juha sipila primo ministro filanda
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  • martedì 3 gennaio 2017

In Finlandia provano a introdurre il reddito di cittadinanza

È un esperimento: un gruppo di persone lo riceverà per due anni, anche se nel frattempo troveranno lavoro, e poi si vedrà

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Il primo ministro finlandese Juha Sipila all'apertura del settimo forum sulle strategie dell'Unione Europea per le regioni baltiche (EUSBSR), l'8 novembre 2016 a Stoccolma, in Svezia (Jonas Ekstromer/TT via AP)

La Finlandia è il primo paese europeo a sperimentare il reddito di cittadinanza. L’esperimento è iniziato il primo gennaio 2017 e durerà fino alla fine del 2019: riguarderà un campione di 2.000 cittadini scelti casualmente tra quelli che non hanno un lavoro, ai quali verrà assegnato un contributo di 560 euro mensili. L’obiettivo del governo è semplificare la burocrazia legata ai vari tipi di sussidi presenti nel paese, ridurre la povertà e incentivare l’occupazione.

Il sistema di assistenza finlandese è uno dei più complessi e generosi d’Europa. La sua complessità sta però diventando un problema a livello burocratico. Infatti, a seconda delle proprie esigenze, un cittadino finlandese può rientrare in uno dei 40 tipi di sussidi forniti dallo Stato: ci sono quelli per gli studenti, per chi è malato, disoccupato, e così via. Ogni sussidio viene calcolato secondo parametri differenti, che richiedono un enorme lavoro burocratico per ogni variazione dello status del cittadino. Il sistema sta diventando quindi eccessivamente dispendioso. Uno degli obiettivi dell’introduzione sperimentale del reddito di cittadinanza è ridurre questi problemi: i cittadini ai quali verrà assegnato, rientreranno in un unico status, senza dover ricalcolare il sussidio qualora cambiasse la loro situazione lavorativa o di salute. I 560 euro coprono tutti i sussidi a cui queste persone potrebbero avere diritto.

I 560 euro mensili verranno assegnati ai 2.000 beneficiari per tutti e due gli anni, senza richiedere alcun resoconto sull’utilizzo di questa somma, né prevedendo che l’erogazione sia sospesa nel caso in cui riuscissero a trovare lavoro. Potrebbe sembrare un controsenso, ma tra gli obiettivi dell’esperimento c’è anche incentivare l’occupazione. Per questo secondo il governo è importante mantenere il sussidio anche in caso di assunzione: per evitare che si crei il paradosso per cui una persona non cerca lavoro per paura di perdere i benefici statali.

Olli Kangas, il responsabile dell’agenzia governativa che si occupa dei sussidi statali, ha detto che sarà interessante osservare i risultati dell’esperimento e vedere se l’introduzione del reddito minimo stimolerà le persone a guadagnare di più – e quindi cercare un lavoro – oppure li renderà più pigri perché sicuri di avere un piccolo stipendio assicurato in ogni caso. Secondo i dati ufficiali lo stipendio medio finlandese nel settore privato arriva più o meno a 3.500 euro mensili. Nel paese abitano 5,5 milioni di persone, e il tasso di disoccupazione del 2016, pari all’8,1 per cento, non è variato rispetto all’anno precedente.

L’esperimento fa parte di una serie di misure economiche che il governo di centro del primo ministro Juha Sipila sta mettendo in atto. Il responsabile dei sussidi statali ha detto che in futuro l’esperimento potrà estendersi anche ad altre categorie di persone, per esempio occupati con basso reddito, come free-lance, piccoli imprenditori e lavoratori part-time.

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