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  • giovedì 26 gennaio 2017

Il muro di Trump è fattibile?

Diciamo di sì, anche se costerebbe miliardi di dollari e probabilmente sarebbe dannoso per l'economia americana

Un pezzo della recinzione esistente fra Messico e Stati Uniti all'altezza di San Luis, Arizona, fotografata nel novembre 2016 (John Moore/Getty Images)

In uno dei primi ordini esecutivi firmati da presidente degli Stati Uniti, ieri Donald Trump ha approvato la progettazione di un muro al confine col Messico, per limitare l’immigrazione clandestina. La costruzione del muro col Messico è una delle più famose e controverse promesse fatte da Trump durante la campagna elettorale: all’inizio quasi nessuno la prese sul serio, anche perché diversi esperti ritengono l’eventuale muro troppo costoso e strategicamente inutile (e anche perché Trump insisteva sul fatto che dovesse pagarlo il Messico). Ora però il progetto sembra avere acquisito più solidità: dopo la vittoria alle elezioni, Trump l’ha discusso e confermato più volte, e con l’ordine firmato ieri ha materialmente spostato alcuni fondi già stanziati per il Dipartimento della Sicurezza Nazionale per avviare subito la fase di pianificazione. Ma è davvero fattibile, un’opera simile?

Bella domanda
Non è facile rispondere a questa domanda o anche solo quantificare quanto costerebbe un muro del genere. In questi mesi, parlando della sua proposta, Trump ha citato cifre e dati molto diversi fra loro, dando l’impressione di non avere un’idea precisa su cosa verrà effettivamente costruito. Durante i primi comizi aveva parlato di un “muro” vero e proprio, poi in novembre aveva ammesso che in alcune parti la barriera sarebbe stata una semplice recinzione, come già ne esistono sul confine fra Stati Uniti e Messico; infine, nel corso della sua prima conferenza stampa da presidente, ha corretto un giornalista presente spiegando che sarà costruito «un muro, non una recinzione» (cosa che a un certo punto aveva anche twittato, nell’agosto 2015).

Trump ha dimostrato di non avere le idee chiare nemmeno sull’altezza del futuro muro. Fra agosto 2015 e febbraio 2016 ha fornito una serie variegata di dati: all’inizio parlò di un muro da «9, 12 o 15 metri», poi si stabilizzò su 15, poi ridusse le aspettative a «10-12 metri», poi disse che dopo la dura critica dell’ex presidente messicano Vicente Fox la stima era cresciuta a 16 metri, e poi cambiò ancora idea. Al momento le stime che circolano di più parlano di un muro di circa 12 metri, ma sono tutte supposizioni.

È difficile, inoltre, prendere sul serio la promessa di Trump secondo cui sarà il Messico a pagare per la costruzione del muro: il presidente messicano Enrique Peña Nieto l’ha negato in più occasioni, lo ha fatto ancora in un breve videomessaggio pubblicato su Twitter mercoledì sera e giovedì ha detto di aver annullato in segno di protesta una visita ufficiale negli Stati Uniti e un incontro con Trump previsto per il prossimo mese. Trump ha fornito indicazioni più precise su come avverrà questo pagamento nel corso di un’intervista ad ABC News, andata in onda mercoledì sera: gli Stati Uniti anticiperanno i fondi per la costruzione, ha detto, che verranno “rimborsati” dal Messico, anche se ancora non è chiaro in quale forma.

Uno dei dati più certi è quello sulla lunghezza del futuro muro. Il confine fra Stati Uniti e Messico è lungo circa 3100 chilometri: nei punti più sensibili esiste già una serie di strutture che fanno da barriera, lunghe in totale un migliaio di chilometri. Se davvero il muro verrà costruito, queste strutture andranno sostituite: per circa 560 chilometri sono composte da una semplice recinzione alta 5 metri, mentre per poco meno di 500 chilometri da una barriera molto bassa che serve semplicemente a impedire il passaggio dei veicoli. Trump sostiene che il nuovo muro, invece, dovrà essere lungo circa 1600 chilometri – quindi poco più della metà della lunghezza del confine – perché l’altra metà del confine sarà protetta da ostacoli naturali come montagne e corsi d’acqua.

Il dato su cui c’è più incertezza, invece, è quello dei costi, anche per via di tutti i dati contrastanti elencati fin qui. Trump ha annunciato che il muro costerà circa 8 miliardi di dollari. Le stime indipendenti più conservative dicono che ci vorranno almeno il doppio dei soldi. L’anno scorso la società di consulenza Bernstein ha calcolato che il muro dovrebbe costare una cifra superiore a 15 miliardi, e vicina ai 25. Il Washington Post stima invece che ce ne vorranno 20. Politico spiega che solamente per costruire il muro ce ne vorrebbero fino a 14, senza contare le spese accessorie come l’acquisto dei terreni privati su cui dovrebbe essere costruito (un problema che emergerà sicuramente in fase di progettazione). La stima più accurata finora l’ha messa insieme la MIT Technology Review, che in un dettagliato articolo ha stimato che un muro di cemento armato e acciaio lungo 1600 chilometri e alto 16 metri costerebbe intorno ai 38 miliardi di dollari.

Il muro proposto da Trump, insomma, è tecnicamente fattibile, nonostante manchino diversi dati su come verrà effettivamente costruito. I Repubblicani hanno già iniziato a pianificare come finanziarlo, anche se solo in via preliminare (anche perché probabilmente non tutti saranno d’accordo nel sostenere una spesa di decine di miliardi di dollari): c’entra una legge approvata nel 2006 dall’amministrazione di George W. Bush e mai applicata, che prevedeva la costruzione fisica di una “barriera fisica” lungo il confine col Messico. I Repubblicani potrebbero decidere di finanziarla, ma dovranno comunque passare per l’approvazione del Congresso, ed è praticamente certo che i Democratici – e probabilmente anche qualche Repubblicano moderato – cercheranno di opporsi. A questo dibattito, però, manca un pezzo importante: e cioè che il muro proposto da Trump non sarebbe solamente molto costoso, ma anche sostanzialmente inutile per limitare l’immigrazione clandestina e dannoso per l’economia.

Il vero problema
Come hanno fatto notare diversi esperti, per gli Stati Uniti l’immigrazione è un falso problema: al momento vivono sul territorio americano milioni di persone senza documenti che contribuiscono all’economia americana acquistando beni e pagando regolarmente le tasse – negli Stati Uniti, diverse istituzioni pubbliche e private non sono tenute a controllare che una persona abbia un regolare permesso di soggiorno – e deportarli tutti o interrompere improvvisamente il flusso creerebbe dei guai. L’hanno spiegato Daniel Hemel, Jonathan Masur e Eric Posner, tre professori della University of Chicago Law School, in un articolo pubblicato ieri dal New York Times (in cui aggiungono anche che il muro non raggiungere il suo obiettivo materiale, cioè limitare il flusso di persone).

Che benefici avrebbe la costruzione del muro? Per prima cosa, non servirebbe a tenere alla larga i cittadini stranieri. A prescindere da quanto sarà alto, non impedirà ai trafficanti di scavare dei tunnel sotterranei, come avviene già per le recinzioni esistenti. In più, il muro non fermerà la maggior parte dei migranti irregolari, che oggi entrano negli Stati Uniti con un permesso che poi lasciano semplicemente scadere. Al contrario, uno studio ha dimostrato che barriere di questo tipo tendono a tenere i migranti irregolari all’interno di un certo territorio, più che impedirne l’arrivo. […]

E anche se il muro riuscisse a diminuire il numero di migranti irregolari sul territorio americano, i benefici economici sarebbero inferiori ai costi di costruzione. Al contrario, gli effetti sull’economia sarebbero nulli o negativi. I migranti pagano miliardi di dollari in tasse, acquistano beni e servizi, e aumentano la produttività nazionale in settori come l’agricoltura. Uno studio pubblicato nel 2012 dal Cato Institute ha concluso che il PIL americano diminuirebbe circa dell’1,5 per cento nel corso di dieci anni se il governo applicasse un programma di deportazione di massa e impedisse nuovi arrivi.

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