Cesare Battisti, il “traditore” che morì 100 anni fa

La storia del deputato del parlamento austriaco che decise di combattere contro l'Austria e per l'Italia durante la Prima guerra mondiale

Cesare Battisti con la divisa degli Alpini (FARABOLAFOTO 761554)

Cesare Battisti fu un giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano morto impiccato come traditore a Trento, dove era nato, il 12 luglio di 100 anni fa: in Italia è considerato un eroe nazionale e a lui sono dedicati monumenti, scuole, piazze e vie in tutto il paese.

Quando Cesare Battisti nacque, il 4 febbraio del 1875, Trento era ancora parte dell’Impero austro-ungarico. Si era anche già diffuso il movimento irredentista, che chiedeva che le regioni in cui si parlava la lingua italiana, come il Trentino, diventassero amministrativamente autonome dagli imperi di cui facevano parte e venissero annesse all’Italia. Battisti, dopo aver frequentato quello che oggi corrisponde al liceo classico, andò a Firenze e si iscrisse alla facoltà di Lettere, dove si laureò con una tesi in Geografia. Pubblicò alcune guide di Trento e cominciò a fare politica con i socialisti impegnandosi in diverse battaglie per migliorare le condizioni di vita degli operai, per rendere autonomo il Trentino dall’Austria e per aprire un’università italiana a Trento. Fondò e diresse anche alcune riviste: il giornale socialista Il Popolo (su cui scriveva anche Mussolini) e poi il settimanale illustrato Vita Trentina.

Nel 1911, convinto di poter ottenere dei risultati a favore dell’irredentismo continuando a combattere l’impero dall’interno, Battisti si fece eleggere deputato al Reichsrat, il parlamento di Vienna. L’11 agosto del 1914, dopo l’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo da parte di Gavrilo Princip, che si batteva per l’unificazione degli slavi della Serbia con quelli che abitavano nel sud dell’Impero austro-ungarico, e dopo l’inizio della guerra, Battisti si trasferì in Italia, a Milano, seguito qualche giorno dopo dalla moglie e dai tre figli.

Ebbe da subito su posizioni interventiste e tenne comizi nelle maggiori città italiane pubblicando anche diversi articoli a favore dell’entrata in guerra di quello che considerava il “suo” paese contro il paese che, come deputato, rappresentava. Nel maggio del 1915 l’Italia entrò effettivamente in guerra e Battisti si arruolò come volontario: entrò nel corpo degli Alpini, venne trasferito al passo del Tonale e successivamente, una volta promosso ufficiale, venne inviato sul Monte Baldo e sul Pasubio. Nel 1916 partecipò alla cosiddetta battaglia degli Altipiani, combattuta tra il 15 maggio e il 27 giugno sugli altipiani vicentini e conosciuta in tedesco come “Strafexpedition” (“spedizione punitiva”). Battisti venne fatto prigioniero con un altro irredentista, Fabio Filzi, e dopo essere stato riconosciuto fu incarcerato a Trento.

La mattina dell’11 luglio Battisti venne trasportato attraverso la città in catene sopra un carro, e insultato e malmenato come traditore, vigliacco e disertore. La mattina dopo, il 12 luglio 1916, fu portato con Fabio Filzi davanti al tribunale militare, che era stato istituito al Castello del Buonconsiglio: durante il processo non rinnegò mai quello che aveva fatto e anzi ribadì la propria fedeltà all’Italia. Respinse le accuse di tradimento e volle essere considerato un semplice soldato catturato in guerra. Secondo le trascrizioni del processo, disse:

«Ammetto di aver svolto, sia anteriormente che posteriormente allo scoppio della guerra con l’Italia, in tutti i modi la più intensa propaganda per la causa d’Italia e per l’annessione a quest’ultima dei territori italiani dell’Austria; ammetto d’essermi arruolato come volontario nell’esercito italiano, di esservi stato nominato sottotenente e tenente, di aver combattuto contro l’Austria e d’essere stato fatto prigioniero con le armi alla mano. In particolare ammetto di avere scritto e dato alle stampe tutti gli articoli di giornale e gli opuscoli inseriti negli atti di questo tribunale al N. 13 ed esibitimi, come pure di aver tenuto i discorsi di propaganda ivi menzionati. Rilievo che ho agito perseguendo il mio ideale politico che consisteva nell’indipendenza delle province italiane dell’Austria e nella loro unione al Regno d’Italia».

Fu condannato a morte e la condanna fu eseguita al castello. Gli furono negate la fucilazione e anche la divisa militare. Battisti fu impiccato: secondo alcune versioni dell’epoca, la prima volta il cappio si spezzò e l’esecuzione della condanna venne ripetuta con una nuova corda. Secondo altri non fu un caso che il cappio si spezzasse, ma era stato deciso allo scopo di farlo soffrire di più. Secondo la versione più accreditata dalla storiografia, Battisti morì gridando: «Viva Trento italiana! Viva l’Italia!».

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