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  • giovedì 26 gennaio 2017

Come si voterebbe oggi

Come funzionano le leggi elettorali per Camera e Senato dopo la sentenza della Corte Costituzionale, e quali sarebbero i probabili risultati

Ieri la Corte Costituzionale ha riscritto l’Italicum, la legge elettorale in vigore alla Camera. Il ballottaggio è stato bocciato, ma è stato mantenuto il premio di maggioranza ed è stato modificato il meccanismo delle pluricandidature. Oggi in Italia sono in vigore due leggi elettorali, entrambe frutto di interventi della Corte Costituzionale su leggi approvate dal Parlamento, risultate poi in parte incostituzionali. Nella sua sentenza di ieri, la Corte ha specificato che, con questo sistema, sarebbe possibile andare a votare immediatamente: ma come funzionerebbero, precisamente, delle eventuali elezioni regolate dalle leggi attualmente in vigore alla Camera e al Senato?

Come funzionerebbe alla Camera
Alla Camera, la legge uscita dalla riscrittura della Corte Costituzionale e quindi attualmente in vigore è un proporzionale con soglia di sbarramento al 3 per cento. Non sono previste coalizioni: la singola lista che raggiunge il 40 per cento dei voti ottiene un premio di maggioranza che gli garantisce 340 deputati, cioè una maggioranza di circa il 55 per cento. La legge divide l’Italia in 100 collegi plurinominali, che eleggono dai 3 ai 9 deputati l’uno, tranne i 9 collegi di Trentino Alto-Adige e Valle d’Aosta, che sono uninominali. La circoscrizione estero elegge altri 12 deputati con metodo proporzionale.

Gli elettori possono esprimere due preferenze sui candidati che vogliono eleggere, una per un uomo e una per una donna. I capilista sono bloccati: significa che in ogni collegio dove una lista ottiene uno o più deputati, il primo a essere eletto è il capolista, nominato dal partito. Dal secondo in poi, gli altri seggi che spettano a quel partito vengono assegnati con il meccanismo delle preferenze. I capilista possono essere candidati in più di un collegio: se risultano eletti in due o più collegi, il collegio in cui saranno effettivamente eletti sarà sorteggiato casualmente.

ITALICUM, LA CONSULTA BOCCIA IL BALLOTTAGGIO, RESTA IL PREMIO

Al Senato
Al Senato è in vigore il cosiddetto “Consultellum”, la legge elettorale frutto della modifica da parte della Corte Costituzionale della legge elettorale approvata dal governo Berlusconi nel 2005, il famoso “Porcellum”. È una legge proporzionale, senza alcuna forma di premio di maggioranza. La legge consente di fare alleanze e coalizioni, quindi diverse liste possono presentarsi insieme con i propri simboli sulla scheda. Per eleggere senatori, le liste devono ottenere almeno l’8 per cento dei voti. Le coalizioni devono ottenere almeno il 20 per cento dei voti e i partiti che ne fanno parte almeno il 3 per cento. I voti vengono contati a livello regionale e non sono sommati a livello nazionale. Una lista o una coalizione, quindi, potrebbe superare lo sbarramento in una regione, ed eleggere alcuni senatori, e mancarlo in un’altra, non riuscendo quindi a eleggere nessuno e “perdendo” i voti ottenuti. Tutti i senatori vengono eletti tramite preferenze.

senato

In pratica
La sentenza della Corte Costituzionale ha mantenuto il premio di maggioranza alla Camera, ma al momento sembra improbabile che una forza politica possa riuscire da sola a raggiungere il 40 per cento dei voti necessario a ottenerlo: è dal 1958 che nessun partito ci riesce alle elezioni politiche (il PD ottenne il 40,8 per cento alle ultime elezioni europee, nel 2014). In teoria è possibile che alcuni partiti si alleino per formare un’unica lista, ma questo significa rinunciare ai propri simboli – molto riconoscibili – e presentarsi sulla scheda sotto il simbolo della lista unitaria. Il meccanismo delle liste bloccate farà sì che circa metà dei deputati eletti saranno capilista scelti dai partiti mentre l’altra metà saranno scelti con le preferenze. Il numero esatto degli uni e degli altri dipenderà da quanti capilista saranno candidati in più di un collegio. Ogni capolista potrà candidarsi in dieci collegi al massimo, quindi, in teoria, ogni lista potrebbe avere un minimo di dieci capilista bloccati e un massimo di cento.

Al Senato non è previsto alcun premio di maggioranza. Anche se ci fosse, in ogni caso, sarebbe assegnato su base regionale e quindi risulterebbe molto frammentato (come è accaduto alle elezioni del 2013, quando al Senato nessuna coalizione raggiunse la maggioranza). Al Senato sarà possibile formare coalizioni, cioè diversi partiti potranno presentarsi insieme con i propri simboli sulla scheda. Non essendoci premi di maggioranza, però, i grandi partiti non hanno molti incentivi ad allearsi con i partiti più piccoli. La soglia di sbarramento per chi si presenta da solo è all’8 per cento, quindi è molto alta: le formazioni minori hanno un forte incentivo ad allearsi per cercare di superare questo sbarramento, ma anche la soglia per le coalizioni è piuttosto importante, al 20 per cento. Al momento, sembra improbabile che i piccoli partiti di centro o di sinistra radicale abbiano abbastanza consensi per raggiungerla.

Con queste regole, e con le preferenze degli elettori mostrate dagli ultimi sondaggi, sembra che non ci sia nessuna forza politica o coalizione in grado, da sola, di raggiungere una maggioranza in entrambe le camere. Il risultato più probabile di eventuali elezioni sarebbe quindi un parlamento frammentato, in cui per formare una maggioranza di governo sarebbe necessario creare delle larghe intese. Qui avevamo spiegato come le forze politiche potrebbero cercare di modificare le leggi attualmente in vigore e quali ipotesi ci sono per introdurre una nuova legge elettorale, completamente diversa.

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