Il capo di Samsung è stato arrestato

Lee Jae-yong è accusato di avere comprato con tangenti l'appoggio del governo sudcoreano, per estendere il proprio controllo sull'azienda

Il vicepresidente di Samsung Electronics, Lee Jae-yong (AP Photo/Ahn Young-joon)

Lee Jae-yong, vicepresidente di Samsung Electronics e di fatto il capo di Samsung Group, il più grande produttore di smartphone Android al mondo, è stato arrestato a Seul, in Corea del Sud, con le accuse di corruzione, falsa testimonianza e appropriazione indebita. Lee era già indagato da tempo, nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria avviata per un presunto versamento di 43 miliardi di won (35,6 milioni di euro) a Choi Soon-sil, una conoscenza di vecchia data della presidente Park Geun-hye, per avere l’appoggio del governo nel passaggio di potere all’interno dell’azienda. Park è sotto impeachment dal dicembre scorso con le accuse di corruzione e di avere ricevuto tangenti da diverse aziende sudcoreane.

L’arresto di Lee è stato disposto nelle prime ore di venerdì (in Italia era la notte di giovedì) da un tribunale di Seul. Tra processo e formulazione della sentenza, il procedimento giudiziario potrebbe durare circa 18 mesi, cosa che renderà necessaria una riorganizzazione di parte della dirigenza di Samsung. La decisione dell’arresto si è resa necessaria perché – secondo i giudici – c’era il rischio che Lee potesse occultare o distruggere alcune prove, essenziali per ricostruire il presunto giro di tangenti e favori nei confronti di Park. I giudici hanno invece respinto la richiesta dell’accusa di arrestare anche il presidente di Samsung Electronics, Park Sang-Jin. Nei prossimi mesi è probabile che sarà lo stesso Park a rilevare alcune delle responsabilità di Lee nell’azienda.

La notizia dell’arresto sta facendo molto discutere investitori e analisti, perché Lee si stava preparando da anni a ereditare la società di famiglia dal padre, Lee Kun-hee, che aveva lasciato Samsung nel 2008 in seguito a uno scandalo sulla gestione di alcuni fondi illeciti. Il padre di Lee era tornato al comando dell’azienda un paio di anni dopo, ma a causa di un attacco di cuore nel 2014 e delle sue condizioni di salute piuttosto precarie, negli ultimi anni buona parte della gestione aziendale era passata al figlio Lee, che ha 48 anni e che formalmente è solo responsabile di Samsung Electronics, una delle divisioni del gruppo, seppure tra le più importanti e redditizie.

In un breve comunicato, Samsung ha detto che l’azienda “farà del proprio meglio per assicurarsi che sia rivelata la verità nei procedimenti giudiziari”. Alla borsa di Seul il titolo della società ha perso meno dell’1 per cento: la notizia non ha sorpreso più di tanto gli analisti, perché erano preparati da settimane alla possibilità di un arresto di Lee. I pubblici ministeri avevano già chiesto di arrestare Lee lo scorso gennaio, ma il tribunale aveva negato la richiesta il 19 gennaio per mancanza di prove sufficienti. Lee era stato sottoposto a un nuovo lungo interrogatorio, durato 15 ore, lunedì scorso grazie al quale erano stati trovati indizi consistenti circa l’occultamento di alcuni fondi all’estero, con denaro “ottenuto attraverso attività illecite”.

Un portavoce degli inquirenti ha spiegato che le indagini più recenti hanno portato ad accertare non solo il caso di corruzione legato alla successione in Samsung, ma anche l’esistenza di altri passaggi di denaro, che sarebbero stati utilizzati per facilitare la fusione tra due aziende di Samsung, Cheil Industries e Samsung C&T Corp., la cui unione approvata nel 2015 consentì a Lee di ampliare la propria area d’influenza all’interno del gruppo. All’epoca il governo nazionale aveva fatto pressioni sul sistema pensionistico nazionale (principale azionista di Samsung C&T Corp.) per dare sostegno alla fusione, secondo gli inquirenti in cambio del pagamento di alcune tangenti tra i cui beneficiari ci sarebbe stata Park attraverso conoscenti come Choi.

Samsung ha sempre negato queste circostanze, respingendo le accuse e proteggendo la transizione verso Lee. I massimi dirigenti delle varie divisioni di Samsung hanno enormi poteri nella gestione degli affari, mentre di solito il presidente del gruppo ha un ruolo più passivo e di rappresentanza. Tuttavia, le decisioni su nuove acquisizioni, fusioni e cambiamenti dei manager sono decise dal presidente e dal suo stretto giro di collaboratori. Samsung Group continuerà a funzionare senza particolari problemi nei prossimi mesi anche in assenza di Lee, ma il suo arresto potrebbe rallentare il rinnovamento della dirigenza.

A fine 2016, Lee aveva testimoniato davanti a una commissione del Parlamento sudcoreano, negando di avere ordinato donazioni di qualsiasi tipo in cambio di trattamenti di favore, escludendo di avere ricevuto un sostegno illecito dal governo per la fusione di Cheil Industries e Samsung C&T Corp. Lee aveva però confermato di avere avuto alcuni incontri privati con Park e che Samsung, più o meno nello stesso periodo, aveva fornito un cavallo dal valore di oltre 800mila euro per le lezioni di equitazione della figlia di Choi, conoscente di Park.

Samsung è la più grande azienda della Corea del Sud ed è uno dei più grandi produttori al mondo di elettronica. Tra arresto, processo e indagini su altri dirigenti ci potrebbero essere serie ripercussioni per il gruppo, che negli ultimi mesi ha già dovuto affrontare una seria e costosa crisi legata ai suoi Galaxy Note 7 difettosi. L’azienda ha dovuto ritirarli dal mercato dopo che si era scoperto che le loro batterie potevano esplodere, producendo grandi quantità di fumo e in alcuni casi principi d’incendio. Il nuovo smartphone, presentato in estate, avrebbe dovuto fare diretta concorrenza agli iPhone 7 presentati da Apple, soprattutto nel periodo degli acquisti natalizi di solito molto redditizio. Il danno per Samsung è stato di svariati miliardi di euro, senza contare i problemi di immagine.

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