Grandi scene da musical, se vi è rimasta voglia

Per chi ha visto "La La Land", il film che ha tolto la polvere a un genere che ha una lunga storia hollywoodiana e non solo

(Da "Spettacolo di varietà")

Subito dopo l’uscita di La La Land, il film protagonista della stagione cinematografica e candidato a un sacco di Oscar, negli Stati Uniti si è cominciato a discutere del “ritorno del musical” e se si trattasse di un genere riscoperto nei suoi canoni tradizionali – dopo i più rari esperimenti diversi degli ultimi decenni, come Moulin Rouge – oppure di una rivisitazione innovativa. Di sicuro non era un genere di gran moda ultimamente, e la stessa produzione di La La Land era stata giudicata piuttosto rischiosa: ma visto com’è andata, e considerato che un tema stesso del film è la nostalgia dei classici e dei bei tempi andati, è l’occasione per recuperare alcune delle scene di ballo e coreografie più famose e spettacolari della storia, che molto del pubblico attuale di La La Land non ha probabilmente mai visto.

Spettacolo di varietà, 1953: il ballo a Central Park

Anthony Lane, leggendario critico del New Yorker, ha detto che è la sua scena preferita di sempre, La La Land. È un film – musical, ovviamente – di Vincente Minelli (grande regista, marito di di Judy Garland e padre di Liza Minnelli) con protagonisti Fred Astaire e Cyd Charisse. Parla di un regista con grandi ambizioni artistiche che prova a cambiare praticamente tutto di un musical di Broadway che è stato chiamato a dirigere: dovrebbe essere una commedia leggera, ma lui vuole trasformarla in una cosa molto più pesante e concettuale. La canzone esisteva già dal 1931, ma entrò nella storia dei film musical quando la accoppiarono a questa scena in Central Park, il grande parco di Manhattan, a New York.

Cantando sotto la pioggia, 1952: “Moses Supposes”

Una delle esibizioni più formidabili nella categoria “non romantico” e nel più raro repertorio del doppio protagonista maschile, con grandi acrobazie di tip-tap. Il film – che ha quella scena di ballo nella pioggia e col lampione ancora più celebre – è ambientato negli anni Venti, nel periodo di passaggio tra il cinema muto e i film con il sonoro.

Hair, 1979: Central Park, di nuovo

È un musical drammatico diretto da Miloš Forman, il regista di Qualcuno volò sul nido del cuculo Amadeus. È uno dei film più belli del genere in un periodo di transizione tra la fine del musical nei suoi anni ruggenti e la sua riscoperta, con impegno post-sessantottino: ispirato a un omonimo musical di Broadway, con cambiamenti nella trama e nella sequenza delle canzoni. Il film parla di pacifismo, guerra in Vietnam e cultura giovanile di quegli anni.

È sempre bel tempo, 1955: “Mi piaccio”

Un altro musical di Stanley Donen con Gene Kelly. Parla di tre ex soldati che hanno combattuto la Seconda guerra mondiale e si incontrano di nuovo dopo che non si sono visti per molti anni. E diverse grandi canzoni. In questa – “I Like Myself” – c’è Kelly che fischietta, pattina e spiega cantando perché si sente così bene alla fine di un giorno insolito in cui l’amore gli ha fatto vedere le cose da una diversa prospettiva. Tip-tap coi pattini e Gene Kelly che fa il fenomeno. Per un certo periodo gli appassionati si divisero tra i fan dell’aerea raffinatezza di Fred Astaire e quelli della muscolare eleganza di Gene Kelly. Poi il mondo è diventato muscolare, e Kelly ha stravinto.

Les Demoiselles de Rochefort, 1967: autisti ballerini

Anthony Lane ha scritto anche che per la sua attitudine e per quanto e come cita certi film La La Land è da considerarsi «mezzo francese». Una delle evidenti ispirazioni è Les Demoiselles de Rochefort, che in Italia arrivò con una versione più corta di circa mezz’ora e con il titolo Josephine. Per come inizia, ricorda molto l’inizio di La La Land. Il regista è Jacques Demy e il film è un esempio di come, nella loro ammirazione per la letteratura cinematografica americana, i registi francesi della Nouvelle Vague si impegnarono anche sul musical, con alcuni memorabili risultati. Demy è anche il regista di un altro famosissimo film del genere, Le parapluies de Cherbourg.

Grease, 1978: “That’s the way it should be”

Il musical romantico del 1978 con John Travolta e Olivia Newton-John. Il regista è Randal Kleiser e il film lo si conosce anche senza averlo visto. È il musical di maggior successo commerciale della storia; il Cantando sotto la pioggia di chi era troppo giovane per Cantando sotto la pioggia. Qui siamo verso la fine, come ricorderete. Parlando della fine-fine, qui c’è una strampalata teoria, comunque smentita dall’autore della storia.

Bande à part, 1964: prima di Mia Wallace e Vincent Vega

Un film di Jean-Luc Godard, uno dei più grandi registi della Nouvelle Vague francese, con questa scena diventata di culto, e citata da Quentin Tarantino in Pulp Fiction. Tarantino stesso per qualche anno ebbe una società di produzione cinematografica chiamata A Band Apart.

West side story, 1961: da record, per ora

È Romeo e Giulietta, praticamente: solo che a New York, negli anni Cinquanta. Lo diressero Jerome Robbins e Robert Wise ed è il film musical che, per ora, ha vinto più premi Oscar nella storia del cinema: 10. La La Land ha 14 nomination, ma siccome due sono nella stessa categoria potrebbe vincere al massimo 13 premi: non è però ovviamente detto che li vinca tutti e c’è quindi da vedere se il record di West side story continuerà a resistere. Questa canzone rientra nel filone gruppi-di-maschi contro gruppi-di-femmine. Anche qui ci sono dei “la la”, quelli di “la-la-la-America”.

The Rocky Horror Picture Show, 1975: fuori dagli schemi

Lo diresse Jim Sharman ed è tratto da un omonimo spettacolo teatrale di due anni prima. È una reinvenzione del musical con approcci comici e temi di travestitismo e sessualità, di leggendario successo e culto. Il Time Warp, parodia di “nuovi balli”, divenne popolarissimo.

Mamma Mia!, 2008: Meryl Streep

Tra le mille cose diverse che ha fatto Meryl Streep, c’è anche cantare in un musical. È un adattamento per il cinema di un omonimo musical basato sulle musiche degli Abba, il famosissimo gruppo svedese. Prende il titolo da una loro canzone famosa. Il film – che in realtà non fu particolarmente apprezzato – fu il momento più potente di una riscoperta/sdoganamento della band svedese degli Abba, di grande successo con canzonette pop piuttosto kitsch negli anni Settanta.

Cantando sotto la pioggia, 1952: O’Connor e il manichino

Un’altra scena da Cantando sotto la pioggia di grande effetto comico-acrobatico con Donald O’Connor. Che altrimenti si finisce per parlare solo di Gene Kelly, sbagliando.

È nata una stella, 1954: Judy Garland

Il regista è George Cukor ed è uno dei due musical più famosi di Judy Garland: l’altro è Il mago di Oz, del 1939. Parla di una diva del cinema che aiuta una giovane attrice a farsi strada nel mondo del cinema. Ce ne sono diverse versioni, e la più lunga dura circa tre ore. Bosley Crowther del New York Times scrisse che era «uno dei più grandi e struggenti drammi del cinema». Disse però di preferire l’originale, uscito nel 1937.

All That Jazz , 1979: ballo di gruppo

Il regista è Bob Fosse, quello di Cabaret. Ci sono Roy Scheider e Jessica Lange ed è stato descritto come una specie di omaggio a 8 1/2 di Federico Fellini. Vinse quattro Oscar, tutti per premi tecnici, e vinse la Palma d’oro di Cannes, ex aequo con Kagemusha – L’ombra del guerriero di Akira Kurosawa.

Jesus Christ Superstar, 1973: «Christ you know I love you»

Come molti altri film musical deriva da uno spettacolo di Broadway di grande successo. Le riprese furono effettuate nei dintorni di Betlemme e dirette dal regista Norman Jewison, con Ted Neeley nel ruolo di Gesù, Carl Anderson a interpretare Giuda e Yvonne Elliman come Maria Maddalena, la stessa attrice e cantante del musical teatrale. Questo è il pezzo in cui l’apostolo Simone Zelota, con attorno i suoi seguaci, dice a Gesù quanto bene gli vuole, quanto crede in lui e quanto sarebbe pronto ad aiutarlo nel caso volesse opporsi ai Romani.

Cabaret, 1972: Liza Minnelli

È un adattamento per i cinema dell’omonimo musical di Broadway, fatto per la prima volta negli anni Sessanta e a sua volta ispirato a una serie di racconti scritti da Christopher Isherwood: oggi è spesso citato nelle classifiche come il miglior musical di sempre. È ambientato in Germania nel 1931, appena prima dell’arrivo di Adolf Hitler. Il film piacque molto e se ne parlò come del primo musical “adulto”. Nel 2007 l’American Film Institute lo mise nella classifica dei cento migliori film della storia. Lo diresse Bob Fosse. La protagonista, del musical e di questo numero musicale, è Liza Minnelli, che per questo ruolo vinse un Oscar come Miglior attrice protagonista. Cabaret è anche lo spettacolo in cui Emma Stone recitava a Broadway un paio d’anni fa, quando Damien Chazelle andò a vederla e la scelse per La La Land.

Gli uomini preferiscono le bionde, 1953: la bionda

È il musical di Howard Hughes, interpretato da Jane Russel e Marylin Monroe, che canta una delle sue canzoni più famose e citate (per esempio da Madonna, nel video di “Material Girl”). Quando a Monroe dissero che non sarebbe stata la sola protagonista di Gli uomini preferiscono le bionde, perché c’era Jane Russell rispose: «Ok, fa niente, sono pur sempre la bionda».

Mary Poppins, 1964: Supercalifragilistichespiralidoso

Il regista è Robert Stevenson e loro sono Julie Andrews e Dick Van Dyke. La canzone è impossibile non conoscerla, ma magari non ricordavate la scena.

Moulin Rouge, 2001: Nicole Kidman e Ewan McGregor

È il terzo film di Baz Luhrman dopo Ballroom – Gara di ballo e Romeo + Giulietta di William Shakespeare. Fu nominato a otto Oscar e ne vinse due (scenografia e costumi), e si inventò un modo nuovo di fare il musical, sia visivamente sia per l’uso di molte canzoni non originali e di grande notorietà pop. Macchina del fumo, modellino di Tour Eiffel, stelle e brillantini e la Luna che canta.

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