia sono paesi lontani: lontani geograficamente, lontani dal vissuto quotidiano e da tutto ciò a cui siamo abituati. Paesi che ho visitato nel corso degli ultimi tre anni per raccontare storie di conflitto. Considero la fotografia un linguaggio e ogni immagine fotografica un frammento di realtà rubato allo scorrere inesorabile del tempo. Un’immagine è capace di avvicinare le società e scuotere gli animi mettendoci davanti alla condizione di altri esseri umani».

Sul Post abbiamo pubblicato diversi lavori di Rota (e altri si possono vedere sul suo sito): le foto sul land-grabbing in Indonesia (ovvero l’acquisizione – a volte forzata – di grandi porzioni di terra da parte di società nazionali o straniere che la utilizzano per lo sfruttamento industriale); il reportage Radical Routes sulla vita “alternativa” di comuni, collettivi e cooperative anti-capitaliste nel Regno Unito; quello sulle donne incinte in Sud Sudan e le foto di uno sbarco di migranti al porto di Pozzallo.

Mostra commenti ( )