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  • domenica 16 ottobre 2016

Chi possiede le armi negli Stati Uniti

Secondo una nuova ricerca la percentuale di proprietari rispetto agli abitanti sta diminuendo, ma pochissimi di loro si dividono la metà delle armi in circolazione

(Scott Olson/Getty Images)

Secondo una nuova ricerca condotta dalle università di Harvard e Northeastern, negli Stati Uniti il 3 per cento degli adulti negli Stati Uniti possiede la metà di tutte le armi da fuoco in circolazione. Lo studio non è ancora stato pubblicato, ma un primo riassunto dei risultati è stato dato in esclusiva al Guardian e a The Trace, un’organizzazione no-profit impegnata a diffondere negli Stati Uniti la conoscenza dei rischi legati alle armi. Altri aspetti indagati dallo studio sono stati la distribuzione di armi nella popolazione – in base al genere, al reddito o all’etnia – la percezione del pericolo in chi le detiene e le motivazioni legate al loro possesso.

Si stima che oggi negli Stati Uniti ci siano 265 milioni di armi da fuoco possedute da privati, cioè in media più di un’arma a testa se si contano solo i cittadini adulti. Un dato significativo emerso dalla ricerca riguarda la distribuzione delle armi tra i possessori reali, che sono circa 55 milioni. Come ha raccontato al Guardian Phil Cookautore di una ricerca simile nel 1994, il nuovo studio non si è infatti limitato a chiedere ai circa 4.000 intervistati se possedessero o meno un’arma, ma ha chiesto anche quante ne possedessero.

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Secondo le stime degli studiosi, metà dei 55 milioni di persone che hanno un’arma ne possiede una o due. Tra i restanti, la ricerca ha individuato un gruppo di cosiddetti “grandi proprietari“, circa 7,7 milioni di persone (corrispondenti al 3 per cento degli adulti nel paese, il 14 per cento del totale dei proprietari) che si spartiscono 133 milioni di armi, quasi la metà di tutte le armi in circolazione negli Stati Uniti. I “grandi proprietari” possiedono tra le otto e le 140 armi a testa: alcuni sono collezionisti, altri sportivi, altri ancora credono sia utile accumulare armi in vista di una qualche catastrofe (e fanno lo stesso con acqua e cibo). La ricerca ha confrontato i risultati ottenuti con quelli dello studio di Cook: rispetto al 1994 il numero dei proprietari è cresciuto di 10 milioni, ma anche la popolazione è aumentata, con ritmi maggiori. Per questo si è osservato che, in proporzione, il numero di statunitensi che possiedono armi è diminuito, passando dal 25 al 22 per cento. A crescere in senso assoluto è stato il numero di armi in circolazione, che sono oggi il 38 per cento in più di 20 anni fa: per questo si è osservata la concentrazione di molte armi in poche mani di cui parla la ricerca.

L’americano detentore di armi tipico, secondo lo studio, è bianco, maschio, conservatore e non abita in città. Analizzando più nel dettaglio la distribuzione dei proprietari a seconda dei gruppi ai quali appartengono si notano aspetti interessanti. Rispetto al reddito, per esempio, la distribuzione è uniforme in coloro che guadagnano tra i 25 mila e i 100 mila dollari annui, mentre diminuisce in chi guadagna meno (chi è più povero, quindi, ha in media meno armi). Una distribuzione meno omogenea si ha invece se si considerano parametri come l’orientamento politico e l’etnia. Il 30 per cento dei conservatori dice di possedere armi, in confronto al 19 per cento dei moderati e al 14 dei progressisti. La variabile che si correla più fortemente con la proprietà di un’arma da fuoco resta l’aver fatto il servizio militare: il 44 per cento dei reduci dice di possedere un’arma.

Si trovano anche disparità di ordine etnico: il 25 per cento degli statunitensi bianchi o di etnia mista dice di possedere un’arma, contro il 16 per cento degli ispanici e il 14 degli afroamericani. La ricerca ha anche individuato molte differenze tra chi possiede solo un’arma rispetto a chi ne ha molte. Nel primo gruppo rientrano quasi tutti i proprietari di pistole – quindi non di fucili o fucili d’assalto, per esempio – ed è qui che si colloca la maggioranza delle donne proprietarie, passate dal 9 al 12 per cento negli ultimi 20 anni. 

I ricercatori non hanno dato grosso peso a questa crescita, che negli anni ha subito molte oscillazioni. Rispetto agli uomini, le donne sono in media più favorevoli a una maggiore regolamentazione del possesso di armi ed è proprio a loro, alle madri in particolare, che si rivolgono le campagne di sensibilizzazione. All’inizio del 2016, Everytown for Gun Safety, il più grande gruppo che lavora per il controllo delle armi, ha lanciato una campagna per spiegare alle donne single la necessità di una nuova legge sulla regolamentazione delle armi. Anche una ricerca condotta dall’NRA (la National Rifle Association, importantissima organizzazione e lobby politica che negli Stati Uniti difende i detentori di armi da fuoco) ha confermato la crescita del numero di donne proprietarie e ha dato molto risalto a questo fatto, segno che il divario di genere tra i possessori di armi si sta colmando. Inoltre, dice Catherine Mortensen, portavoce dell’NRA, il numero di donne che frequenta un corso base di pistola presso le sedi dell’NRA è praticamente raddoppiato dal 2011 al 2014.

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Lo studio di Harvard e Northeastern non ha riscontrato alcun collegamento tra il tasso di violenza e il numero di armi in circolazione: il primo è diminuito rispetto al 1994, mentre il secondo è cresciuto. Secondo Deborah Azrael, ricercatrice dell’Harvard School e tra i principali autori dello studio, l’incremento osservato nel numero di armi in circolazione è dovuto a un crescente senso di paura dei cittadini. Questa percezione, che non trova riscontro nei dati sui reati, viene confermata dalle motivazioni di chi possiede un’arma: proteggere se stessi e i propri cari è stata la risposta che ha dato il 63 per cento delle persone intervistate per lo studio.

I risultati completi della ricerca verranno pubblicati nell’autunno del 2017 dalla Russell Sage Foundation, dopo un’ulteriore fase di controllo e revisione da parte di ricercatori non coinvolti nello studio. Nel frattempo, questi primi dati sono già stati criticati da alcuni sostenitori dei diritti dei proprietari di armi. Secondo altre ricerche, dicono, il numero di possessori di armi sarebbe maggiore rispetto a quello rilevato dal nuovo studio, e smentirebbe quindi la conclusione secondo la quale negli ultimi anni ci sarebbero sempre meno statunitensi che acquistano armi. Altri, come la NRA, non hanno voluto commentare i primi risultati pubblicati, o ne hanno sminuito la portata. Gary Kleck, criminologo e professore alla Florida State University, ha detto che non c’è nulla di nuovo nel dire che un numero piccolo di proprietari detiene il maggior parte delle armi, poiché, dice, «succede probabilmente con qualunque cerchia di grandi consumatori di un bene». Il fatto che un numero piccolo di persone possegga un numero così grande di prodotti di un certo tipo non è un fenomeno ristretto al campo delle armi: è comune, dicono gli esperti di marketing, che l’80% delle vendite di un prodotto sia dovuto a un 20% di consumatori più affezionati.

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