Debbie Wasserman Schultz

Si è dimessa il capo del Partito Democratico americano

Alla vigilia della convention, dopo che Wikileaks ha rivelato le intenzioni del partito di favorire Hillary Clinton contro Bernie Sanders durante le primarie

Debbie Wasserman Schultz
Debbie Wasserman Schultz duramte un comizio a un evento elettorale a Miami, sabato (AP Photo/Mary Altaffer)

Alla vigilia della convention del Partito Democratico che si apre oggi a Philadelphia e che nominerà ufficialmente Hillary Clinton come propria candidata alla presidenza degli Stati Uniti, si è dimessa Debbie Wasserman Schultz, presidente del partito. Per una storia che all’improvviso è entrata nel corso previsto di queste giornate tra la fine della convention Repubblicana a Cleveland e l’inizio di quella Democratica, una storia di documenti e email trafugate dagli archivi del partito che dimostrano una aperta avversità dei suoi responsabili nei confronti del candidato Bernie Sanders durante le primarie in cui Sanders è stato battuto da Clinton.

Le email – decine di migliaia – sono state pubblicate domenica da Wikileaks, l’organizzazione fondata da Julian Assange che altre volte in passato ha diffuso grandi quantità di documenti riservati provenienti da istituzioni mondiali diverse, generando conseguenze politiche e giornalistiche molto estese e rilevanti. Provengono con tutta probabilità da ciò che era stato sottratto ai computer del Partito Democratico in un attacco di hacker denunciato lo scorso giugno. La storia è complicata ulteriormente dal fatto che gli hacker ritenuti responsabili sono russi e secondo alcune accuse legati al governo russo. Lunedì 25 luglio il Comitato Nazionale Democratico si è scusato ufficialmente con Bernie Sanders, i suoi sostenitori e tutto il partito per «le osservazioni imperdonabili» contenute nelle email.

La questione Sanders
Bernie Sanders, battuto durante le primarie da Hillary Clinton con la quale la competizione era diventata a momenti molto bellicosa e aggressiva, aveva più volte accusato il Partito Democratico – che cura l’organizzazione delle primarie attraverso il suo organo principale, il Comitato Nazionale Democratico – di non essere neutrale e di favorire Clinton, falsificando la gara. Ora i documenti diffusi da Wikileaks mostrano che alcuni funzionari del Comitato si scrivevano sulle loro email ufficiali dei messaggi diffusamente critici nei confronti di Sanders, prendendolo in giro e auspicando una sua sconfitta o progettando modi di ottenerla, per esempio suggerendo di incentivare i mezzi di informazione a scrivere sulle difficoltà della sua campagna o ad accusarlo del suo essere ateo. Niente che mostri scorrettezze concrete nei processi di gestione del voto, per ora, o che possa averlo influenzato, ma le email indicano che le proteste di Sanders sull’assenza di imparzialità degli arbitri erano giustificate. Dopo poche ore dalla pubblicazione il presidente del partito Debby Wasserman Schultz (figura politica poco nota pubblicamente, deputata della Florida e una sorta di alto funzionario, stante il ruolo soprattutto elettorale del partito) si è dimessa. Wasserman Schultz era stata frequentemente contestata dalla campagna Sanders che in più occasioni aveva chiesto le sue dimissioni ritenendola di parte. Sanders ha detto sabato di ritenere le dimissioni una scelta giusta.

La questione Russia
Ma la pubblicazione ha generato anche un’altra serie di reazioni e accuse che invece riguardano Donald Trump, che alcuni sostenitori di Clinton ritengono sensibilmente coinvolto nelle dinamiche della pubblicazione delle email, in nome dei suoi cospicui rapporti economici e diplomatici con aziende e imprenditori russi e delle sue ripetutamente esibite benevolenze nei confronti del governo di Vladimir Putin, benevolenze a loro volta messe in relazione con i suoi interessi economici russi. E questi fattori – già tema di crescenti indagini giornalistiche nei giorni passati – ora sono pesantemente associati alle responsabilità russe nella divulgazione dei documenti che stanno rialimentando una grossa polemica interna al Partito Democratico. Proprio domenica, tra l’altro, Trump aveva pubblicato una serie di goffi tweet per blandire Bernie Sanders e aizzare lui e i suoi elettori contro Hillary Clinton.

Il cambio di corso
La rivelazione delle email da parte di Wikileaks e le dimissioni di Wasserman Schultz si sono succedute rapidamente nella giornata di domenica e hanno scombinato il percorso che gli eventi e la comunicazione sembrava dovessero avere in questi giorni, con l’apertura della convention di Philadelphia dedicata a ribattere alla nomination di Trump e al suo discorso della settimana passata a Cleveland, dove si è chiusa venerdì la convention Repubblicana. Gli approcci sembravano già stabiliti, con al centro la presentazione del nuovo candidato alla vicepresidenza scelto da Clinton, Tim Kaine, e il progetto di contrapporre alla predica allarmista e terroristica di Trump sulla sicurezza degli americani e degli Stati Uniti un messaggio più costruttivo, motivatore, capace di costruire entusiasmo e coinvolgimento sul futuro (“Siamo meglio di così”, dice il video della campagna Clinton dedicato alla convention Repubblicana). E in più la notizia dell’intervento dell’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, indipendente a suo tempo eletto col Partito Repubblicano ma molto critico nei confronti di Trump, a sostenere Hillary Clinton durante la convention.

Adesso però, con i sostenitori di Bernie Sanders ancora agguerriti e che già erano pronti a manifestazioni e proteste fuori dalla convention, le tensioni interne guadagnano un nuovo ruolo e complicano le cose: ed è probabile che sarà sul fronte russo che si concentreranno le risposte della campagna Clinton. Le dimissioni di Wasserman Schultz sono sembrate una scelta inevitabile per evitare che il suo previsto discorso alla convention – ora annullato – venisse contestato e fischiato dai delegati a favore di Sanders, complicando platealmente l’intenzione di mostrare un partito unito dopo le tensioni viste a Cleveland all’interno del Partito Repubblicano. Nella prima giornata, oggi, sono attesi i discorsi di Michelle Obama e di Bernie Sanders.

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