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  • venerdì 4 novembre 2016

Cosa c’è nella nuova legge sul cinema

Entrerà in vigore da gennaio, prevede un nuovo fondo per i finanziamenti, incentivi ai giovani e criteri più oggettivi per la selezione dei film da sostenere

Dario Franceschini, Matteo Renzi, Roberto Benigni, Giuseppe Tornatore, Paolo Sorrentino e Bernardo Bertolucci. (ANSA/ US PALAZZO CHIGI/ TIBERIO BARCHIELLI)

Giovedì 3 novembre è stata approvata in maniera definitiva la nuova legge “Disciplina del cinema e dell’audiovisivo”, che regola la gestione statale dei finanziamenti per il cinema e istituisce nuovi organi specifici. Il ministro per la Cultura Dario Franceschini ha detto che è una riforma «attesa da decenni», e ha spiegato che prevede «regole trasparenti e più risorse per film, sale e giovani».

Per la legge, il governo aveva chiesto un consulto anche a Bernardo Bertolucci, Giuseppe Tornatore, Roberto Benigni, Paolo Sorrentino, tutti registi vincitori del premio Oscar, che si erano incontrati con Franceschini e con il presidente del Consiglio Matteo Renzi lo scorso gennaio. La legge istituisce un Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e l’audiovisivo, un nuovo ente per gestire i finanziamenti pubblici al settore, unificando quelle che erano le competenze del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) e del tax credit produzione. Per il nuovo fondo è previsto un funzionamento diverso: a partire dal 2017, l’11 per cento del gettito ottenuto con la riscossione di Ires e Iva sulle attività di «programmazione e trasmissione televisiva; distribuzione cinematografica; proiezione cinematografica; erogazione di servizi di accesso ad internet da parte delle imprese telefoniche e di telecomunicazione» sarà la base del fondo, che secondo le stime del Ministero per i Beni Culturali «non potrà mai scendere sotto i 400 milioni di euro annui».

Con la nuova Legge Cinema poi saranno abolite le commissioni ministeriali che decidono quali film ricevono i finanziamenti pubblici in base al loro “interesse culturale”». Al suo posto sarà introdotto un sistema «di incentivi automatici per le opere di nazionalità italiana», cioè contributi che vengono forniti dallo Stato sulla base di parametri oggettivi: i produttori e i distributori di film che hanno ricevuto premi e che hanno avuto buoni incassi riceveranno fondi per fare altri film. Con la riforma, dopo una legge che deve preparare il governo, i film smetteranno anche di essere classificati dalle commissioni, e il compito passerà direttamente ai produttori (il ministero ha presentato questo punto dicendo che «sparisce la censura di Stato»).

C’è poi una parte della legge dedicata ai giovani e al cinema d’autore: il MiBACT ha spiegato che fino al 18 per cento delle risorse del nuovo fondo sarà offerto a «giovani autori, start-up, piccole sale, contributi a favore dei festival e delle rassegne di qualità, contributi per le attività di Biennale di Venezia, Istituto Luce Cinecittà e Centro sperimentale di cinematografia». Il 3 per cento del fondo invece servirà a promuovere il cinema nelle scuole.

Oltre a tutta una serie di incentivi e di agevolazioni fiscali – per le le imprese italiane che lavorano per chi produce film e per chi li distribuisce – è previsto un «piano straordinario fino a 120 milioni di euro in cinque anni per riattivare le sale chiuse e aprirne di nuove». Sarà reso più semplice, dice il ministero, anche ottenere il riconoscimento della dichiarazione di interesse culturale per le sale cinematografiche. Verrà istituito il Consiglio superiore per il cinema e l’audiovisivo, che sostituirà la Sezione Cinema della Consulta dello Spettacolo e sarà composto da «11 membri di alta competenza ed esperienza nel settore e dai rappresentanti delle principali associazioni». Avrà il compito di decidere a chi destinare i finanziamenti pubblici. Tra le altre cose, la legge prevede anche un sistema più trasparente per la regolamentazione e l’incentivazione della trasmissione e della produzione di film da parte delle televisioni.

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