• Cultura
  • mercoledì 18 gennaio 2017

Come se la passano gli anime

Non bene, secondo Cristina Bignante di "Fumettologica": troppe cose troppo uguali e spesso sessiste, pochissime cose davvero originali

(TOSHIFUMI KITAMURA/AFP/Getty Images)

Cristina Bignante scrive di anime – semplificando: animazione giapponese – su Fumettologica, per esempio facendo liste in cui consiglia i nuovi anime più interessanti. In un articolo in cui ha raccontato come fa a scegliere cosa consigliare tra le decine di nuove uscite, Bignante ha spiegato di trovare solo poche cose davvero nuove o interessanti e che finisce per essere «sinceramente dispiaciuta per lo stato dell’animazione giapponese». Per prima cosa ha spiegato come fa una prima scrematura per scegliere cosa guardare ed eventualmente consigliare. Tra le cose che elimina ci sono:

– Reboot, sequel, spin-off e derivazioni di ogni sorta da serie o franchise già esistenti: come regola generale, cerco di proporre solo cose davvero nuove.
– Serie harem in cui il protagonista maschile è circondato da duemilacinquecento belle ragazze.
– Serie moe in cui duemilacinquecento belle ragazze sono coinvolte in situazioni lesbo più o meno soft porn.
– Serie otome in cui duemilacinquecento bei ragazzi si contendono la protagonista femminile.
– Serie per fujoshi in cui duemilacinquecento bei ragazzi si contendono fra loro.
– Uno qualsiasi degli scenari sopracitati, ma in declinazione fantasy.

Secondo Bignante le cose che non rientrano in queste categorie sono poche, e ancora meno le cose che non rientrano in queste categorie e hanno «una trama interessante e che non sia l’ennesima replica di una formula già proposta duemilacinquecento volte». Bignante ha poi spiegato che si dice che Hayao Miyazaki – regista, animatore e «nonno brontolone dell’animazione giapponese» – abbia definito gli anime «un errore, nient’altro che spazzatura». Bignante ha spiegato che Miyazaki non l’ha mai detto, ma ha comunque cercato di capire come se la passano gli anime e com’è la situazione nel “mondo otaku“,  la comunità dei fan di anime e manga.

Per ogni serie che ho amato alla follia e alla quale mi sento legatissima, ne escono decine che nemmeno prendo in considerazione. E non sono assolutamente in sintonia con le tendenze del mondo otaku. Esempio: non mi sono filata di striscio Re: Zero. Eppure, quest’anno ha scalato tutte le classifiche possibili e immaginabili (soprattutto quella del personaggio femminile più amato, con una ragazzina moe dal caschetto azzurro che probabilmente non riuscirei a riconoscere se la vedessi). Vi dirò di più: non ho neanche finito il primo episodio, perché mi stava facendo addormentare. E se il problema non fossero gli anime, ma i miei gusti difficilissimi?
Sono uscita dalla crisi pensando innanzitutto che, anche se per molte persone seguire anime, manga e in generale tutto ciò che proviene dal Giappone corrisponde anche a un lifestyle, l’animazione resta essenzialmente un medium. Non accuserei mai qualcuno di non amare il cinema o la letteratura sulla base del fatto che non apprezza tutti i film che escono al cinema o tutti i romanzi che scalano le classifiche di vendita… quindi perché per gli anime dovrebbe essere diverso?

(Continua a leggere su Fumettologica)

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