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  • lunedì 24 ottobre 2016

Il parlamento del Venezuela contro Maduro

I deputati hanno accusato il presidente di aver fatto un colpo di stato, impedendo l'organizzazione di un referendum contro di lui

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Un deputato venezuelano tiene in mano un foglio su cui si legge "Maduro dittatore" in parlamento, a Caracas, il 23 ottobre 2016 (FEDERICO PARRA/AFP/Getty Images)

Il 23 ottobre il parlamento del Venezuela, in cui la maggioranza è controllata dall’opposizione, ha accusato il presidente Nicolás Maduro del Partito Socialista Unito del Venezuela di aver fatto un colpo di stato. I deputati si sono riuniti per una sessione speciale e Julio Borges, capo di Unità Nazionale, la coalizione di opposizione, ha detto che Maduro ha violato la legge impedendo ai cittadini di andare a votare. Nei mesi scorsi le opposizioni avevano raccolto le firme necessarie per avviare le pratiche per la richiesta di un referendum sul capo dello stato, ma la commissione elettorale ha sospeso l’organizzazione del referendum: così facendo ha di fatto escluso la possibilità che in Venezuela ci possano essere elezioni prima della naturale scadenza della legislatura nel 2019, dato che la legge prevede che negli ultimi due anni di mandato non si possa far cadere il governo anche in caso di approvazione di un referendum contro il presidente.

Durante la sessione parlamentare un centinaio di sostenitori di Maduro e del governo sono entrati in aula e hanno temporaneamente interrotto i deputati. Secondo alcuni deputati, prima di essere respinti dal personale di sicurezza i sostenitori di Maduro hanno ferito due persone alla testa. La commissione elettorale e il Partito Socialista sostengono che alcune firme raccolte dai partiti di opposizione per chiedere il referendum (200mila in tutto, l’1 per cento degli aventi diritto al voto) siano false, e che i partiti di opposizione vogliano organizzare un colpo di stato per impossessarsi delle risorse petrolifere del paese, completamente nazionalizzate dall’ex presidente Hugo Chávez, predecessore di Maduro morto nel 2013.

Per Unità Nazionale invece Maduro ha infranto la legge non permettendo alle persone di votare. I partiti di opposizione al governo hanno redatto un documento in cui dicono che quello di Maduro sia un colpo di stato e chiedono alla comunità internazionale di aiutarli a garantire i diritti dei cittadini venezuelani. Nello stesso documento, pubblicato su Twitter da Julio Borges, le opposizioni dicono anche, tra le altre cose, di voler denunciare i giudici della Commissione elettorale del Venezuela alla Corte penale internazionale e chiedono all’esercito di non obbedire agli ordini del governo se questi vanno contro ai principi della Costituzione o ai diritti fondamentali dei cittadini.

Nel documento dei parlamentari si parla anche delle indagini che si stanno svolgendo a proposito della nazionalità di Maduro, nato da madre colombiana: in Venezuela il presidente non può avere doppia nazionalità. Secondo gli esperti comunque è difficile che le decisioni prese dai partiti di opposizione riescano a cambiare la situazione, perché anche se Unità Nazionale ha la maggioranza in parlamento, il governo e la Corte suprema ne hanno ridotto i poteri.

Henrique Capriles, che per due volte ha concorso alle elezioni presidenziali venendo sconfitto prima da Chávez (2012) e poi da Maduro (2013), ha invitato i cittadini venezuelani a partecipare a una manifestazione pacifica di protesta contro il governo organizzata per il 26 ottobre e diretta al palazzo di Miraflores, la sede del governo. Il 21 ottobre Capriles aveva reso noto un provvedimento giudiziario nei suoi confronti e di altri esponenti delle opposizioni, cui è stato vietato di lasciare il Venezuela nei prossimi giorni, senza dare molte altre spiegazioni.

In questo momento Maduro si trova in Arabia Saudita per discutere dei prezzi del petrolio con i rappresentanti degli altri paesi che lo producono, e ha risposto agli ultimi eventi accaduti in Venezuela con un video in cui ha detto che «la rivoluzione continuerà a vincere nonostante le costanti pretese della destra che sta cercando di impossessarsi del potere in modo incostituzionale».

I partiti di opposizione volevano organizzare il referendum perché ritengono Maduro responsabile della grave crisi economica in cui si trova il Venezuela, che dura ormai da due anni. Nel paese continuano a mancare cibo e medicinali, con milioni di famiglie in difficoltà e con i costi dei consumi sempre più alti a causa dell’inflazione fuori controllo. A causa dell’inflazione i prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati notevolmente: il costo mensile dei beni necessari per sfamare una famiglia di 5 persone ha raggiunto i 263mila bolivar ad agosto, un aumento del 658 per cento rispetto ad agosto 2015. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che nel 2016 l’inflazione nel paese sia stata del 475 per cento. Le cause della crisi economica sono molteplici, ma tra le principali c’è l’attuale prezzo molto basso del petrolio a livello globale: il Venezuela è uno dei principali esportatori petroliferi al mondo e fatica a ottenere dalle vendite ricavi sufficienti per mantenere i conti in ordine. Per questo Maduro si trova in Arabia Saudita: il suo obiettivo è convincere gli altri paesi produttori di petrolio ad alzare il prezzo al barile.

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