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  • sabato 28 gennaio 2017

In Gambia è finita bene, sembra

Il presidente autoritario che non voleva andarsene ha lasciato il potere, e quello eletto regolarmente si è insediato: ma restano ancora diversi problemi

(Andrew Renneisen/Getty Images)

Gli ultimi mesi del Gambia – un piccolo paese dell’Africa occidentale, interamente “compreso” nel Senegal e con meno di due milioni di abitanti – sono stati molto intensi: si è passati in poco tempo dall’ottimismo per un possibile cambiamento positivo, in seguito a un’elezione presidenziale filata relativamente liscia, al timore per la continuazione di una dittatura autoritaria. Ora le cose sembrano essersi risolte per il meglio.

Ricapitolando: il 2 dicembre ci sono state delle elezioni in cui Yahya Jammeh, che governava in maniera autoritaria da 22 anni, è stato sconfitto – a sorpresa – da Adama Barrow, un imprenditore di 51 anni sostenuto dai principali partiti di opposizione. Altrettanto a sorpresa Jammeh, un uomo che riuniva in un’unica figura molti degli stereotipi sui leader autoritari africani, aveva ammesso la sconfitta e si era detto disponibile a una pacifica transizione di poteri. Poi aveva cambiato idea, annullando il risultato di quelle elezioni e dicendo di voler stare al potere. Barrow era quindi dovuto scappare in Senegal e da lì aveva giurato ufficialmente come presidente del paese, perché in Gambia c’era ancora Jammeh, che non voleva andarsene.

Quindi: il 21 gennaio – dopo molte pressioni della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) e dopo che alcune truppe dell’esercito senegalese erano entrate in Gambia senza che l’esercito gambiano si opponesse – Jammeh ha accettato di lasciare il paese e cedere il potere a Barrow. Jammeh ha lasciato il Gambia su un aereo privato diretto in Guinea Equatoriale: si è deciso ad andarsene dopo aver notato che l’esercito non lo sosteneva più e che molti dei suoi ex alleati lo avevano abbandonato; in più, l’ECOWAS gli garantiva una specie di amnistia se avesse lasciato il paese. Jammeh se n’è probabilmente andato portandosi via molti soldi dalle casse del governo gambiano e il New York Times ha scritto che ha fatto portare in Guinea Equatoriale molte delle sue auto di lusso, compresa la sua Rolls-Royce.

Infine: il 26 gennaio Barrow è riuscito a tornare in Gambia, il paese di cui ora è presidente a tutti gli effetti.

Il New York Times ha parlato dell’arrivo di Barrow con diversi cittadini gambiani, alcuni dei quali erano scappati all’estero negli anni in cui Jammeh aveva guidato il paese. Omar Njie, che ha 28 anni e vive in Turchia, ha detto: «È stato come nascere di nuovo». Parlando dei 22 anni al potere di Jammeh, Sait Mait Jaw – un attivista e insegnante di storia – ha detto ad Al Jazeera: «Mi vengono in mente due parole se ci penso: paura e repressione». La transizione di poteri tra Jammeh e Barrow alla fine è stata pacifica, ma negli ultimi due mesi almeno 50mila gambiani avevano lasciato il paese temendo una guerra civile o il proseguimento della dittatura di Jammeh.

Prima di entrare in politica Barrow, che ha 51 anni, è stato un imprenditore e si è occupato soprattutto di affari immobiliari. È nato nell’est del paese e si trasferì a Londra nei prima anni Duemila dove sembra che lavorò come guardia di sicurezza per un negozio. Tornò in Gambia nel 2006 per fondare la sua attività imprenditoriale, che ha ancora oggi. Il New York Times lo ha definito un «presidente per caso», perché è finito per essere il candidato dopo che altri membri del suo partito sono stati arrestati o sono morti in prigione. È musulmano ma viene descritto come tollerante verso i cristiani. In campagna elettorale ha detto che intende migliorare l’economia e la sanità, rendere gratuita l’educazione di base e tornare a far rispettare i diritti umani. La sua principale capacità è stata far mettere d’accordo tutti i gruppi di opposizione a Jammeh. Diversi analisti hanno però spiegato che più che votare per lui molti elettori hanno votato contro Jammeh.

In Gambia ma restano comunque alcuni problemi: per prima cosa bisognerà vedere se Barrow si renderà disponibile a modificare o annullare le decisioni fatte da Jammeh per accentrare su di sé i maggiori poteri possibili. Bisognerà anche capire come reagiranno ai suoi primi giorni di governo i seguaci che Jammeh continua ad avere in Gambia. Il New York Times ha scritto per esempio che alcune delle truppe straniere che sono entrate in Gambia negli ultimi giorni sono ancora nella capitale e che fonti governative dicono che ci resteranno per qualche settimana, per garantire una completa transizione. Alcuni pensano invece che Barrow sia tornato in Gambia troppo presto, quando ancora non è ben chiaro quanto sia grande il seguito di Jammeh. Jaw – l’insegnante di storia intervistato da Al Jazeera – ha raccontato che oltre a essere temuto e contrastato da molti, Jammeh sarà anche ricordato da qualcuno per «aver reso l’educazione universitaria alla portata di molti gambiani» e «per aver costruito strade e infrastrutture».

Il Gambia ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito nel 1965 ed è una repubblica presidenziale. Il 95 per cento della popolazione è musulmano. Il tasso di disoccupazione è intorno al 38 per cento – uno dei più alti di questa parte dell’Africa – e quasi un abitante su due vive sotto la soglia di povertà. Molti gambiani provano ogni anno ad emigrare in Europa ma le loro richieste di asilo vengono spesso respinte, dato che il Gambia è considerato più stabile di altri paesi. La cerimonia d’insediamento di Barrow sarà il 17 febbraio, allo stadio dell’Indipendenza di Bakau, una città che si affaccia sull’Oceano atlantico.

GAMBIA-POLITICS
(CARL DE SOUZA/AFP/Getty Images)

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