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  • Venerdì 28 ottobre 2016

Clinton ha un nuovo guaio con le email

L'FBI dice di averne trovate di nuove e "pertinenti" all'indagine chiusa a luglio: secondo il New York Times c'entrano la sua assistente Huma Abedin e suo marito Anthony Weiner

(Justin Sullivan/Getty Images)
(Justin Sullivan/Getty Images)

Il direttore dell’FBI James Comey ha fatto sapere al Congresso americano che la sua agenzia ha scoperto nuove email “pertinenti” all’indagine compiuta nei mesi scorsi sulla candidata Democratica alla presidenza Hillary Clinton, poi chiusa a luglio. In una lettera, Comey ha spiegato che le mail sono emerse in un’indagine separata e che l’FBI deve ancora esaminarne il contenuto. Il New York Times e Associated Press sostengono che le email provengono da dispositivi mobili sequestrati dall’FBI a Huma Abedin, storica assistente personale di Hillary Clinton, e a suo marito Anthony Weiner, ex politico di successo che negli ultimi anni è stato coinvolto in moltissimi scandali sessuali.

Comey ha aggiunto che «l’FBI non sa ancora se il nuovo materiale possa essere significativo», e che non è chiaro quanto tempo ci vorrà per esaminarlo. La notizia è un guaio notevole per Clinton: arriva a soli 11 giorni dalle elezioni e in mezzo a una piccola rimonta del candidato Repubblicano Donald Trump nei sondaggi, attribuita da alcuni alla pubblicazione di alcune mail del presidente della campagna elettorale di Clinton John Podesta da parte di Wikileaks, mentre da altri alla perdita di consensi del candidato del Partito Libertario Gary Johnson. Venerdì sera Hillary Clinton ha chiesto all’FBI di chiarire il prima possibile il contenuto delle email, perché per gli elettori americani è «imperativo» sapere che cosa riguardano, a 11 giorni dall’«elezione più importante delle nostre vite».

Ancora non è chiaro il contenuto delle email di cui l’FBI è entrata in possesso. Il New York Times scrive che le mail provengono da dispositivi mobili sequestrati ad Abedin e Weiner, ma senza fornire ulteriori dettagli: è probabile che provengano dal telefono di Abedin, l’unica dei due ad avere un ruolo ufficiale nella campagna di Clinton. Il New York Times attribuisce la notizia a “funzionari dell’FBI”, facendo intendere di averlo saputo da più fonti. Nell’agosto di quest’anno Abedin e Weiner hanno annunciato che intendono separarsi, in seguito a nuovi scandali che hanno coinvolto Weiner. A settembre era uscita la notizia che sia l’FBI sia la polizia di New York stavano indagando Weiner con l’accusa di aver scambiato dei messaggi a contenuto sessuale con una ragazza minorenne. Associated Press ha precisato che le nuove email del caso Clinton provengono proprio da un’indagine su Weiner.

https://twitter.com/adamgoldmanNYT/status/792082817463283712

Durante il suo mandato da segretario di Stato, Hillary Clinton ha usato il suo indirizzo privato di posta elettronica anche per cose di lavoro. Poteva farlo, in base a quanto prescrivevano le norme all’epoca. Quando però il governo le ha chiesto le email di lavoro per archiviarle – si tratta di atti pubblici – lei ha detto che la sua casella conteneva anche email personali: allora ha cancellato tutte le email personali e ha consegnato le altre. Prima dell’indagine dell’FBI non c’era modo di sapere se Clinton avesse effettivamente cancellato solo le email personali o anche email lavorative. Più precisamente, Clinton aveva consegnato 30.490 messaggi spediti o ricevuti dal suo indirizzo privato, e aveva cancellato altri 31.830 messaggi ritenuti personali. L’FBI aveva scoperto che Clinton aveva mandato un centinaio di messaggi contenenti informazioni riservate – cosa che Clinton aveva negato, all’inizio del caso – ma aveva deciso che non c’erano elementi sufficienti per aprire un’inchiesta formale.

Clinton in questi mesi ha detto che usare il suo indirizzo privato per le cose di lavoro è stato un errore, fatto per una questione di comodità e cioè per non portarsi sempre dietro due smartphone. Questa motivazione però non è mai sembrata molto convincente, e anzi ha rafforzato la convinzione di molti elettori che Clinton sia abituata a lavorare in maniera poco trasparente, complicando la prima fase della sua campagna elettorale.