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  • lunedì 18 luglio 2016

Le indagini sulla strage di Nizza

Sono state fermate 6 persone legate all'attentatore, di cui sono stati trovati foto e messaggi dei giorni precedenti l'attacco

Un soldato francese sulla Promenade des Anglais di Nizza (Andreas Gebert/picture-alliance/dpa/AP Images)

A Nizza sono in corso le indagini per chiarire come la strage sia stata organizzata, se l’autista del camion, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, che è stato ucciso durante l’attentato, avesse complici e se avesse effettivamente qualche legame con lo Stato Islamico, che ha rivendicato l’attentato sabato. Ieri, domenica 17 luglio, è stata riaperta la Promenade des Anglais di Nizza, la passeggiata sul lungomare della città dove giovedì 14 luglio un uomo ha investito la folla, che stava festeggiando il giorno della presa della Bastiglia, uccidendo 84 persone e ferendone almeno 200.

Nella serata di oggi, il ministero degli Esteri ha confermato con un breve comunicato che nella strage di Nizza è morto almeno un cittadino italiano:

La Farnesina informa che la polizia giudiziaria francese ha formalizzato l’avvenuto riconoscimento del nostro concittadino Mario Casati tra le vittime della strage dei Nizza. La famiglia del connazionale è stata informata dalla polizia francese alla presenza di funzionari del nostro Consolato e dell’Unità di Crisi italiana che la assisteva.
Continua l’attività di identificazione delle vittime, tra le quali risulta anche un cittadino Italo-americano.

Indagini
Le persone in stato di fermo (garde à vue) sono sei. Due persone – un uomo e una donna che secondo diversi giornali francesi sono di origini albanesi – sono state arrestate domenica a Nizza e farebbero parte della cerchia di Mohamed Lahouaiej Bouhlel: sono sospettate di avergli fornito assistenza logistica. Una terza persona è stata arrestata nel pomeriggio di domenica. Quattro altri uomini erano già stati fermati nei giorni scorsi, uno venerdì e tre sabato mattina. Uno di loro, però, scrive Le Figaro, sarebbe stato rilasciato nella notte tra domenica e lunedì. Secondo alcune fonti citate sempre da Le Figaro, tre persone che si trovano ancora in stato di fermo hanno lasciato domenica sera Nizza e sono state trasferite alla sede dell’anti-terrorismo di Levallois-Perret, a nord-ovest di Parigi. Per i casi legati al terrorismo la custodia in stato di fermo, quindi prima della convalida di un giudice, può raggiungere in Francia le 96 ore, 48 ore in più rispetto alla durata di un fermo ordinario di polizia .

La moglie di Bouhlel è stata invece rilasciata domenica mattina. Il suo avvocato, Jean-Yves Garino, ha detto che stava divorziando dal marito, con il quale aveva avuto tre figli, e che viveva in una situazione di completo isolamento. Era stata più volte picchiata da Bouhlel e aveva subìto abusi fisici e molestie.

Quello che è emerso dalle indagini è che Mohamed Lahouaiej-Bouhlel aveva preparato la strage del 14 luglio diversi giorni prima e che aveva fatto due sopralluoghi con il camion sulla Promenade des Anglais: il 12 e il 13 luglio. Il camion, secondo diversi giornali francesi, era stato affittato da Bouhlel il 4 luglio a Saint-Laurent-du-Var e era stato ritirato l’11 luglio. Inoltre, secondo le notizie citate da diversi giornali oggi, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel avrebbe inviato un messaggio dal suo telefonino alle 22.27 del 14 luglio vale a dire, pochi minuti prima dell’attacco. Il destinatario sarebbe tra le persone attualmente in custodia. Sul contenuto di questo messaggio non ci sono notizie certe: AFP dice che Bouhlel esprimeva la sua soddisfazione «per aver ottenuto una pistola calibro 7,65 millimetri», Le Figaro dice invece che nel testo «chiedeva altre armi». Si parla anche del fatto che Bouhlel avrebbe scattato alcune sue foto al volante del camion e davanti al mezzo nei giorni precedenti alla strage e che le avrebbe inviate a più destinatari, fra cui suo fratello in Tunisia.

Lunedì pomeriggio François Molins ha detto che Bouhlel aveva manifestato recentemente un interesse per l’islamismo radicale, e che si era fatto crescere la barba per motivi religiosi. Molins ha detto che Bouhlel «non capiva perché il Daesh [un altro nome per lo Stato Islamico, ndr] non potesse pretendere un territorio», e recentemente aveva fatto ricerche online su frasi del Corano, sulla strage di Orlando e su quella di Dallas. Molins ha comunque confermato quanto era emerso nei giorni scorsi, e cioè che Bouhlel conduceva una vita lontana dalle regole dell’Islam, consumando alcol, droghe e carne di maiale, e aveva «una vita sessuale sregolata».

E l’ISIS?
Dalle indagini, dalle perquisizioni e dalle testimonianze di chi lo conosceva, non è stato finora possibile stabilire con certezza alcun contatto tra Mohamed Lahouaiej Bouhlel – che soffriva di disturbi psicologici – e il movimento jihadista. Lo ha ribadito lunedì 18 luglio durante un’intervista il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve. È stato l’ISIS con un comunicato diffuso sabato da Amaq Agency, una specie di agenzia di news non ufficiale del gruppo, a dire che l’attentato è stato compiuto da un suo “soldato”. Bouhlel, secondo Amaq Agency, ha risposto all’appello diffuso dallo Stato Islamico di compiere attentati nei paesi della coalizione anti-ISIS con le risorse a propria disposizione.

(Chi è un terrorista e chi no?)

Non è stata però ancora trovata alcuna prova del coinvolgimento del gruppo nelle fasi di preparazione e organizzazione dell’attacco. Bernard Cazeneuve, ministro dell’Interno francese, ha detto che Bouhlel si è «radicalizzato molto velocemente», e ha ribadito che non era conosciuto all’intelligence francese, e che «non si era distinto, negli anni passati, né con le sue convinzioni né con le sue azioni, per un’adesione all’ideologia islamica radicale». Il suo caso, ha detto Cazeneuve, è un esempio dell’«estrema difficoltà della guerra contro il terrorismo», e ha definito l’attentato «di una tipologia nuova».

Il bilancio
Domenica 17 luglio la ministra della Salute Marisol Touraine ha detto che le persone ancora ricoverate in ospedale per le ferite riportate nell’attacco sono in tutto 85, sulle circa 300 che erano rimaste coinvolte: 49 sono ancora in condizioni critiche, 29 sono in terapia intensiva e 18 sono in pericolo di vita. Almeno dieci persone «della comunità russa di Nizza» sono state uccise o ferite nell’attacco, ha detto Touraine. Ha anche detto che tra i morti ci sono almeno 17 cittadini stranieri. Tredici morti sono ancora da identificare, ha detto Molins lunedì pomeriggio. I primi indennizzi provenienti dal Fondo di garanzia per le vittime di atti terroristici e di altri reati (FGTI), dovrebbero essere versati «alla fine della prossima settimana», ha annunciato sabato sera la responsabile del governo Juliette Méadel.

Lunedì nel tardo pomeriggio e poi a tarda sera la polizia giudiziaria francese ha formalizzato al ministero degli Affari Esteri il riconoscimento di cinque italiani morti nella strage, tre donne e due uomini: Mario Casati (90 anni), Carla Gaveglio (48), Maria Grazia Ascoli (79), Gianna Muset (68) e Angelo D’Agostino (71).

La situazione politica
Il governo francese e il primo ministro Manuel Valls hanno ricevuto diverse critiche dalle opposizioni dopo l’attacco di Nizza. Domenica sera Nicolas Sarkozy ha dichiarato che «Tutto quello che doveva essere fatto negli ultimi diciotto mesi non è stato fatto». Ha parlato di «guerra totale», ha parlato della necessità di aprire dei centri contro la radicalizzazione e di espellere le persone straniere segnalate con la “fiche S”. “Fiche S” è una delle 21 categorie con le quali in Francia possono essere schedate e monitorate le persone sospettate di aver commesso qualche reato o che rientrano in specifiche tipologie: “fiche M” è per i minori in fuga, “PJ” per i ricercati dalla polizia giudiziaria, “T” per i debitori del Tesoro, “V” per gli evasi, “S” per le persone sospettate di minacciare la sicurezza pubblica, la sicurezza dello stato o che si stanno radicalizzando all’islamismo, ma che non sono necessariamente già state condannate. Se dopo un anno una persona schedata non commette un reato o non ha comportamenti sospetti, la sua fiche viene eliminata.

Manuel Valls e Bernard Cazeneuve hanno risposto con una dichiarazione congiunta dicendo che «Nessun governo ha fatto finora così tanto nella lotta contro il terrorismo». Hanno poi richiamato la necessità, in questo particolare momento, all’unità nazionale. Un nuovo sondaggio realizzato dall’istituto IFOP mostra però che solo il 33 per cento dei francesi ha fiducia nel governo e nella sua capacità di intervenire contro terrorismo. Dopo gli attacchi del gennaio del 2015 alla redazione di Charlie Hebdo gli intervistati fiduciosi erano ancora il 51 per cento e erano rimasti più o meno stabili anche dopo gli attacchi del 13 novembre 2015 al teatro Bataclan di Parigi e allo Stade de France di Saint-Denis.

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