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La storia della donna morta a causa del “muslim ban” era falsa

Era stata raccontata da suo figlio e ripresa molto anche in Italia come esempio degli effetti negativi dell'ordine di Trump, ma è una bufala

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Da qualche giorno sta circolando la notizia di una donna di 75 anni morta in Iraq sabato scorso dopo che – a causa del divieto di Trump sull’immigrazione da certi paesi – le era stato impedito di tornare negli Stati Uniti, dove viveva dal 1995, per curarsi. La storia era stata raccontata dal figlio della donna, cittadino americano, al canale televisivo locale di Detroit Fox2 e poi era stata ripresa molto anche da altri giornali: in Italia ne avevano scritto Repubblica, lo Huffington Post e Blitz (Repubblica ha poi parzialmente rettificato l’articolo). Successive indagini di Fox2, però, hanno mostrato che la storia è stata parzialmente inventata: è vero che la donna è morta ma almeno 5 giorni prima dell’introduzione del divieto di Trump (che ha bloccato per 90 giorni l’ingresso negli Stati Uniti di persone provenienti da 7 paesi a maggioranza musulmana tra cui l’Iraq).

La storia era stata raccontata dal figlio della donna, Mike Hager, un uomo di origini irachene che si era trasferito negli Stati Uniti con la sua famiglia durante la Guerra del Golfo e che aveva successivamente lavorato come traduttore per l’esercito statunitense durante la più recente guerra in Iraq. Hager aveva raccontato che sua madre 75enne e altri membri della famiglia erano tornati in Iraq per salutare amici e parenti, e che lui era tornato a prenderla perché lei si era ammalata e aveva bisogno di cure urgenti. Venerdì 27, aveva raccontato Hager, lui e i suoi familiari erano stati fermati all’aeroporto da cui stavano partendo verso Detroit, dove vivono, a causa del divieto imposto da Trump poche ore prima. Hager aveva detto che la sua famiglia era stata fermata prima di imbarcarsi e che a lui soltanto era stato permesso di viaggiare perché cittadino americano. Sua madre, che pure aveva un permesso di residenza permanente negli Stati Uniti, era morta il giorno successivo.

Riprendendo la storia di Hager, Repubblica aveva riportato alcuni virgolettati dell’intervista a Fox2 e aveva scritto che “è emblematica per capire quanto possa essere pericolosa una misura draconiana e indiscriminata come la recente stretta del neopresidente contro gli arrivi di qualsiasi immigrato da sette paesi a maggioranza musulmana”. Dopo l’introduzione delle regole decise da Trump, per almeno due giorni in molti aeroporti degli Stati Uniti e di tutto il mondo ci sono stati gravi problemi per molte persone che stavano viaggiando verso gli Stati Uniti: inizialmente anche quelle con un visto permanente erano state fermate, nella confusione derivante dalla scarsa chiarezza dell’ordine esecutivo.

Dopo aver ricevuto alcune richieste di chiarimento, Fox2 ha indagato più a fondo per verificare la versione raccontata da Hager: ha scoperto che diverse cose sono false e che non è possibile mettere in relazione il cosiddetto “muslim ban” con la morte di sua madre, avvenuta cinque giorni prima. Fox2 ha parlato con Husham Al-Hussainy, imam di una moschea di Detroit a cui Hager il 19 gennaio aveva detto di voler partire per l’Iraq per stare con sua madre gravemente malata. Husham Al-Hussainy ha detto che, secondo le sue informazioni, la morte della madre di Hager è avvenuta il 22 gennaio, cosa confermata anche da un post su Facebook di Hager di quel giorno: Fox2 ne ha ottenuto uno screenshot ma da allora è stato cancellato. Fox2 ha provato a mettersi nuovamente in contatto con Hager per avere un suo commento, senza successo. Anche il Washigton Post ha provato senza successo a parlare con Hager, alcune fonti vicine alla sua famiglia hanno tuttavia detto di ritenere che la storia sia stata inventata. L’unica persona che per ora ha confermato i fatti come raccontati da Hager è suo cugino, che però non ha fornito nessuna prova di quello che sostiene.

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