Elena Ferrante è Anita Raja?

È una traduttrice di tedesco, e l'ipotesi circola da tempo: un'inchiesta di Claudio Gatti pubblicata dal Sole 24 Ore dice però di avere nuove prove

Anita Raja nel 2015, durante una lezione sulla traduzione (Domenico Cannalire, NYU Florence)

Elena Ferrante e il suo vero nome sono gli obiettivi di un’inchiesta del giornalista Claudio Gatti pubblicata domenica sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore, oltre che sul quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, sul sito di informazione francese Mediapart e su quello della New York Review of Books: per dimostrare che la persona che ha scritto i romanzi della quadrilogia L’amica geniale con il nome Elena Ferrante sarebbe la traduttrice Anita Raja. Raja ha lavorato più volte con la casa editrice Edizioni E/O, editore italiano dei romanzi di Ferrante, ed è sposata con lo scrittore Domenico Starnone. Non è la prima volta che qualcuno sostiene che Raja sia Ferrante, ma Gatti dice di avere trovato delle prove in alcuni documenti finanziari e relativi a contratti immobiliari. Per trovare questi documenti e realizzare la sua inchiesta, Gatti ha impiegato mesi.

Elena Ferrante è lo pseudonimo di una scrittrice o di uno scrittore italiani di cui non si conosce la vera identità: è dal 1992, quando fu pubblicato il suo primo romanzo, L’amore molesto, che in Italia si fanno speculazioni sulla reale identità dell’autore o dell’autrice. L’interesse per la questione è notevolmente cresciuto dopo che L’amica geniale e i tre romanzi che sono seguiti – Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta – hanno avuto un grande successo a livello internazionale, negli Stati Uniti in particolare, dal 2014 in poi. L’ultima volta che si era parlato dell’identità di Ferrante era stato lo scorso marzo, quando lo scrittore e dantista Marco Santagata aveva sostento su La Lettura, il supplemento culturale del Corriere della Sera, che dietro il nome Elena Ferrante ci fosse Marcella Marmo, professoressa di Storia contemporanea all’università di Napoli Federico II. Il nome di Raja era già stato fatto in precedenza, così come quello dello stesso Domenico Starnone, del critico Goffredo Fofi, e dei fondatori di E/O Sandro Ferri e Sandra Ozzola.

Ferrante ha sempre voluto che la sua identità non fosse rivelata, e Sandro Ferri ha detto a Gatti: «Noi siamo abbastanza seccati da questa violazione della privacy, nostra e di Ferrante, e se l’articolo è in quella direzione, le dico che mi dispiace ma noi non possiamo collaborare». Nonostante questo Gatti ha continuato la sua inchiesta perché pensa che «la scrittrice ha però compromesso il diritto che ha sempre sostenuto di avere (e che comunque solo parte del vasto mondo dei lettori e dei critici le hanno riconosciuto): quello di scomparire dietro ai suoi testi e lasciare che essi vivessero e si diffondessero senza autore. Anzi, si può dire che abbia lanciato una sorta di guanto di sfida a critici e giornalisti». Il riferimento è a La frantumaglia, un libro che raccoglie interviste sulla sua identità e la sua attività di scrittrice.

Chi è Anita Raja e perché dovrebbe essere Elena Ferrante

Raja vive a Roma e non assomiglia alla figlia di una sarta napoletana descritta da Ferrante in La frantumaglia. Raja è figlia di un magistrato napoletano, Renato Raja, e di Golda Frieda Petzenbaum, un’insegnante di tedesco ebrea nata in Germania ma di origine polacca, sopravvissuta all’Olocausto (la sua storia e quella della sua famiglia sono state raccontate nel dettaglio da Gatti in un altro articolo pubblicato oggi). Gatti spiega che a differenza della Elena Ferrante descritta in La frantumaglia, Raja non ha tre sorelle, ma solo un fratello minore, e anche se è nata a Napoli ha vissuto a Roma dai 3 anni in poi. Raja è traduttrice dal tedesco: per E/O ha tradotto ad esempio alcuni romanzi della scrittrice tedesca Christa Wolf, perché è specializzata negli autori provenienti dall’ex Germania Est. Per un breve periodo negli anni Novanta ha curato la Collana degli Azzurri della casa editrice, in cui è stato pubblicato L’amore molesto.

La responsabile dell’ufficio stampa di E/O ha detto a Gatti che Raja non è mai stata dipendente dell’azienda, ma solo consulente, e secondo il giornalista questo non spiega per quale ragione i pagamenti fatti da E/O a Raja siano molto aumentati negli ultimi anni. Gatti ha anche scoperto che nel 2000 – quindi dopo che nel 1995 da L’amore molesto fu tratto l’omonimo film girato da Mario Martone – Raja acquistò a suo nome un appartamento di sette stanze a Villa Torlonia, un quartiere molto costoso di Roma, e che l’anno successivo comprò invece una piccola casa di campagna in Toscana. Ma è stato soprattutto dopo il successo internazionale dei romanzi di Ferrante – pubblicati in più di 40 paesi, e che hanno venduto circa un milione di copie in Italia e 2,6 milioni sul mercato in lingua inglese – che Raja ha cominciato a ricevere compensi giustificabili solo da un legame con i romanzi di Ferrante, secondo Gatti.

Gatti ha ottenuto informazioni sui compensi che Raja avrebbe ottenuto da E/O da una fonte anonima: secondo questa fonte nel 2014 Raja sarebbe stata pagata il 50 per cento in più rispetto all’anno precedente, e nel 2015 il 150 per cento in più rispetto al 2014. Secondo Gatti nessun altro dipendente o collaboratore della casa editrice ha ricevuto un tale aumento dei propri compensi negli ultimi anni e il lavoro di traduttrice, notoriamente pagato poco, non giustificherebbe i pagamenti a Raja. Starnone, che ha pubblicato dei libri con altre case editrici, non ha ricevuto nulla. Gatti dice però che nel giugno del 2016 Starnone ha acquistato un appartamento di 227 metri quadrati a Roma, vicino a quello già comprato dalla moglie e il cui valore di mercato si aggira tra 1,2 e 2 milioni di euro.

Oltre a queste informazioni relative alle finanze private di Raja e Starnone, Gatti dice che ci sono altre prove del fatto che Raja sia Ferrante, legate ai nomi e allo stile dei libri di Ferrante. Secondo Gatti il fatto che Ferrante, cioè Raja, abbia scelto il nome Elena sia per il suo pseudonimo sia per la protagonista di L’amica geniale, sarebbe dovuto all’affetto per una zia, Elena Raja, sorella del padre Renato. Il nome Nino, scelto invece per il personaggio di cui è innamorata l’Elena di L’amica geniale, sarebbe un riferimento a Starnone, chiamato appunto Nino in famiglia. Il collegamento con la Scuola Normale di Pisa – che Elena, il personaggio, ha frequentato – dipende secondo Gatti dal fatto che Viola Starnone, figlia di Raja, è stata una studentessa dell’istituto.

L’ultima prova, secondo Gatti, riguarda invece Christa Wolf, la scrittrice tedesca tradotta più volte da Raja e che strinse con lei un rapporto di amicizia. Secondo l’italianista della New York University Rebecca Falkoff, spiega Gatti, nei romanzi di Ferrante e in quelli di Wolf ci sono temi comuni. Il fisico dell’Università La Sapienza di Roma Vittorio Loreto aveva in passato trovato delle somiglianze tra i romanzi di Ferrante e quelli di Starnone (e per questo ipotizzò che potesse essere lui, Elena Ferrante). Secondo Gatti, invece, questa somiglianza potrebbe dipendere dall’influenza dell’opera di Wolf su Starnone, simile a quella avuta su Raja. Gatti ha contattato anche Jana Simon, nipote di Christa Wolf e giornalista tedesca: ha però risposto in maniera evasiva, e secondo Gatti questo sarebbe un’ulteriore prova.

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