Le migliori serie tv dell’anno, secondo il New York Times

Da “Atlanta” a “Bojack Horseman”, in una di quelle liste che non hanno molto senso, per stessa ammissione dei critici

“Atlanta” (FX)

I critici televisivi del New York Times hanno fatto un elenco di quelle che sono, secondo loro, le migliori serie tv dell’anno. Il capo della redazione spettacoli, James Poniewozik, ha messo però subito le mani avanti, confermando sospetti e impressioni di molti lettori e giornalisti: e cioè che le liste di fine anno, che siano di film, dischi o serie, siano una cosa utile ma che nasconde un mezzo imbroglio. I critici non guardano tutti gli episodi di tutte le serie uscite durante l’anno: isolarne dieci, prese tra tutti i generi, è un esercizio impossibile. «Ma se si fa finta di niente, si riesce a raccontare una storia più ampia, su quello che è stato importante nell’anno e perché».

Ci sono alcune esclusioni arbitrarie: GirlsBetter Call Saul perché vanno avanti da più stagioni, criterio però che il New York Times non ha volutamente applicato ad altre serie, come The Americans. «Ci sono poi serie che non ho potuto mettere nella lista, ma che sono state incredibilmente coinvolgenti, come Stranger Things». Di diverse nuove serie scelte dal New York Times avevamo parlato a tempo debito qui sul Post, perché ci erano piaciute: due su tutte sono Atlanta Bojack Horseman. E ce n’è anche una che avevamo raccontato quando era solo una webserie, e che ora è finita su HBO.

The Americans (quarta stagione)
Da anni è considerata una delle migliori serie drama attualmente in televisione, e da anni chi la guarda cerca di convincere tutti gli altri a iniziarla. Il New York Times dice che l’erede diretta di Breaking Bad potrebbe essere Better Call Saul (che però ha deluso molti critici, almeno nella prima stagione, e non ha avuto un successo paragonabile), ma anche The Americans può rivendicare questo legame. Per chi ancora non la conoscesse, parla di una coppia di spie sovietiche che vivono in incognito negli Stati Uniti negli anni Ottanta (è ispirata a una gran storia vera) ed è l’equivalente di «una panoramica sul campo di una partita di scacchi durante la Guerra Fredda, con una profonda empatia per i pedoni».

Atlanta (prima stagione)
È piaciuta tantissimo anche qui al Post, e ne avevamo già parlato molto bene quando è uscita. È stata ideata, scritta e interpretata da Donald Glover, una delle persone più talentuose nello show business americano, che è un attore, un rapper, un comico e uno sceneggiatore di 33 anni. Atlanta parla di questioni molto delicate, come il razzismo, le diseguaglianze sociali e le discriminazioni di genere, ma lo fa con grande intelligenza e con un gusto per l’assurdo che la rende molto originale. Secondo il New York Times «ha creato un diorama della vita afroamericana nella città del titolo, e un testamento alla stranezza della vita».

Bojack Horseman (terza stagione)
Secondo molti critici è la serie animata più interessante degli ultimi anni, e anche questa piace molto qui al Post (ne avevamo parlato qui). L’ha prodotta Netflix e l’ha scritta il comico 31enne Raphael Bob-Waksberg: il protagonista è un cavallo antropomorfo che negli anni Novanta è stato protagonista di una sitcom di successo, e da allora conduce una vita sregolata a Hollywood, senza veri amici (tranne uno, che vive da anni sul suo divano ed è doppiato da Aaron Paul) e senza relazioni sentimentali stabili. Fa molto ridere, ma soprattutto parla di depressioni, di relazioni, di crisi di mezza età, dei problemi legati al successo e di un sacco di altri temi complessi come sono riuscite poche altre serie, recentemente. Nella terza stagione, quella diffusa su Netflix quest’anno, c’è un episodio ambientato interamente in una città sott’acqua (alcuni personaggi della serie sono uomini, altri sono animali antropomorfi): non ci sono praticamente dialoghi, ma è finito in cima praticamente a tutte le classifiche sui migliori episodi di serie tv dell’anno. Guardatelo, poi leggetevi qualcosa.

Crazy Ex-Girlfriend (seconda stagione)
È una serie comedy musicale, creata e interpretata dall’attrice Rachel Bloom: il New York Times scrive che «in un grande anno per le donne complicate in televisione – FleabagLady DinamiteBetter Things – questo musical osceno e consapevole ha fatto le capriole sulla linea tra l’essere appassionato e l’essere pazzo».

Full frontal with Samantha Bee (prima stagione)
È un talk show satirico che va in onda il lunedì sera su TBS, e lo conduce la comica Samantha Bee: da quando è iniziato, lo scorso febbraio, ha ricevuto critiche molto positive, ed è sembrato da subito molto solido e interessante, anche in un mercato, come quello della televisione americana, in cui i programmi simili sono molti e fatti molto bene. Full frontal with Samantha Bee è stato molto critico verso Donald Trump durante la campagna elettorale americana, e usa un linguaggio spesso volgare e provocatorio.

High Maintenance (prima stagione)
Con questa fateci fare quelli a cui le cose piacevano già prima che piacessero a tutti gli altri: ne avevamo parlato quando era solo una webserie su Vimeo, due anni fa. Poi è arrivata HBO con un sacco di soldi e gli sceneggiatori hanno scritto sei nuovi episodi, che sono andati in onda tra settembre e ottobre. High Maintenance racconta New York e i suoi abitanti seguendo gli spostamenti e gli affari di uno spacciatore di marijuana, che gira in bicicletta e vende solo a chi gli viene raccomandato dai suoi clienti. «Il passaggio dal web alla tv via cavo ha provocato un miglioramento nella produzione di High Maintenance, ma la sua curiosità per le persone rimane pura e integra», scrive il New York Times.

Horace and Pete (prima stagione)
È una serie creata, scritta e interpretata da Louis CK, il famoso comico americano conosciuto per i suoi spettacoli e per la serie Louie. Louis CK si è prodotto da solo Horace and Pete, nella quale ci sono anche Steve Buscemi e Alan Alda. Non è una serie comica: è ambientata tutta in un pub, e racconta i problemi dei due cugini che lo gestiscono, e dei loro clienti abituali. Non è andata in onda in televisione, ma è stata diffusa sul sito di Louis CK: è strana e spiazzante per chi è abituato a Louie, ma secondo il New York Times «sembra esistere fuori dal tempo, riversando le angosce del 2016 entro le mura di un pub di cent’anni, utilizzando l’epoca della distribuzione su internet per richiamare la frizzante immediatezza della prima televisione, simile al teatro».

The People v. O.J. Simpson: American Crime Story (prima stagione)
È la prima stagione di una nuova serie di FX su storie di cronaca nera americane, ed è dedicata al caso dell’omicidio di Nicole Brown Simpson e di Ron Goldman, per il quale fu processato e assolto il famoso giocatore di football O.J. Simpson. «Non solo ha parlato delle attuali tensioni razziali negli Stati Uniti, ma ha anche finito per anticipare un’elezione il cui risultato – come il verdetto su Simpson – ha rivelato un paese visto in modo completamente diverso dalle sue due metà». Ci sono John Travolta, che fa l’avvocato Robert Shapiro, ed è stata molto apprezzata l’interpretazione di O.J. Simpson fatta da Cuba Gooding Jr.

Rectify (quarta stagione)
La serie iniziava con l’uscita di prigione di Daniel Holden, scarcerato 19 anni dopo essere stato condannato per l’omicidio e lo stupro della sua ragazza di 16 anni, per una nuova prova del DNA. Di lì, per quattro stagioni, ha raccontato il ritorno di Holden nella sua città natale, e degli altri abitanti esclusi dalla società per qualche ragione. «I miracoli devono essere testimoniati», dice il New York Times.

Transparent (terza stagione)
Da quando è iniziata è considerata una delle serie “da venticinque minuti” più interessante, ed è molto apprezzata per come sta raccontando un tema delicato e poco discusso come il cambio di sesso. Ne avevamo parlato qui: la protagonista è interpretata da Jeffrey Tambor, ed è una donna transgender che ha da poco cambiato sesso, e che ha dovuto spiegare la sua decisione ai figli e alla ex moglie. «È una serie molto empatica, che lascia che ogni personaggio – dal fondamentalista cristiano alla femminista ebrea radicale – abbia dei difetti e sia complicato. È confusa, nebulosa e sempre in espansione: è come una preghiera hippie in circolo, nella quale ogni membro ha un turno per parlare».

Mostra commenti ( )