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Le cose che ha fatto Al Jarreau

di Matt Schudel – The Washington Post

È morto il 12 febbraio a 76 anni, era uno dei più formidabili cantanti della sua generazione, capace di fare jazz, soul e pop bene come pochi altri

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Al Jarreau al Montreux Jazz Festival, a Montreux, in Svizzera, nel 2007 (FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)

Al Jarreau, un cantante vincitore di molti Grammy Award con una versatile voce da tenore e una vibrante presenza sul palco che ha assottigliato il confine tra musica jazz, soul e pop, è morto il 12 febbraio a 76 anni in un ospedale di Los Angeles. La notizia è stata annunciata dal suo addetto stampa, Joe Gordon, che ha detto che Jarreau era stato in cura per esaurimento dopo aver annunciato di recente il suo ritiro dai tour. Al momento la causa della sua morte non è nota.

Jarreau veniva genericamente classificato come cantante jazz, ma aveva uno stile eclettico e unico, raffinato nel corso di anni di apprendistato oscuro in nightclub poco frequentati. Pubblicò il suo primo disco soltanto nel 1975, a 35 anni, ma nel giro di altri due avrebbe vinto il primo dei suoi sette Grammy e attirato un grande seguito. Nonostante fosse definito «l’acrobata dello scat» per il modo in cui aveva adottato lo stile di canto veloce e con testi senza significato dei musicisti jazz bebop, Jarreau non si limitò al genere musicale di una generazione precedente alla sua. Il suo approccio metteva in risalto la ricchezza di percussioni e i suoni amplificati elettronicamente della musica rhythm-and-blues e funk, e aveva il particolare dono di riuscire a riprodurre qualsiasi rumore e il suono di quasi tutti gli strumenti musicali. «Jarreau imita gli strumenti elettronici e le percussioni degli anni Settanta», scrisse il critico Robert Palmer su Rolling Stone nel 1979, «ma non fa solo questo. Se ne sta lì e fa sembrare tutto naturale, cantando in modo così dolce e non affettato da far pensare che questa incredibile ricchezza vocale sia capitata per caso».

Dopo aver ottenuto premi e consensi come cantante jazz Jarreau trovò un pubblico più ampio con il suo disco del 1982 Breakin’ Away, che vendette oltre un milione di copie e conteneva il successo “We’re in This Love Together”, che arrivò nella classifica delle venti canzoni più vendute negli Stati Uniti. Il disco vinse i Grammy Award nella categorie jazz e pop vocal, portandogli grande fama. Da lì a poco Jarreau iniziò a comparire in televisione, ad andare in tour con una band di dieci membri ed esibirsi su palchi con luci da teatro e coreografie di ballo. Sembrava vicino a una svolta popolare che però non arrivò mai davvero. Nonostante i Grammy Award e i crescenti apprezzamenti, Jarreau si lamentava del fatto che Lionel Richie, Stevie Wonder e Al Green vendessero più dischi di lui, sebbene per molte persone – tra cui lo stesso Jarreau – non avessero le sue capacità vocali. Col passare degli anni Ottanta, Jarreau esplorò anche il rock, il reggae e la world music, registrando anche la sigla della serie TV Moonlighting. Il suo album del 1992 Heaven and Earth vinse un Grammy come migliore performance vocale R&B, portando così Jarreau a vincere il premio in tre categorie diverse.

Jarreau ha anche lavorato in altri campi: si esibì con orchestre sinfoniche e nel 1996 interpretò il ruolo di Teen Angel a Broadway per la versione teatrale di Grease. Col passare del tempo tornò alla sua prima ispirazione, il cosiddetto straight-ahead jazz. Nel 2004 registrò un album di jazz classico chiamato Accentuate the Positive, che comprendeva canzoni di Dizzy Gillespie, Duke Ellington e Johnny Mercer e venne considerato come un ritorno trionfante al genere. «In realtà è il mio primo disco jazz», disse Jarreau a Billboard, «tutto quello che ho fatto prima era pop e R&B. Questo disco è un ringraziamento al genere di musica che mi ha reso la persona che sono oggi».

Alwyn Lopez Jarreau nacque il 12 marzo 1949 a Milwaukee, in Wisconsin. Suo padre, originario di New Orleans, era un predicatore della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, mentre la madre lavorava come insegnante di pianoforte. Jarreau cantava gospel in chiesa e doo-wop agli angoli delle strade, assorbendo i molti stili musicali dell’incrocio di culture che era la sua città. Già da piccolo ascoltava Nat King Cole, Billy Eckstine, Sarah Vaughan e Ella Fitzgerald, ma le sue due influenze maggiori furono il cantante di scat jazz Jon Hendricks e Johnny Mathis, famoso per le sue raffinate ballate. «Gran parte di quello che sono è descritto nelle qualità di questi due – l’appassionato cantante jazz e il cantante di ballate – e nel modo in cui si esibivano», raccontò Jarreau nel 2005, «lì da qualche parte c’è anche un artista R&B che è andato all’università del Motown».

Jarreau era anche un eccellente atleta. Fece un provino con la squadra di baseball dei Milwaukee Braves e giocò a basket al Ripon College, in Wisconsin, dove si laureò nel 1962. Al college e alla successiva scuola di specializzazione cantò in orchestre da ballo, ottenendo la laurea magistrale in riabilitazione professionale alla University of Iowa nel 1964. Dopo essersi trasferito a San Francisco, Jarreau si occupò di sostegno ai disabili di giorno cantando nei jazz club di notte. Dopo aver lasciato il lavoro nel 1968, si dedicò completamente alla musica. Collaborando con un chitarrista brasiliano imparò a riempire gli spazi musicali vuoti con improvvisazioni espressive. Ideò versioni creative di canzoni di Joni Mitchell e dei Beatles, ne scrisse di originali e sembrava a suo agio con qualsiasi stile musicale.

Nel 2007 Jarreau vinse altri due Grammy per Givin’ It Up, un disco realizzato con il chitarrista George Benson. Continuò a essere richiesto negli studi di registrazione e per concerti in tutto il mondo anche dopo aver superato i settant’anni. Gli fu assegnata una stella sulla Hollywood Walk of Fame nel 2001, presentò un programma televisivo sulla televisione pubblica americana che parlava di canto jazz e creò un fondo per delle borse di studio alla University of Wisconsin di Milwaukee, per gli studenti interessati a diventare insegnanti.

Jarreau divorziò dalla prima moglie Phyllis Hall. Lascia la seconda moglie, Susan Player, con cui è stato sposato per 39 anni, e il figlio nato dal secondo matrimonio.

Jarreau – che non era il tipo di persona che rimaneva a lungo nello stesso posto, fisico o musicale – descrisse il suo approccio in costante evoluzione al Chicago Tribune nel 1989. «Indipendentemente da quale delle sue forme venga considerata come la più pura, il jazz è una forma dinamica e mutevole», disse, «non sarà mai uguale a quello degli anni Trenta, Quaranta o Cinquanta, perché il jazz cambia e risponde all’ambiente in cui si trova. Questo ambiente comprende le influenze di Michael Jackson, Sting e dell’hip-hop tanto quanto quelle di Charlie Parker o del bebop».

© 2017 – The Washington Post

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