Trump sostiene che la tortura funzioni

Lo ha detto in un'intervista ad ABC News, spiegando però che chiederà consiglio ai suoi collaboratori

( NICHOLAS KAMM/AFP/Getty Images)

Nel corso di un’intervista ad ABC News, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fornito qualche dettaglio in più a proposito della sua controversa posizione sulla tortura. Durante la campagna elettorale, Trump aveva promesso di voler tornare ad utilizzare il waterboarding, e «anche qualcosa di molto peggio del waterboarding» e suggerito di uccidere i familiari dei miliziani dello Stato Islamico come contromisura per fermare il gruppo terrorista. Il waterboarding è considerato una forma di tortura – quindi vietata – sia dalle leggi statunitensi sia da quelle internazionali, per non parlare delle uccisioni indiscriminate minacciate da Trump. Parlando con ABC News, Trump ha detto che si consulterà col suo staff per decidere se permettere o no la tortura, ma ha detto che personalmente è convinto che funzioni.

«Mi baserò su quello che pensano Pompeo [futuro direttore della CIA], Mattis [segretario della Difesa nominato da Trump] e i miei collaboratori: e se loro non vogliono, va bene. Se invece vorranno, allora mi impegnerò anche io. Voglio fare tutto quello che mi è consentito nei limiti della legge. Penso che [la tortura] funzioni? Certamente, penso che funzioni».

La stragrande maggioranza degli analisti ritiene che la tortura non sia uno strumento affidabile per ottenere informazioni, anche solo per il fatto che chi la subisce non può pensare lucidamente e fornire risposte equilibrate. Lo stesso John Mattis, il nuovo segretario della Difesa, ha detto a Trump di non credere nell’efficacia di questi metodi (che oltretutto sono vietati dal diritto internazionale). Anche John McCain, ex candidato Repubblicano alle presidenziali e prigioniero di guerra, oltre che capo della commissione del Senato che si occupa delle forze armate, ha detto che «non riporteremo la tortura negli Stati Uniti».

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