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  • venerdì 9 dicembre 2016

È stato approvato l’impeachment della presidente sudcoreana

Park Geun-hye è stata sospesa dal suo incarico, ma sarà la Corte Costituzionale ad avere l'ultima parola: c'entra uno scandalo da film

Park Geun Hye (Kyodo via AP Images)

Venerdì mattina il Parlamento sudcoreano ha approvato l’impeachment della presidente Park Geun-hye, con 234 voti a favore a 56 contro. Park è stata quindi sospesa dal suo incarico, che per il momento passa al primo ministro Hwang Kyo-ahn: sul suo futuro si pronuncerà entro 180 giorni in via definitiva la Corte Costituzionale sudcoreana. A favore dell’impeachment hanno votato anche diversi parlamentari del partito politico di Park, come era stato previsto negli ultimi giorni. L’impeachment è stato votato a causa di un grosso scandalo cominciato diverse settimane fa e che ha coinvolto direttamente la presidente: Park è stata accusata dai suoi oppositori politici di avere subìto la forte influenza di una cittadina privata e senza alcun incarico pubblico, Choi Soon-sil, la quale avrebbe usato i suoi legami con Park per estorcere a grosse aziende sudcoreane 69 milioni di dollari sotto forma di donazioni a favore di due fondazioni private da lei dirette. Al momento Choi si trova in carcere, in attesa del processo.

Due settimane fa Park aveva cercato di evitare l’impeachment, proponendo una soluzione alternativa: si sarebbe dimessa dal suo ruolo se gliel’avesse chiesto il Parlamento, ma senza passare per una votazione ufficiale. L’obiettivo di Park era quello di garantirsi un’uscita dalla scena politica più onorevole, ma il suo piano non ha funzionato. L’opposizione, che Park con la sua proposta sperava di spaccare, è rimasta unita nel chiedere il voto di impeachment, sostenuto anche da alcuni esponenti dello stesso partito della presidente, il partito Saenuri, di centrodestra. L’impeachment è stato festeggiato da decine di persone che si sono ritrovate oggi fuori dal Parlamento a Seul.

Lo scandalo che ha coinvolto Park è una cosa da film e arriva da lontano. Il padre di Choi, morto nel 1994 a 82 anni, si chiamava Choi Tae-min ed era il fondatore di una setta religiosa chiamata la “Chiesa della vita eterna”. Era un ex agente di polizia, sposato sei volte, monaco buddista e poi convertito al cattolicesimo. Choi-padre aveva conosciuto Park – che è figlia di un ex presidente della Corea del Sud, Park Chung-hee – dopo l’assassinio della madre di lei, nel 1974. Secondo un documento dell’intelligence sudcoreana risalente agli anni Settanta e pubblicato nel 2007, Choi-padre si avvicinò a Park dicendole che la madre di Park gli era apparsa in sogno, e gli aveva chiesto di aiutarla. Choi-padre, sfruttando l’impatto che questa e altre storie ebbero su Park, divenne il mentore della stessa Park e la aiutò a inserirsi e arrivare al vertice di un gruppo filo-governativo chiamato “Movimento per una nuova mente”. Secondo alcuni documenti dell’intelligence di allora, Choi-padre usò il suo legame con Park per mettere in piedi un esteso sistema di corruzione (tutta la storia si può leggere qui). Dopo la morte di Choi-padre, sembra che il suo posto sia stato preso dalla figlia. I rapporti tra Park e Choi-figlia non sarebbero solo poco convenienti dal punto di vista politico (il comportamento di Park non è stata per nulla trasparente e l’importanza di Choi nella sua presidenza non era mai stata dichiarata); potrebbero anche avere condizionato dei comportamenti illegali da parte di Choi, che è accusata di corruzione.

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