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In Mongolia i cittadini stanno regalando soldi al governo

di Robbie Gramer – Foreign Policy

Per aiutarlo a ripagare il debito pubblico, nella speranza di un salvataggio da parte della Cina e del Fondo Monetario Internazionale

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(Paula Bronstein/Getty Images)

La Mongolia ha finito i soldi ma ha un conto molto alto da pagare: un conto da quasi 540 milioni di euro. Per questo i suoi cittadini stanno donando soldi, gioielli e addirittura cavalli al governo, per aiutarlo a resistere in attesa di un salvataggio internazionale. A marzo la Mongolia ha una scadenza per il pagamento di 540 milioni di euro in titoli di stato ai fondi, ai risparmiatori e alle banche che li hanno comprati. Nel mezzo di una storica crisi economica, il governo sta negoziando un salvataggio con la Cina e il Fondo Monetario Internazionale, che però potrebbe non arrivare in tempo. Il primo ministro Jargaltulga Erdenebat ha detto di non aver chiesto ai cittadini di donare soldi e oggetti di valore (ci sono anche dei cavalli, racconta Reuters), ma ha aggiunto anche che il suo governo non rifiuterà il loro aiuto. «Il governo non può impedire che i cittadini organizzino una campagna», ha detto Erdenebat, e ha aggiunto che «il governo destinerà le donazioni alla sanità, all’istruzione, a iniziative per ridurre lo smog e alle infrastrutture pubbliche».

La Mongolia ha estremo bisogno delle donazioni: in questo periodo l’economia locale è passata dalla crescita superiore al 9 per cento di qualche anno fa a un crollo. Tra i motivi c’è la dipendenza del paese dal settore estrattivo: è stata un’ottima strategia durante il boom delle materie prime, ma si è rivelata poco brillante quando i prezzi si sono abbassati e clienti essenziali come Russia e Cina hanno iniziato a comprare meno minerali. «Una grande espansione del settore estrattivo non è una strategia di sviluppo sostenibile», ha detto a Foreign Policy Katie Putz, esperta di Asia centrale della rivista Diplomat. Putz ha raccontato che negli ultimi anni gli investimenti stranieri in Mongolia sono scomparsi e il prezzo delle materie prime è calato, mentre la recessione in Russia e il rallentamento della Cina hanno danneggiato l’economia del paese causando un calo nell’economia nel 2016. A peggiorare le cose è arrivato il dzud, una pesante combinazione di venti e siccità che ha avuto effetti disastrosi sulla steppa dell’Asia centrale. La Mongolia deve ancora riprendersi da un dzud del 2016 che ha causato la morte di oltre un milione di animali, tra cui molti capi di bestiame. Nel migliore dei casi la crescita della Mongolia nel 2017 sarà dell’1,4 per cento, stando all’Asian Development Bank.

Per far fronte alla situazione, la Mongolia ha ridotto la spesa destinata a welfare e servizi pubblici, nonostante l’alta disoccupazione. La proprietaria di un negozio del paese ha raccontato a Nikkei Asian Review che tra le persone che conosce, otto su dieci hanno perso il lavoro durante la crisi, e faticano a sopravvivere. «Stanno rinunciando anche a cibi essenziali per alimentare le stufe. Nel mio negozio ci sono pochissimi clienti», ha detto.

Il primo ministro Erdenebat assicura di aver trovato una soluzione per rispettare la scadenza di marzo per il pagamento dei titoli di stato, ma gli analisti finanziari sono scettici. Dato che una soluzione miracolosa non esiste, la decisione sul salvataggio da parte del Fondo Monetario Internazionale sarà un momento fondamentale per il futuro della Mongolia. «Se non ottengono il salvataggio del Fondo Monetario Internazionale da dove prenderanno le risorse per ripagare i titoli, senza le quale non potranno emetterne altri per finanziarsi di nuovo? È come il paradosso dell’uovo e della gallina», ha detto a Reuters un trader di Hong Kong.

© 2017 – Foreign Policy

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