Perché si parla di nuovo di Alitalia

Passano gli anni, cambiano le proprietà, ma certe storie continuano a ritornare: si riparla di piani di salvataggio e il governo dice che la colpa è dei manager

(ANSA)

Giovedì mattina, nel corso della trasmissione radiofonica Radio anch’io, il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda ha detto che Alitalia è «stata gestita oggettivamente male» e che è «inaccettabile che una gestione non buona venga ribaltata sui lavoratori». Calenda si riferiva alle scelte del management della compagnia aerea negli ultimi anni, per esempio puntare sulle tratte di breve o media lunghezza, che hanno prodotto perdite (ma sono problematiche per tutte le compagnie aeree) e hanno portato la società all’ennesima crisi della sua storia.

Calenda parlava anche del piano industriale che stanno elaborando gli azionisti di Alitalia: la cordata di imprenditori italiani CAI, che ne possiede il 51 per cento, e la compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti Etihad, che di fatto la gestisce con il 49 per cento delle azioni. Il piano non è ancora stato presentato, ma secondo le anticipazioni pubblicate dai giornali la società sta pensando a più di 1.000 tagli del personale, tra licenziamenti, prepensionamenti ed esternalizzazioni, cioè trasferimenti ad altre società del gruppo. In passato soluzioni di questo genere hanno avuto costi anche piuttosto alti per lo Stato: alcuni dipendenti di Alitalia hanno trascorso fino a un decennio in cassa integrazione o con altre forme di solidarietà, sostanzialmente stipendiati dallo Stato per non lavorare, un trattamento privilegiato di cui raramente hanno goduto gli impiegati di altre aziende in crisi.

Dopo l’intervento di Calenda, il presidente di Alitalia Luca Cordero di Montezemolo ha detto che entro tre settimane sarà presentato un piano «forte e coraggioso» per salvare la società. Montezemolo ha sottolineato che fino a questo momento soltanto gli azionisti hanno messo soldi nella compagnia, senza coinvolgere il governo. Secondo Andrea Giurcin, docente di economia dei trasporti all’Università Milano Bicocca: «Calenda non ha del tutto torto perché Alitalia ha sì un problema di costi, che vanno ridotti, ma soprattutto ha un problema di ricavi». La compagnia non guadagna abbastanza dalle sue poche rotte a lungo raggio e perde troppo dalle sue numerose rotte a breve e medio raggio. Secondo Giurcin, Alitalia continuerà ad avere grosse difficoltà se proseguirà in una strategia “standalone”, cioè senza allearsi con altri partner, come una delle altre grandi compagnie aeree europee. Un’alleanza di questo tipo permetterebbe di ottimizzare le risorse della compagnia e darebbe ad Alitalia una dimensione sufficiente a competere con i suoi concorrenti più grandi, come Air France-KLM o Lufthansa.

Dei nuovi guai di Alitalia si è ricominciato a parlare lo scorso dicembre, quando il Sole 24 Ore ha pubblicato alcune stime secondo le quali la compagnia aerea avrebbe perso nel corso del 2016 circa 400 milioni di euro, poco più di un milione al giorno. Nelle settimane successive la situazione si è aggravata e i giornali hanno cominciato a pubblicare indiscrezioni che parlavano di “buchi” tra i 50 e i 100 milioni nelle casse della compagnia. Secondo le ricostruzioni delle ultime settimane, soltanto un accordo raggiunto all’alba del 22 dicembre, dopo giorni di riunioni, ha permesso alla compagnia di restare operativa.

I problema della compagnia risalgono al 2009, quando il governo di Silvio Berlusconi ne bloccò la vendita ad Air France – KLM e organizzò una cordata di imprenditori italiani (CAI) per acquistarla (qui avevamo raccontato tutta la storia). L’operazione fu un disastro e mise le basi di gran parte dei successivi problemi della compagnia. I componenti di CAI non vollero o non furono in grado di fare gli investimenti necessari a risollevare la compagnia. Sfruttando i mezzi che Alitalia aveva all’epoca, decisero di puntare sulle tratte a breve e medio raggio, che negli ultimi anni si sono rivelate sempre più una fonte di perdita, non solo per Alitalia, ma per tutte le compagnie aeree. A causa di questi errori, Alitalia si trovò nuovamente a un passo dal fallimento nel corso del 2013. L’ingresso di Etihad, la compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti, che acquistò il 49 per cento della azioni della società, mantenne a galla Alitalia, almeno fino agli ultimi mesi.

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