C’è una nuova storia sul M5S e le firme

La procura di Bologna sta indagando quattro esponenti locali del partito, accusati di avere raccolto irregolarmente almeno una trentina di firme per le regionali del 2014

(Ansa)

Quattro persone del Movimento 5 Stelle sono state indagate dalla procura di Bologna per aver raccolto firme irregolari in occasione delle elezioni regionali del 2014. Gli indagati sono Marco Piazza, vicepresidente del consiglio comunale di Bologna (il cui sindaco è Virginio Merola, del Partito Democratico), Stefano Negroni, dipendente del comune e definito dai giornali come “simpatizzante” del M5S, Tania Fioroni e Giuseppina Maracino, due attivisti che hanno partecipato alla raccolta delle firme. L’indagine è coordinata dalla pm Michela Guidi e dal procuratore Giuseppe Amato.

Ansa dice che secondo le accuse i rappresentanti del M5S hanno «autenticato firme non apposte in loro presenza, oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialità, oppure in mancanza della qualità del pubblico ufficiale». Scrive Repubblica che Piazza, definito «braccio destro di Massimo Bugani (capogruppo M5S a Palazzo D’Accursio e candidato sindaco)», è indagato in quanto ha certificato le firme, Negroni perché le ha autenticate, Fioroni e Maracino perché hanno collaborato a raccoglierle. Le firme di cui si parla sono quelle autenticate da un pubblico ufficiale che devono necessariamente essere presentate perché una lista o un partito possano partecipare alle elezioni.

Sempre Repubblica dice che le firme sospettate di essere state raccolte irregolarmente sono per ora «una trentina», ma ci sono almeno quattro persone che hanno detto di non aver firmato anche se la loro firma compare tra quelle presentate dal M5S. A fare partire l’inchiesta è stata una denuncia di due attivisti del M5S, che hanno detto di avere prima provato ad avvisare più volte i rappresentanti del partito a Bologna. Gli attivisti che hanno fatto denuncia hanno detto che alcune firme furono per esempio raccolte durante un raduno al Circo Massimo di Roma, e quindi fuori dal territorio dell’Emilia-Romagna.

Nelle ultime settimane si è parlato molto di un altro caso di sospette firme false raccolte da alcuni esponenti del M5S di Palermo: in quel caso il leader del M5S Beppe Grillo ha chiesto che le persone indagate si autosospendano dal partito. Negroni ha smentito le accuse della procura, dicendo che era presente durante la raccolta di tutte le firme, e quindi ha potuto autenticarle. Ha detto che potrebbe esserci stato un errore ma che la raccolta è avvenuta «alla luce del sole». Anche il capogruppo del M5S al consiglio comunale di Bologna Massimo Bugani ha parlato di un possibile errore, ipotizzando: «se un qualche fessacchione ha preso firme a Roma si dimostrerà che sono firme vere poi portate a un banchetto e infilate dentro agli altri moduli. Se l’errore è grave o no, vedremo, se l’errore è questo è risibile». Repubblica dice che «l’inchiesta però sembra destinata a allargarsi e presto potrebbero fioccare nuove accuse, tra cui quelle di falso e falso ideologico».

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