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  • domenica 4 settembre 2016

La prima moschea gestita da donne della Danimarca

di Heba Habib – The Washington Post

Ha aperto a Copenhagen ed è una delle poche al mondo che prova a sovvertire la tradizionale egemonia degli uomini

Alcune donne pregano durante il Ramadan nella moschea per sole donne di Qinyang, nella provincia cinese dell'Henan, il 22 luglio 2014 (Kevin Frayer/Getty Images)

La settimana scorsa una piccola moschea di Copenhagen, la capitale della Danimarca, ha fatto dirigere per la prima volta a una donna la preghiera del venerdì. Tradizionalmente le preghiere del venerdì sono riservate e guidate da uomini, mentre le donne sono incoraggiate a pregare a casa. Alcune moschee hanno sezioni per donne, ma sono aree che tendono a essere affollate e accessibili solo da un ingresso secondario o sul retro. La moschea Mariam di Copenhagen – una delle poche al mondo a essere gestita da donne – sta cercando di cambiare questa tendenza riservando la preghiera del venerdì alle donne e, in generale, mantenendo la moschea come uno spazio per donne. La moschea era stata aperta in modo informale per le cerimonie già a febbraio, ma ha avuto bisogno di reclutare altre imam prima dell’apertura ufficiale di venerdì.

La preghiera è stata diretta da Sherin Khankan, la fondatrice della moschea, che ha intonato la chiamata alla preghiera, l’adhān. Saliha Marie Fetteh ha pronunciato il sermone – il khutbah – che ha parlato di «donne e Islam nel mondo moderno», e circa 70 donne di diversi credi religiosi hanno partecipato al servizio in segno di solidarietà. Ozlem Cekic, una politica danese che era tra le partecipanti, ha lodato l’iniziativa sulla sua pagina Facebook: «L’imam Fetteh ha detto che “se le donne possono guidare autobus, costruire palazzi e combattere l’ISIS, allora possono anche essere imam”. Non potrei essere più d’accordo». A Khankan, che ha 41 anni ed è figlia di padre siriano e madre finlandese, l’idea di creare la moschea Mariam venne 15 anni fa, «per attirare una nuova generazione di donne musulmane che avevano la sensazione di non avere un posto nelle moschee tradizionali». Il progetto, però, fu ritardato per il clima anti-islamico che si era diffuso nel mondo occidentale dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, e Khankan si ritrovò a passare la maggior parte del suo tempo a difendere l’Islam. Ma dopo avere superato gli ostacoli ed essere «ripartita completamente da zero», ora la moschea è ufficialmente aperta e si è unita a quella che Khankan chiama «una nuova comunità globale».

La moschea gestita da donne più vecchia del mondo si trova in Cina ed esiste dal 1820 circa, mentre il Sudafrica ne ha aperta una nel 1995. Amina Wadud, una famosa studiosa femminista musulmana, ha diretto le preghiere a Oxford nel 2008 e l’anno scorso a Los Angeles ha aperto la Women’s Mosque of America. La moschea Mariam ha anche ospitato cinque matrimoni, tra cui alcune cerimonie interreligiose. Al Washington Post Khankan ha raccontato che alla moschea le preghiere del venerdì si terranno mensilmente finché non sarà riuscita a reclutare abbastanza imam donne per guidare le preghiere ogni venerdì. A settembre aprirà un’accademia islamica per formare le aspiranti imam e per insegnare la religione ad altre persone. «La nostra moschea si ispira a molte cose e una di queste è il movimento femminista islamico degli anni Settanta. Non vogliamo delegittimare altre mosche, ma creare una nuova comunità. Quello che stiamo facendo non è una cosa controversa, ma si basa sulla consapevolezza che anche Aisha, moglie del Profeta, guidava le donne nella preghiera».

La moschea ha ricevuto ampio sostegno, ha raccontato Khankan, ma è stata anche criticata dai membri più conservatori della comunità islamica. L’imam Waseem Hussein, che è a capo di una delle più grandi moschee di Copenhagen, ha messo in discussione il progetto. «Dovremmo fare anche una moschea per soli uomini? La popolazione danese protesterebbe di sicuro», ha detto Hussein al giornale danese Politiken. In risposta alle critiche, Khankan ha detto: «Quando si sfidano le strutture patriarcali bisogna fare sempre i conti con gli oppositori. Non ascolterò quelli che criticano sempre e comunque».

© 2016 – The Washington Post

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