Come si elegge il presidente degli Stati Uniti

di Francesco Costa – @francescocosta

Chi sono questi benedetti "grandi elettori"? Chi li sceglie? Cosa succede se tra i due candidati finisce pari? Un ripasso sulle regole del gioco, che ormai ci siamo

Un seggio elettorale a Miami. (AP Photo/Lynne Sladky, File)

In moltissimi stati americani, da settimane gli elettori possono già votare per il prossimo presidente degli Stati Uniti: il giorno delle elezioni, quindi anche l’ultimo in cui si potrà votare, è martedì 8 novembre. Al contrario di quanto molti pensano, però, gli Stati Uniti non eleggono direttamente il presidente: lo fanno attraverso i cosiddetti “grandi elettori”. Funziona così.

Gli Stati Uniti sono un paese federale, diviso in 50 stati. Alle elezioni presidenziali ogni stato esprime un numero di grandi elettori pari alla somma dei suoi deputati e dei suoi senatori: dato che il numero di parlamentari espressi da ogni stato dipende dalla sua popolazione, lo stesso vale per i grandi elettori. Gli stati più popolosi, insomma, esprimono più grandi elettori degli altri.

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I numeri indicano i grandi elettori espressi nel 2016 da ogni stato americano.

A ogni candidato alle elezioni presidenziali – Hillary Clinton, Donald Trump, Gary Johnson, Jill Stein, eccetera – è collegata una lista di grandi elettori: sono persone scelte dai comitati elettorali, spesso funzionari di partito. In 48 stati su 50 i grandi elettori alle presidenziali vengono eletti con sistema maggioritario: il candidato che prende un voto in più degli altri si porta a casa tutti i grandi elettori espressi dallo stato (cioè vengono eletti tutti quelli del suo listino, e nessuno degli altri). Questo vuol dire che non c’è alcuna differenza tra vincere con il 30 per cento dei voti – supponiamo ci siano più candidati a dividersi i voti – o col 90 per cento dei voti: chi ne prende uno in più degli altri si porta a casa tutto. In due stati – Maine e Nebraska – due grandi elettori vengono assegnati a chi prende un voto in più nell’intero stato, e poi un grande elettore viene assegnato a chi prende più voti all’interno di ognuno dei collegi congressuali in cui è diviso lo stato (che sono due in Maine e tre in Nebraska).

I grandi elettori sono in tutto 538: per diventare presidente bisogna ottenerne la maggioranza assoluta, quindi 270. L’organo che riunisce i grandi elettori scelti col voto dei cittadini si chiama collegio elettorale.

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Il sito 270towin permette di creare mappe elettorali americane per vedere quante e quali strade hanno i vari candidati per arrivare a 270 grandi elettori.

Il collegio elettorale non si riunisce mai: i grandi elettori si radunano stato per stato il lunedì successivo al secondo mercoledì di dicembre e votano per un candidato alla presidenza e uno alla vicepresidenza; poi comunicano a Washington la loro scelta, che si formalizzerà poi con il giuramento e l’insediamento del 20 gennaio. I grandi elettori sono formalmente liberi di votare per chi vogliono – anche legalmente, salvo in alcuni stati in cui si rischia però solo una multa – a prescindere dal candidato a cui erano collegati, dalla lista di cui facevano parte e con cui sono stati eletti al collegio elettorale: l’impegno di rispettare la volontà degli elettori che li hanno scelti è solo un impegno politico, che però è stato violato rarissimamente nella storia degli Stati Uniti e mai in modo determinante per il risultato finale. Capita ancora – è capitato anche quest’anno – che un grande elettore minacci di non votare per il candidato del proprio partito, per protesta o per attirare l’attenzione: è possibile che accada, anche se è molto improbabile che avvenga se si trattasse di un voto decisivo, visto che porterebbe al tradimento dell’esito delle elezioni e della volontà di centinaia di milioni di persone.

Per come funziona il sistema maggioritario, però, è possibile che un candidato possa ottenere la maggioranza dei voti totali ma la minoranza dei grandi elettori, e quindi perdere le elezioni. Esempio: supponiamo per comodità di avere tre stati che esprimano lo stesso numero di grandi elettori, 10 ciascuno, e in cui vada a votare lo stesso numero di persone. Nello stato A il candidato Tizio vince prendendo il 99 per cento dei voti, negli stati B e C il candidato il candidato Caio vince prendendo il 51 per cento dei voti. Il candidato Tizio avrà ottenuto complessivamente più voti ma avrà portato a casa solo 10 grandi elettori, mentre il candidato Caio avrà avuto meno voti ma avrà ottenuto 20 grandi elettori. Uno scenario del genere è molto improbabile ma è successo due volte: il più recente e celebre è quello del 2000, quando Al Gore ottenne lo 0,4 per cento dei voti in più rispetto a George W. Bush, che però vinse tra i grandi elettori.

Ascolta 16. Cinque storie sul giorno delle elezioni” su Spreaker.

Il podcast di Francesco Costa, peraltro vicedirettore del Post, sulle situazioni rare o impreviste che possono accadere il giorno delle elezioni americane.

Esistono due scenari per cui è possibile che nessun candidato ottenga 270 grandi elettori. Il primo è quello del pareggio: dato che i grandi elettori sono un numero pari, è possibile che finisca 269 pari. Il secondo caso è quello in cui ci siano più di due candidati a spartirsi i grandi elettori, e quindi nessuno arrivi alla maggioranza assoluta di 270. In entrambi i casi, l’elezione del presidente e del vicepresidente degli Stati Uniti diventerebbe a quel punto competenza del Congresso. Entrambe le circostanze sono molto improbabili, ma non impossibili: è capitato tre volte nella storia degli Stati Uniti, sempre nell’Ottocento.

In questo caso bisognerebbe innanzitutto attendere l’insediamento del nuovo Congresso, eletto anche quello l’8 novembre: quindi bisognerebbe aspettare gennaio. Il presidente sarebbe scelto dalla Camera dei Rappresentanti, ma ogni delegazione statale avrebbe diritto a un solo voto, a prescindere dalle sue dimensioni: vuol dire che i deputati del Texas o della Florida, per esempio, dovrebbero riunirsi e decidere a maggioranza chi scegliere come presidente a nome dell’intero stato. Non è una decisione scontata: se la maggioranza dei deputati della Florida fossero Democratici, ma in Florida alle presidenziali avesse vinto il candidato Repubblicano? In entrambi casi ci sarebbero discussioni e polemiche. Il candidato alla vicepresidenza sarebbe scelto con le stesse modalità dal Senato. Sia la Camera che il Senato potrebbero scegliere chi votare fra i tre candidati che hanno ottenuto più voti alle presidenziali.

Tutte le mappe elettorali americane:

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