Un passo avanti per gli ebook in biblioteca

Una nuova sentenza europea fa riparlare del prestito dei libri elettronici: come funziona, come potrebbe migliorare, e che vantaggi ha

Una bibliotecaria legge un ebook tra gli scaffali (AP Photo/Swikar Patel, The Journal Gazette)

La Corte di giustizia europea, il tribunale più autorevole dell’Unione Europea, ha stabilito che le biblioteche pubbliche possono prestare gli ebook nello stesso modo in cui prestano i libri cartacei, nel rispetto delle legislazioni dei singoli paesi. La corte si è espressa su un caso sollevato dalla Vereniging Openbare Bibliotheken (VOB), l’associazione di tutte le biblioteche pubbliche dei Paesi Bassi, contro la Stichting Leenrecht, una fondazione che riscuote i diritti di proprietà degli autori.

VOB proponeva di applicare il cosiddetto modello del “one copy, one user”, cioè “una copia, un utente”: la copia di un libro può essere scaricata e letta da un solo utente per volta. La legge olandese prevede inoltre che la copia di un ebook non possa essere prestata da una biblioteca pubblica se prima non è già stata messa in vendita o distribuita nell’Unione Europea, o comunque con il consenso di chi detiene i diritti.

La sentenza non si limita a risolvere una situazione olandese ma ha effetti vincolanti per tutti i paesi dell’Unione, e avrà conseguenze importanti e positive in quelli in cui i rapporti tra editori e biblioteche sono più complicati. Nell’Unione Europea al momento non c’è infatti una legislazione comune a proposito e nella maggior parte degli stati non esiste nemmeno una legislazione specifica. In Italia la legge garantisce il prestito di libri cartacei nelle biblioteche pubbliche ma non quello di ebook, come spiega al Post Giulio Blasi, amministratore delegato di MediaLibraryOnLine (MLOL), la prima piattaforma italiana di prestito di libri digitali (i titoli disponibili in italiano sono circa 100mila). Dal 2009 MLOL, che ha sede a Bologna, fa da intermediario tra le biblioteche pubbliche, e di recente quelle scolastiche, e gli editori per quel che riguarda non soltanto libri ma anche giornali e riviste. A oggi le biblioteche che aderiscono a MLOL sono 4.500, su un totale di circa 7.000 biblioteche pubbliche in tutta Italia, e gli editori 400 tra grandi, medi e piccoli indipendenti.

Blasi spiega che il modello “one copy, one user” è quello più diffuso, nonché quello di partenza: è il primo adottato negli Stati Uniti, dove il mercato editoriale degli ebook, e quindi il loro prestito in biblioteca, è iniziato nel 2000, circa dieci anni prima che in Italia. Il ritardo si riflette nei numeri: nel 2015 le biblioteche pubbliche statunitensi hanno prestato 120 milioni di ebook, contro i 12 milioni della Germania (il paese europeo dove il mercato è più sviluppato) e i 350mila dell’Italia – che nel 2016 saranno probabilmente 450mila, dice sempre Blasi – su un totale di circa 50 milioni di libri prestati ogni anno. La percentuale di persone che ha preso in prestito almeno un ebook in biblioteca in un anno è in linea con quella di chi ne ha acquistato almeno uno: tra il 5 e il 10 per cento dei lettori complessivi.

In Italia il prestito di ebook è regolato da accordi e licenze con i singoli editori. MLOL propone diversi modelli: oltre a quello “una copia, un utente”, ce n’è uno che mette a disposizione un libro per due utenti contemporaneamente, in entrambi i casi per 14 giorni. E poi c’è il cosiddetto “pay per view”: tutti gli utenti possono scaricare in qualsiasi momento tutti i titoli disponibili nel catalogo dell’editore che prevede questa formula, come per esempio Giunti, sempre per la durata di 14 giorni. Quest’ultimo modello è evidentemente quello più innovativo e rappresenta una soluzione che sfrutta meglio le potenzialità degli ebook nelle biblioteche pubbliche: trattarli come dei libri cartacei e consentire a un singolo utente di usufruirne è limitante, mentre è molto più comodo e coerente permettere a chiunque di prendere in prestito ogni ebook in qualsiasi momento, senza dover aspettare il turno, dato che è tecnicamente fattibile. MLOL trattiene una commissione di circa il 25-30 per cento per ogni copia acquistata dalla biblioteca, mentre gli editori ricevono il 70 per cento.

Blasi sottolinea le potenzialità del digitale, che offre di fatto un servizio migliore a prezzi più contenuti del cartaceo. Il catalogo è subito disponibile e facilmente accessibile, ed è un vantaggio soprattutto per le piccole biblioteche che sono spesso unite tra loro in consorzi: utilizzando il modello “pay per view”, possono offrire agli iscritti tantissimi titoli pagando una piccola percentuale e risparmiandosi i tempi e i costi, piuttosto elevati, dello spostamento dei libri da una biblioteca all’altra. È un sistema che potrebbe migliorare in particolare il funzionamento delle biblioteche scolastiche, che acquistano ogni anno una decina di titoli, polverosi e poco attraenti per gli studenti, e che in questo modo potrebbero allargare e modernizzare il loro catalogo.

Oltre a lavorare con le biblioteche pubbliche e scolastiche e gli editori, MLOL gestisce anche un sistema di crowdfunding, MLOL Plus, per sostenere economicamente le biblioteche: gli utenti si iscrivono a un servizio – ci sono sei diversi tipi di tariffe, tre mensili e tre annuali – che permette il prestito e l’acquisto di un certo numero di ebook, tra migliaia di titoli disponibili. Una parte del sito invece consente di scaricare gratuitamente 300mila ebook in pubblico dominio, openMLOL, oltre a 9.000 audiolibri, più di 160 app, riviste, giornali e 44mila mappe.

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