Di cosa è accusato Raffaele Marra

Nell'arresto per corruzione del capo del personale del comune di Roma, considerato molto vicino a Raggi, c'entrano un'intercettazione telefonica e una casa comprata nel 2013

(ANSA/ANGELO CARCONI)

Il 16 dicembre Raffaele Marra, capo del personale del comune di Roma e considerato molto vicino al sindaco del M5S Virginia Raggi, è stato arrestato con l’accusa di corruzione. L’accusa è arrivata in conseguenza di un’indagine iniziata nel 2013, quando Marra era a capo del Dipartimento politiche abitative del comune di Roma, durante la giunta di centrodestra guidata da Gianni Alemanno. Insieme a Marra è stato arrestato anche Sergio Scarpellini, un immobiliarista romano, accusato di aver pagato a Marra alcune tangenti per ottenere in cambio dei favori, anche se non è ancora chiaro di che tipo.

Da mesi la scelta di Marra da parte di Raggi era criticata anche da molti dirigenti del Movimento 5 Stelle, sospettosi di una persona che aveva già avuto incarichi politici precedenti e che secondo qualcuno apparteneva al presunto “sistema”: Raggi l’ha sempre difeso e all’inizio gli aveva anche offerto l’incarico di vicecapo di gabinetto, un ruolo molto importante nell’amministrazione comunale. Nelle ultime ore i giornali italiani stanno raccontando che diversi dirigenti del Movimento 5 Stelle incolpano Raggi per le attenzioni mediatiche seguite all’arresto di Marra.

Nell’ordinanza di custodia cautelare per Marra e Scarpellini la procura di Roma parla di una «spiccata pericolosità criminale» in conseguenza della quale si considera «assai probabile» che i due avrebbero potuto compiere altri reati. I due sono stati arrestati perché nel 2013 Marra pagò una casa usando soldi di Scarpellini e perché nel maggio 2016 Marra, parlando con la segretaria di Scarpellini, fece intendere di poter usare la sua posizione nel comune per aiutarlo.

Marra ha 44 anni; Scarpellini ne ha 79 e Repubblica ha scritto che ha «precedenti per truffa, ricettazione, falsificazione di titoli di credito». Il Corriere della Sera ha inoltre raccontato che a Roma Scarpellini è noto col nome di «cavallaro» perché proprietario di Nuova Sbarra, una grande scuderia.

Raffaele Marra prima di Virginia Raggi

Marra è un ex ufficiale della Guardia di Finanza che ha iniziato a lavorare con Alemanno quando l’ex sindaco di Roma era ministro dell’Agricoltura. Marra fu nominato dirigente dell’Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (esiste davvero). All’epoca il capo dell’agenzia era un altro dirigente pubblico considerato vicino al centrodestra, Federico Panzironi, successivamente coinvolto in “Mafia capitale” e nella “parentopoli” dell’AMA, caso per cui è stato condannato in primo grado a cinque anni e tre mesi. Quando nel 2008 Alemanno vinse le elezioni comunali di Roma, Marra (insieme a Panzironi) si trasferì al Comune, dove divenne dirigente. Per alcuni anni lavorò anche in Rai, come dirigente, e per Renata Polverini quando lei era presidente del Lazio con il centrodestra.

Marra e Scarpellini nel 2009

Nonostante parliamo di fatti prescritti e fuori dall’attuale indagine, i due ebbero già un importante rapporto economico nel 2009, quando – come raccontò a settembre Emanuele Fittipaldi sull’Espresso – Marra era capo del dipartimento del Patrimonio e della Casa di Roma. Marra comprò per circa 700mila euro da Progetto 90, il gruppo immobiliare di Scarpellini, un attico che si trovava all’Eur e il cui prezzo di mercato (ottenuto comparandolo a quello di altri immobili simili) era di circa 1,2 milioni di euro. Nello stesso periodo Scarpellini – sempre tramite Progetto 90 – comprò da Marra un appartamento a Torre Spaccata, vicino al Grande raccordo anulare. Marra aveva comprato l’appartamento per circa 140mila euro nel 2003 ma lo vendette a Scarpellini per circa 400mila euro. L’Espresso lascia intendere che Scarpellini abbia quindi pagato una cifra sproporzionata per “ricompensare” Marra, anche se non è chiaro di che cosa (Fittipaldi sospetta che Scarpellini avesse spesso a che fare col Comune di Roma e cercasse qualcuno di bendisposto nei propri confronti). La vicenda del 2009 non è mai stata oggetto di alcuna inchiesta.

L’accusa di corruzione

L’indagine che ha portato all’arresto di Marra e Scarpellini riguarda invece un’altra vendita, del 2013. Nel 2013 Marra comprò infatti per 367mila euro una casa in via dei Prati Fiscali, circa cinque chilometri a nord del centro di Roma, dopo che per alcuni anni Chiara Perico, moglie di Marra, ne era risultata affittuaria. La casa fu messa in vendita dall’Enasarco, l’Ente previdenziale degli agenti di commercio, e secondo l’accusa Marra la pagò con due assegni circolari che facevano riferimento al conto corrente di Scarpellini. Il Corriere della Sera ha poi scritto che i carabinieri starebbero indagando su prelievi e bonifici da e su conti maltesi riconducibili alla famiglia di Marra, «dove nel 2015 hanno trasferito la residenza la moglie e i figli» e su per ora poco chiari «addebiti mensili per pagamenti di canoni a favore di società francesi attive nei settori del leasing finanziamento nautico». Anche in questo caso, non è chiaro se Marra abbia dato qualcosa in cambio a Scarpellini.

L’intercettazione telefonica

In una telefonata fatta a maggio tra Marra e la segretaria di Scarpellini, lui si diceva «a disposizione» dell’imprenditore in cambio di una sua pressione «per avere una campagna di stampa favorevole», che evitasse critiche che avrebbero potuto compromettere il suo incarico al comune di Roma, con Raggi. Marra si riferiva in particolare al Messaggero, il giornale di proprietà di Gaetano Caltagirone che lo aveva molto criticato in quei giorni e che ha continuato a farlo, lasciando intendere che Scarpellini potesse parlare personalmente a Caltagirone. L’intercettazione lascerebbe quindi intendere che Marra offriva – in cambio di eventuali pressioni di Scarpellini nei confronti del Messaggero e grazie alla sua posizione nel comune non meglio definiti “favori” utili alle attività immobiliari di Scarpellini. Il fatto che ci fossero poco chiari rapporti economici tra i due e che Marra si dicesse pronto a fare cose di questo tipo è il motivo per cui è stato fatto l’arresto.

Il 16 dicembre Virman Cusenza, il direttore del Messaggero ha scritto: «Penso sia una medaglia. Le carte dimostrano come il Messaggero non sia minimamente condizionabile, al punto che, come risulta evidente dai verbali, neanche ci provano». Martedì ci saranno gli interrogatori di garanzia di Marra e Scarpellini.

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