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  • Martedì 10 gennaio 2017

Il Labour ha cambiato idea su Brexit?

Lo scrivono diversi giornali britannici anticipando un discorso che farà oggi Jeremy Corbyn: a favore di maggiore autonomia e più controllo sull'immigrazione

Jeremy Corbyn, Londra, 15 dicembre 2016 (BEN STANSALL/AFP/Getty Images)
Jeremy Corbyn, Londra, 15 dicembre 2016 (BEN STANSALL/AFP/Getty Images)

Diversi quotidiani britannici hanno pubblicato oggi alcune anticipazioni del discorso che Jeremy Corbyn, segretario del partito Laburista, farà nel pomeriggio a Peterborough. Secondo quanto scrivono, Corbyn userà il suo primo discorso del 2017 per chiarire la posizione del partito su Brexit, ovvero la decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea, e per dire che il Regno Unito potrà essere un paese migliore al di fuori dell’UE e che trarrà benefici dal poter controllare meglio la sua economia e le regole sull’immigrazione. Prima del referendum i laburisti avevano fatto campagna a favore della permanenza nell’Unione Europea, ma Corbyn, che arriva da una tradizione politica parecchio anti-europeista, era sempre stato accusato da numerosi leader del partito di non averlo fatto con molta convinzione ed energia.

Corbyn, secondo il Guardian, dirà che si impegnerà per investire maggiori risorse sul National Health Service (NHS), il sistema sanitario nazionale del Regno Unito, e che la priorità del suo partito nei negoziati su Brexit resterà quella di salvaguardare l’accesso al mercato unico europeo da cui dipendono molte aziende inglesi e molti posti di lavoro. Corbyn dovrebbe dunque parlare della necessità dell’uscita del Regno Unito dalle istituzioni politiche europee ma anche della sua permanenza in qualche misura all’interno del “mercato unico”, la grande area di libero scambio che comprende tutti gli stati membri dell’Unione più Svizzera, Norvegia, Islanda e Lichtenstein. Corbyn, secondo quanto anticipato, insisterà poi sul fatto che riprendere la completa sovranità permetterà al governo britannico di «sviluppare una vera e propria strategia industriale fondamentale per l’economia del futuro».

(“Hard Brexit” o “soft Brexit”?)

Corbyn dirà anche che il suo partito non ha obiezioni di principio nel porre fine alla libera circolazione dei cittadini nell’Unione Europea e che le modifiche al modo in cui verranno gestite le migrazioni faranno parte dei negoziati. BBC ha detto anche che Corbyn parlerà di «regole eque» e «di gestione ragionevole» dell’immigrazione. Corbyn si impegnerà quindi ad appoggiare un negoziato che modifichi le regole sulla libera circolazione delle persone, spiegando che da una parte sarà necessario mantenere l’accesso al mercato unico, dall’altra sarà importante proteggere i lavoratori britannici e il sistema sanitario nazionale. Si tratterebbe, insomma, di un terzo scenario rispetto a una pura “soft Brexit” o a una pura “hard Brexit”: una specie di “mild Brexit” o “Brexit moderata”. Nelle ultime settimane c’è stato un dibattito interno al partito laburista proprio sulla questione delle migrazioni e della libera circolazione delle persone: alcuni parlamentari hanno suggerito la creazione di un sistema a due livelli che preveda la possibilità di arrivare nel paese per lavoratori altamente qualificati e con un lavoro confermato e che preveda invece delle quote per i lavoratori meno qualificati.

Corbyn era stato eletto segretario del partito nel settembre del 2015 con un programma molto di sinistra che comprendeva l’opposizione alle privatizzazioni, la nazionalizzazione delle ferrovie, l’aumento del salario minimo e delle imposte sulle grandi aziende. Nei suoi primi mesi da segretario Corbyn aveva faticato molto a dare una nuova forma al partito incappando invece in diversi problemi organizzativi e di relazione con i parlamentari, in un cattivo risultato alle elezioni amministrative e soprattutto nella sconfitta al referendum su Brexit, dopo la quale in molti si erano lamentati per la scarsa incisività della campagna elettorale del Labour. L’80 per cento dei parlamentari laburisti, pochi giorni dopo il referendum su Brexit, avevano votato una mozione di sfiducia nei suoi confronti e si era arrivati a un voto interno per la scelta di un nuovo segretario. Corbyn si era candidato nuovamente e aveva vinto. Secondo alcuni osservatori, il discorso del segretario su Brexit fa parte di una nuova strategia anti-establishment progettata per diffondere un’immagine di Corbyn come un populista di sinistra e attrarre dunque nuovi elettori, visto che i sondaggi danno il partito molto indietro rispetto ai Conservatori.

La prima ministra britannica Theresa May ha detto che farà ricorso all’articolo 50, quello che formalmente fa iniziare le procedure di uscita dalla UE, entro il prossimo marzo. A quel punto scatterà una sorta di conto alla rovescia: per negoziare una “soft Brexit” il governo del Regno Unito avrà due anni di tempo, prorogabili solo con un voto all’unanimità di tutti gli altri 27 stati membri. Se non sarà raggiunto un accordo entro i due anni (o entro la proroga), per il Regno Unito sarà invece una “hard Brexit”: sarà fuori dall’Unione senza alcun vantaggio particolare.