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  • mercoledì 4 gennaio 2017

Perché Carlo Verdelli ha lasciato la RAI

Il consiglio d'amministrazione ha respinto il piano innovativo – troppo innovativo? – per cambiare l'informazione del servizio pubblico

(ANSA/GIORGIO ONORATI)

Carlo Verdelli si è dimesso martedì sera da direttore editoriale delle news della RAI. Verdelli ha deciso dopo che il consiglio d’amministrazione della RAI ha bocciato il suo piano per riformare la struttura dell’informazione all’interno del servizio pubblico. Da tempo in molti chiedono che venga modificato il funzionamento del settore che si occupa di news sulla RAI, appesantito da un numero eccessivo di direttori, dipendenti, sedi e da una struttura spesso arcaica e farraginosa. Quello di Verdelli è il secondo piano del genere bocciato negli ultimi anni, dopo che in passato era stato abbandonato quello dell’ex direttore generale Luigi Gubitosi.

Le novità principali del piano Verdelli riguardavano i telegiornali regionali, attualmente organizzati in 21 redazioni diverse, una per ogni regione, e dotati di 800 giornalisti (la più grande redazione d’Europa, come l’hanno descritta i quotidiani in questi giorni). Secondo Verdelli le redazioni regionali avrebbero dovuto riorganizzarsi in 5 “macroaree”, per ottenere una migliore gestione delle risorse ma anche per spezzare il legame tra direttori dei TG regionali e i governi – e in generale la politica – delle singole regioni.

I tg regionali avrebbero dovuto confluire sotto una nuova direzione che avrebbe raggruppato anche RaiNews24, il canale all news della RAI, e un nuovo canale di informazione in lingua inglese. Il direttore di questa divisione si sarebbe occupato principalmente di RaiNews24, ma sarebbe stato responsabile anche delle edizioni nelle singole “macroaree”. Verdelli prevedeva anche di spostare la sede del TG2 da Roma a Milano e riorganizzare i telegiornali non più su logiche di vicinanza politica ma su un target di età differente.

Come ha mostrato un’inchiesta dell’Espresso pubblicata a novembre, Verdelli ipotizzava anche di intervenire sullo stile e sulle scelte tecniche dell’informazione RAI. Per esempio «bandire frasi fatte come: “E ora passiamo alla politica” etc.», oppure «usare le luci in modo non uniforme e standard». Nel piano, pubblicato dal settimanale, Verdelli criticava lo stile di molti telegiornali RAI.

Conduzioni generalmente standard, senza capacità di legare le notizie, con il conduttore che legge il gobbo (o il foglio) e passa la linea a corrispondenti o inviati in modo burocratico, come se non fosse dentro il flusso delle notizie ma a lato, come un vigile che smista il traffico. E spesso senza guardare in faccia chi lo guarda.

Il piano di Verdelli era simile a quello presentato da Luigi Gubitosi, nominato direttore generale della RAI durante il governo Monti e sostituito nell’estate 2015 da Antonio Campo dall’Orto. Gubitosi prevedeva di tagliare circa 70 milioni di costi e ridurre il numero dei giornalisti che lavorano in RAI da 1.400 a 1.100 tramite prepensionamenti e licenziamenti. Gubitosi pianificava anche di ridurre il numero di redazioni, mantenendo i “marchi” dei tre TG principali, di quelli regionali e di RaiNews24, ma facendoli realizzare da due sole redazioni.

Verdelli, che è stato molto apprezzato e ha ottenuto successi alla direzione di Vanity Fair e della Gazzetta dello Sport, è stato accusato di conoscere poco la tv e di aver presentato un piano irrealizzabile. Carlo Freccero, consigliere di amministrazione in quota M5S che si è opposto al suo piano, ha detto a Repubblica: «La verità è che Verdelli mancava dell’esperienza sul campo, non sa come funzionano le cose». Franco Siddi, consigliere in quota PD, ha detto alla Stampa che il piano era per alcuni aspetti troppo ambizioso: «Il carattere innovativo in molti punti era impraticabile».

Secondo il giornalista di Repubblica Sebastiano Messina, il piano è stato bocciato a causa delle resistenze interne alla RAI, che non vedono di buon occhio le riforme e i cambiamenti imposti da figure esterne: «Ha vinto, alla fine, il muro di gomma tenuto in piedi proprio dai giornalisti che fanno parte del Cda, a cominciare dalla presidente Monica Maggioni che non ha mai speso una parola per difendere Verdelli e la sua squadra, per finire con Francesco Siddi e Arturo Diaconale che sono stati i protagonisti di un vero e proprio tiro al bersaglio».

Già a dicembre, in occasione della presentazione ufficiale del piano al consiglio d’amministrazione, si era parlato della forte opposizione di alcuni consiglieri, tra cui proprio la presidente Maggioni, ex direttrice di RaiNews24. In risposta alle prime difficoltà Francesco Merlo, giornalista ed editorialista di Repubblica, aveva deciso di lasciare la sua collaborazione con Verdelli in RAI.

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