Le compensazioni negli Stati Uniti per lo scandalo Volkswagen

L'accordo raggiunto a giugno tra la casa automobilistica tedesca, i suoi clienti e il governo americano è stato approvato: dovrà pagare in tutto 14,7 miliardi di dollari

(Sean Gallup/Getty Images)

Martedì 25 ottobre un tribunale statunitense ha approvato l’accordo da 14,7 miliardi di dollari proposto da Volkswagen lo scorso giugno per chiudere i contenziosi legati ai suoi motori diesel truccati. L’accordo era arrivato dopo lo scandalo del settembre 2015 che aveva rivelato la produzione da parte di Volkswagen di motori diesel truccati per risultare meno inquinanti, e che aveva interessato milioni di automobili vendute dall’azienda in buona parte del mondo. Era stato il risultato di una lunga trattativa tra Volkswagen, il Dipartimento di Giustizia americano, l’agenzia federale statunitense per la protezione ambientale (EPA) e i rappresentanti legali dei clienti della casa automobilistica. È uno dei patteggiamenti societari più onerosi di sempre nella storia degli Stati Uniti, anche se non il più costoso: nel 1998 i produttori di sigarette patteggiarono negli Stati Uniti per 246 miliardi di dollari, mentre British Petroleum pagò 53 miliardi di dollari in seguito alla perdita dalla sua piattaforma nel golfo del Messico nel 2010.

L’accordo prevede che Volkswagen spenda fino a 10 miliardi di dollari per ricomprare dai clienti le auto interessate dallo scandalo, e che ne investa altri 4,7 miliardi per iniziative legate alla riduzione delle emissioni: 2,7 miliardi per un fondo gestito dall’EPA di bonifica ambientale per compensare gli effetti dell’inquinamento, e altri 2 miliardi nei prossimi 10 anni per promuovere l’uso di veicoli a zero emissioni negli Stati Uniti. Volkswagen ripagherà interamente – ai prezzi del settembre 2015 – le auto con i motori truccati ai suoi clienti, oppure proporrà una riparazione (ma questa soluzione deve ancora essere approvata formalmente). Ai clienti sarà offerta anche una compensazione tra i 5mila e i 10mila dollari. Le auto con i motori diesel da 2 litri “non idonei”, cioè con emissioni 40 volte superiori a quelle consentite dalla legge, sono negli Stati Uniti circa 475 mila (460.000 Volkswagen e 15.000 Audi). Volkswagen ha detto che comincerà con le compensazioni a metà novembre. Finora Volkswagen si è impegnata per i risarcimenti e le multe legate allo scandalo del 2015 per un totale di 16,6 miliardi di dollari, ma ha in corso ancora molti contenziosi.

Il giudice che l’ha approvato si chiama Charles Breyer, della Corte distrettuale di San Francisco, che ha detto che «dato il rischio di un prolungarsi del contenzioso, il patteggiamento immediato su questa materia è di gran lunga preferibile. (…) La priorità era togliere le auto dalla strada il prima possibile». Breyer ha respinto le critiche di alcuni proprietari delle auto, secondo cui le compensazioni economiche non erano sufficienti. Hinrich Woebcken, presidente e CEO di Volkswagen America, aveva definito l’accordo raggiunto a giugno «un traguardo importante nella nostra missione per mettere le cose a posto negli Stati Uniti».

Lo scandalo dei motori truccati per ridurre i livelli di emissioni inquinanti in fase di test è iniziato il 18 settembre del 2015, quando l’EPA accusò Volkswagen di aver barato nei test e di aver venduto negli Stati Uniti migliaia di auto che di fatto inquinavano più di quanto permesso. Dopo la formalizzazione delle accuse, Volkswagen aveva ammesso di aver installato su molte sue auto un particolare software che riusciva a ingannare i test sulle emissioni inquinanti. Il software era in grado di attivarsi durante i test e ridurre momentaneamente le emissioni per non risultare fuori norma. Una volta in strada, le emissioni nocive erano fino a 40 volte quelle consentite dalla legge. Lo scandalo aveva portato alla fine di settembre alle dimissioni di Martin Winterkorn da CEO di Volkswagen e alla nomina di Matthias Müller – allora amministratore delegato di Porsche – al suo posto.

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