La leggendaria storia delle paperelle nell’oceano

Caddero da una nave cargo durante una tempesta, per anni vennero ritrovate sulle spiagge di mezzo mondo: se ne riparla per via di un film

Paperelle di gomma – quelle che finirono nell'oceano Pacifico però non erano così (Wikimedia Commons

Il 20 ottobre è uscito nei cinema il film Piuma, diretto da Roan Johnson, che racconta la storia di un ragazzo e una ragazza che poco prima dell’esame di maturità decidono di diventare genitori, dopo che lei è rimasta incinta per sbaglio. Il film, presentato allo scorso festival del cinema di Venezia, si intitola Piuma perché è così che i due protagonisti scelgono di chiamare la loro bambina, con «una parola che nei momenti brutti la fa volare su questo casino che è il mondo». Nel secondo trailer di Piuma la voce fuori campo di Ferro, uno dei due protagonisti, usa come metafora della situazione raccontata nel film una storia diventata molto famosa, quella delle paperelle di plastica che nel 1992 finirono in mezzo all’Oceano Pacifico dopo che il container che le conteneva cadde da una nave cargo.

La storia delle paperelle – che non è esattamente come la racconta Ferro, perché la nave non naufragò e le paperelle vere e proprie erano solo 7.200 – fu raccontata molto bene dallo scrittore americano Donovan Hohn, prima in un lungo articolo pubblicato nel 2007 sulla rivista Harper’s Magazine, poi dopo due anni di ricerche in un libro uscito nel 2011, Moby-Duck. Tra le persone che Hohn intervistò ci fu Curtis Ebbesmeyer, uno degli oceanografi di Seattle che ricostruirono la storia delle paperelle partendo dalle segnalazioni delle persone a cui capitava di trovarne sulle spiagge dell’oceano Pacifico e riuscendo poi a scoprire le coordinate del punto in cui il container che conteneva le paperelle era caduto in acqua e i percorsi che avevano fatto per arrivare fino in Europa, Australia e Sudamerica.

La storia comincia con la nave cargo su cui quel container si trovava. Proveniva da Hong Kong ed era diretta a Tacoma, nello stato di Washington, nel nord-ovest degli Stati Uniti, e si chiamava Ever Laurel. Uno dei container sul ponte della Ever Laurel conteneva dei giocattoli pensati per fare il bagno ai bambini piccoli, i Friendly Floatees, cioè degli animali di plastica galleggianti. I Friendly Floatees erano destinati al mercato statunitense e arrivavano dalla Cina perché era lì che venivano prodotti per conto della The First Years, un’azienda con sede in Massachusetts. Ognuna delle 7.200 confezioni all’interno del container conteneva una paperella gialla, un castoro rosso, una tartaruga azzurra e una ranocchia verde. In totale 28.800 animali di plastica, che non arrivarono mai alla destinazione prevista perché il 10 gennaio 1992, a causa di una tempesta, la Ever Laurel si inclinò a tal punto sulla superficie dell’oceano da perdere alcuni container: quello che conteneva i Friendly Floatees era uno di quelli. Le coordinate della posizione esatta in cui avvenne il rovesciamento del container sono N 44° 42′, E 178° 06′: a più di 900 chilometri a sud dell’Isola di Attu, il punto più occidentale degli Stati Uniti, formalmente parte dell’Alaska, e più di 1.600 chilometri a est dell’isola di Hokkaido, in Giappone.

Probabilmente il container dei Friendly Floatees si ruppe o si aprì cadendo nell’oceano, non si può sapere se sbattendo contro un altro container o per via della pressione dell’acqua, perché le confezioni di giocattoli che conteneva uscirono e cominciarono a galleggiare. Ogni confezione era fatta di plastica e di cartone; secondo la ricostruzione di Ebbesmeyer, dopo un po’ di tempo in mare, il cartone si sciolse, liberando i singoli animali di plastica. I primi di loro furono ritrovati sulle spiagge dell’Alaska qualche mese dopo, a volte isolati, a volte in gruppi numerosi: l’acqua salata e la luce del sole li avevano in parte rovinati, per questo le paperelle e i castori trovati erano bianchi (il verde delle rane e l’azzurro delle tartarughe si dimostrò più resistente).

paperelleIl percorso dei Friendly Floatees (Wikimedia Commons)

I giornali di cronaca locale cominciarono a scrivere dei ritrovamenti dei giocattoli a partire dal 14 luglio 1993, quando l’insegnante di liceo Eben Punderson pubblicò sul Daily Sentinel di Sitka, in Alaska, un annuncio in cui chiedeva di essere contattato da chiunque avesse trovato degli animali di plastica sulle spiagge. Punderson aveva trovato alcune delle paperelle e aveva immaginato che arrivassero da un container affondato, perché conosceva una storia simile, che non riguardava giocattoli di plastica ma scarpe della Nike. Nel maggio 1990 80mila scarpe da ginnastica finirono in mare a sud dell’Alaska e nel giro di sei mesi cominciarono ad arrivare in Canada e in tutti gli Stati Uniti si era parlato del lavoro svolto da Ebbesmeyer e dal suo collega James Ingraham, che con alcuni software e le coordinate dei ritrovamenti di scarpe lungo le coste del Pacifico erano riusciti a ricostruire il percorso delle Nike in mezzo al mare. Punderson contattò The First Years, il cui logo era impresso sulle paperelle che aveva ritrovato in spiaggia (e non sugli altri animali), ed ebbe la conferma che un container che trasportava i giocattoli era effettivamente finito in mare.

Dopo essere venuto a sapere della storia dei Friendly Floatees Ebbesmeyer cercò di ricostruire anche il loro percorso nell’oceano e, dato che non tutti i 28.800 animali di plastica erano stati ritrovati, anche di calcolare dove potessero essere quelli mancanti. Per farlo però Ebbesmeyer aveva bisogno di sapere le coordinate in cui il container dei Friendly Floatees era caduto in mare. Con le Nike non ci era riuscito perché la compagnia di spedizioni a cui apparteneva la nave che li trasportava temeva che avrebbero potuto essere usate in un processo, ma con i giocattoli galleggianti fu più fortunato: dopo un anno di ricerche riuscì a parlare con il capitano della Ever Laurel, che gli fece leggere il diario di bordo in cui erano registrate le coordinate dell’incidente.

Così Ebbesmeyer e Ingraham riuscirono a capire che probabilmente alcuni Friendly Floatees erano finiti nel grande ammasso di spazzatura galleggiante che si trova nel Pacifico e copre una superficie più grande di quella della Francia. Studiando la reazione dei Friendly Floatees alle basse temperature, Ebbesmeyer ipotizzò anche che alcuni di loro potevano essere arrivati dal Pacifico settentrionale all’Atlantico settentrionale, passando per il mar glaciale Artico: ne ebbe la conferma nel 2003, quando alcune persone trovarono una paperella di Friendly Floatees su una spiaggia di Kennebunk Harbor, nel Maine, uno stato sulla costa orientale degli Stati Uniti.

Della storia delle paperelle, che oggi non sono più in commercio, se ne era parlato molto anche prima dell’articolo di Hohn. Tra il 1993, quando i primi giocattoli furono ritrovati su alcune spiagge del Pacifico, e gli anni successivi, durante i quali Ebbesmeyer e Ingraham usarono le coordinate dei ritrovamenti per analizzare le correnti oceaniche, giornali di tutto il mondo raccontarono la storia, di volta in volta confondendo i dettagli. Per questo quasi tutti conoscono la storia delle paperelle, ma non sanno che insieme a loro c’erano anche i castorini, le tartarughine e i ranocchietti; un altro dettaglio cambiato nelle successive versioni della storia è che le paperelle erano di plastica e non di gomma, come è più facile leggere in giro. Nel corso del tempo la storia è diventata così famosa da ispirare, tra le altre cose, un libro per bambini, Dieci paperelle in alto mare di Eric Carle, la pubblicità di un’automobile Seat, e una storia su un numero di Topolino. Il libro di Hohn tratto dall’articolo è diventato un bestseller negli Stati Uniti.

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