Storia delle biblioteche mobili

Possono sembrare una moda di oggi ma esistono da metà dell'Ottocento: portavano i libri nelle zone rurali dove procurarseli era più difficile

Una biblioteca ambulante nel 1927 circa (Public Library of Cincinnati and Hamilton County)

A maggio la divisione indiana della grande casa editrice Penguin Random House ha introdotto una libreria mobile per raggiungere alcune zone dell’India dove trovare libri da leggere e comprare è particolarmente difficile. Il progetto si chiama “Penguin on Wheels” (cioè “Penguin su ruote”) ed è realizzato insieme a due librai, Satabdi Mishra e Akshaya Ravtaray, che da dicembre 2015 vendono libri nel nord dell’India utilizzando un camioncino, il Walking BookFairs. In giro per il mondo di librerie come Penguin on Wheels ce ne sono molte e l’idea non è nuova: le prime biblioteche mobili nacquero tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento per portare i libri a chi viveva nelle zone rurali.

Le prime biblioteche mobili

La prima biblioteca mobile di cui si ha notizia era attiva nel nord dell’Inghilterra, in particolare tra otto cittadine della Cumbria, nel 1857: era un carro trainato da cavalli e lo gestiva un commerciante e filantropo di nome George Moore. Negli Stati Uniti la prima biblioteca mobile girava la contea di Fairfax, in Virginia, dal 1890 fin dopo la Seconda guerra mondiale. Il numero di biblioteche mobili americane crebbe all’inizio del Novecento. Nel 1905 la biblioteca Washington County Free iniziò a portare i libri su un carro a chi abitava in zone isolate della contea di Washington, nel Maryland. Nel 1910 il carro fu distrutto da un treno in un incidente e nel 1912 fu sostituito da un veicolo a motore. Un’altra delle prime biblioteche mobili a motore fu quella della bibliotecaria Sarah Byrd Askew, che nel 1920 si mise a guidare una Ford T per portare i libri nella campagna del New Jersey.

Dopo la crisi economica del 1929 il governo americano finanziò le biblioteche mobili in Kentucky e nella regione montuosa degli Appalachi; tra il 1936 e il 1942 la maggior parte di queste biblioteche non era ancora motorizzata. Alla fine degli anni Trenta c’erano circa 60 biblioteche mobili negli Stati Uniti. Durante la Seconda guerra mondiale il loro numero diminuì e tornò a crescere negli anni Cinquanta.

C’è anche un romanzo del 1917 ispirato a queste biblioteche: Il parnaso ambulante dello scrittore e giornalista Christopher Morley, pubblicato in Italia da Sellerio. Racconta la storia di una donna che acquista una libreria ambulante e si mette a girare gli Stati Uniti. In Italia la prima biblioteca mobile, il “bibliobus”, fu introdotta dallo scrittore Luciano Bianciardi – autore, tra gli altri, di La vita agra – quand’era direttore della Biblioteca Chelliana di Grosseto, tra il 1951 e il 1954. Bianciardi raccontò così i motivi per cui la mise in piedi:

«Una parte assai larga dei 37.940 cittadini del comune rimaneva ancora estranea alla vita della biblioteca, specialmente nei ceti operai, artigiani e contadini. Questi potenziali lettori andavano cercati, avvicinati, educati […] con letture, presentazioni, recensioni. Ma non è tutto: restano i piccoli agglomerati rurali, le fattorie, le case coloniche. Ebbene, anche queste verranno raggiunte con un mezzo radicalmente nuovo, il bibliobus».

Le biblioteche e le librerie mobili di oggi

Biblioteche e librerie ambulanti sono diffuse ancora oggi, a volte in forme più moderne: in Spagna per esempio ce n’è una che utilizza più di 30 pullman. Può sembrare una moda o una nuova strategia per vendere di più, ma in alcune zone procurarsi i libri è davvero difficile per ragioni economiche o politiche. In Colombia, nel dipartimento di Magdalena, c’è una biblioteca per bambini che si sposta su due asini: si chiama Biblioburro (“burro” significa “asino” in spagnolo) ed è stata creata nel 1990 da un maestro di scuola elementare per ridurre l’abbandono scolastico.

In Basilicata c’è una biblioteca per bambini simile, che dal 1999 gira la provincia di Matera su un’Ape 500: si chiama Bibliomotocarro ed è stata creata da un ex insegnante di scuola elementare, Antonio La Cava. Il Bibliomotocarro ha circa 700 libri e collabora con una cinquantina di scuole.

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